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L’inchiesta. Green Hill, adesso scatta l’accusa di «animalicidio»

La Procura contesta: «Quei cani uccisi senza necessità». «Animalicidio». Si aggrava la posizione di Ghislaine Rondot, Roberto Bravi e Renzo Graziosi, rispettivamente legale rappresentante della Green Hill 2001, direttore dell’allevamento e veterinario responsabile del canile: dovranno anche rispondere del reato di uccisione di animali senza necessità.

Già indagati per il reato di maltrattamento di animali, ai tre la procura di Brescia ha deciso di contestare anche questo nuovo reato (articolo 544 bis), l’animalicidio, l’uccisione di animali. Il reato è punito con la reclusione da tre a diciotto mesi.

L’ipotesi era già stata ventilata, gli inquirenti avevano già pensato di contestare ai tre indagati anche questo reato, ma ora c’è stata l’iscrizione ufficiale.

Una nuova tegola per il rappresentante, il direttore e il veterinario chiamati a rispondere di quanto avvenuto nell’allevamento di Montichiari dal primo luglio del 2001 (anno di costituzione della società) al 18 luglio scorso, quando polizia e Finanza apposero i sigilli, poi aperti dal tribunale del riesame che aveva accolto la richiesta di dissequestro dell’allevamento presentata dai legali di Green Hill.

La contestazione viene da una certezza degli inquirenti: molti beagle allevati per la vivisezione sono stati deliberatamente soppressi perché non erano più idonei allo scopo.

Molti cuccioli, come verificato durante l’ispezione scattata con il sequestro probatorio disposto il 18 luglio dal procuratore aggiunto Sandro Raimondi e dal sostituto procuratore Ambrogio Cassiani, sono stati uccisi perché affetti da dermatite, un problema risolvibile con adeguate cure e alimentazione idonea, ma che ne pregiudicava l’utilizzo come cavie. Un comportamento che avvalora il sospetto degli inquirenti che i cani non fossero utilizzati esclusivamente per esperimenti nella ricerca scientifica, come sostenuto dall’azienda, ma anche nell’ambito della ricerca cosmetica.

Nelle celle frigorifere dell’allevamento di Montichiari sono stati trovati quasi un centinaio di beagle morti pronti per essere smaltiti. Per alcuni è stato chiaro – consultando le schede di registrazione dell’allevamento – il motivo del decesso, molte erano le morti naturali e fisiologiche, ma per altri casi i magistrati hanno disposto accertamenti all’Istituto zooprofilattico della Toscana. Gli approfondimenti non sono ancora stati completati, ma nei prossimi giorni i risultati del lavoro dei veterinari in servizio nell’istituto toscano potrebbero arrivare sul tavolo dei due magistrati bresciani. Così come le relazioni finali della guardia di Finanza, impegnata nelle perquisizioni, e degli uomini della Digos di Brescia, impegnati per capire se il giorno del sequestro ci sia stato un tentativo da parte della casa madre (l’americana Marshall) di modificare il contenuto del sistema informatico con accessi dagli Stati Uniti. C’è il sospetto – e la procura attende una eventuale conferma dal consulente informatico – che dagli Stati Uniti abbiano cercato di manomettere la documentazione.

La procura è ancora al lavoro anche per capire perché le ispezioni precedenti, che hanno portato a marzo all’archiviazione dell’inchiesta già aperta in precedenza dopo un esposto delle associazioni animaliste, non abbiano evidenziato alcuna delle anomalie balzate agli occhi degli investigatori durante il recente sequestro probatorio. Sulla questione è intervenuto anche il ministro della Giustizia Paola Severino. Il ministro ha chiesto alcune informazioni alla procura per una interrogazione parlamentare. Nel frattempo tutti i cuccioli di Green Hill sono stati affidati grazie al lavoro di Lav e Legambiente, che con il loro esposto hanno dato vita alla nuova inchiesta e sono stati nominati custodi durante l’affidamento. Le due associazioni hanno trovato casa a 2.115 cani, mentre nell’allevamento di Montichiari sono rimaste 59 fattrici che stanno per partorire nuovi cuccioli. I primi nati liberi.

Corriere.it – 22 agosto 2012

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