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L’incredibile storia del latte avariato con tanti complimenti al frodatore

C’è sempre qualcuno che si crede più scaltro degli altri. Questa è una storia italiana, tutta italiana, troppo italiana.

Renato Zampa, leader del Cospalat del Friuli Venezia Giulia, è stato arrestato. L’accusa lo vede implicato nel commercio di latte tossico. L’indagine è stata condotta dai Nas di Udine. Oltre a Zampa, sono stati eseguiti altri arresti domiciliari.

L’ipotesi di reato è pesante: associazione per delinquere finalizzata alla frode in commercio, adulterazione di sostanze alimentari e commercio di sostanze alimentari pericolose per la salute. Secondo gli accertamenti degli investigatori, coordinati dalla Procura di Udine, sarebbe stato messo in commercio volutamente latte contaminato da aflatossine, una muffa cancerogena che può avere effetti gravi sulla crescita dei bambini. In alcuni casi è stata certificata anche la presenza di antibiotici.

Quelli della Cospalat erano consapevoli di praticare una frode commerciale in piena regola. In un’intercettazione telefonica, l’amministratore di un caseificio del napoletano fa i complimenti a Renato Zampa, per avere aggirato i controlli: «Me lo dicevano che sei un grande uagliò!». Per il frodatore ci sono solo complimenti.

Renato Zampa era già salito agli onori delle cronache come uno dei leader della protesta contro gli accordi comunitari sulle «quote latte», un movimento che, alla pari di altre azioni sviluppatesi in diverse regioni italiane, aveva dato vita a clamorose rimostranze. Gli allevatori rivendicavano il diritto che il mercato del latte dovesse «appartenere a chi lavora e produce», lottavano per «poter controllare le future scelte in agricoltura», sbandieravano la «purezza» del latte italiano, trovando il forte appoggio della Lega Nord.

Oggi, quegli sforamenti ci costano una multa che si aggira sui quattro miliardi di euro, giusto i soldi che ci mancano per scongiurare l’aumento dell’Iva.

Una storia italiana: mentre tutto il mondo esalta il cibo made in Italy, da noi c’è sempre qualcuno che si crede più scaltro degli altri. La regola d’oro è: promettere secondo la nostra furbizia, mantenere secondo i nostri inganni. Per dire: un esercizio commerciale su tre continua a non emettere scontrini o ricevute fiscali.

Aldo Grasso – Corriere della Sera – 23 giugno 2013 

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