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Linee guida concorsi pubblici e direttiva fabbisogni, niente modello unico per Regioni, sanità ed enti locali. Per le Asl in vista modifiche sui vincoli di spesa

Regioni, sanità ed enti locali potranno evitare di aderire al Portale nazionale del reclutamento e al “modello unico” dei concorsi che la riforma della Pa ha messo in campo nel tentativo di cambiare modi e procedure del reclutamento nel pubblico impiego. E potranno decidere in base alla propria «autonomia organizzativa» come utilizzare le istruzioni per definire i «fabbisogni di personale», alla base dell’impianto che la stessa riforma ha indicato per superare le vecchie, e rigide, dotazioni organiche; il tutto con l’idea di concentrare le assunzioni sul personale impegnato nelle «funzioni fondamentali» dei vari enti, nei servizi ai cittadini e nello sviluppo digitale delle amministrazioni. 

I testi delle Linee guida sui concorsi pubblici e del decreto con le istruzioni sui fabbisogni di personale, nelle versioni finali rivedute e corrette per accogliere le condizioni poste dalle amministrazioni locali per dare il proprio via libera, vanno ora alla Corte dei conti (le Linee guida) e al ministero dell’Economia (il decreto sui fabbisogni) per gli ultimi passaggi. E nel loro testo finale mostrano che anche in fatto di assunzioni, come accaduto per molti capitoli della riforma Madia, quello attraverso l’intesa obbligata con Regioni ed enti locali è stato un passaggio tutt’altro che formale. 

La filosofia dei due provvedimenti è chiara. Alla vigilia di una gobba di pensionamenti che in quattro anni farà uscire dalla Pa almeno 500mila persone, la riforma ha provato a mettere ordine nei nuovi ingressi con tre ingredienti: una modifica delle prove di concorso, per introdurre prove pratiche come «la redazione di note, di pareri, di atti, di grafici, la soluzione di problemi di calcolo o progettazione» e verificare le «capacità» oltre alle conoscenze teoriche dei candidati; una dose di trasparenza, attraverso concorsi unificati anche a livello territoriale e un portale nazionale con un censimento in tempo reale delle prove e dei loro esiti; l’addio alla pianta organica, per modulare i nuovi ingressi in base ai bisogni effettivi e non a fotografie sgranate delle organizzazioni.

Dalla filosofia alla pratica, però, la strada è lunga, e complicata dal confronto serrato necessario a ottenere l’accordo con gli enti territoriali. E il risultato finale indica che concorsi unici e portale nazionale riguarderanno in via diretta solo le assunzioni nei ministeri e nella Pa centrale, che peraltro in genere passano già attraverso decreti di Palazzo Chigi: per gli enti territoriali sarà tutto facoltativo. 

La prima deroga importante colpisce proprio il portale nazionale: a dare valore a un censimento di questo tipo è la sua completezza ma, come si legge nelle Linee guida finali, «l’adesione e la conseguente trasmissione delle informazioni alla banca dati da parte degli enti territoriali è rimessa alla determinazione degli stessi in merito a modalità e oggetti». In pratica, solo chi vorrà aderire al nuovo sistema manderà bandi, valutazioni e graduatorie al portale nazionale, mentre gli altri continueranno come oggi. E tutti, compresi gli enti più piccoli, potranno mantenersi autonomi anche nei mini-concorsi, perché di correttivo in correttivo l’adesione alle selezioni uniche a livello territoriale è stata degradata a «opportunità comunque consigliata». Per non coglierla non servirà nemmeno una motivazione esplicita, che rimane obbligatoria solo per le articolazioni territoriali della Pa centrale che vorranno avviare concorsi in autonomia. In questo quadro, l’obiettivo di Funzione pubblica diventa quello di attrarre le amministrazioni tramite i servizi del portale, dalla modulistica alla raccolta delle candidature, per ottenere con gli incentivi l’adesione che non si riesce a garantire per via normativa.

Simile l’evoluzione della direttiva sui fabbisogni che fin dalle premesse, nel definire l’ambito di applicazione, richiamano l’«autonomia organizzativa» di Regioni ed enti locali nell’applicare le nuove regole. In questo caso, l’impatto è meno rilevante perché gli enti locali già da tempo programmano il reclutamento in termini di fabbisogni. Le novità più importanti dovrebbero invece arrivare per la sanità, che dall’intesa ha spuntato il via libera a una revisione dei parametri sulla spesa di personale. 

Gianni Trovati – Il Sole 24 Ore – 27 aprile 2018

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