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    Home»Notizie ed Approfondimenti»L’influenza aviaria è arrivata nel Vicentino in un’area ad alta densità avicola: da abbattere subito 38 mila capi. Un altro focolaio nel Veronese
    Notizie ed Approfondimenti

    L’influenza aviaria è arrivata nel Vicentino in un’area ad alta densità avicola: da abbattere subito 38 mila capi. Un altro focolaio nel Veronese

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati27 Settembre 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    L’influenza aviaria è arrivata nel Vicentino. L’epidemia che nel Padovano e Veronese ha portato all’abbattimento di migliaia di polli ha infettato due grossi allevamenti del Basso Vicentino. Dalle indagini effettuate nei giorni scorsi dai veterinari dell’Ulss di Vicenza dovranno essere abbattuti 30mila tacchini a Campiglia dei Berici e 8mila anatre a Pojana Maggiore, animali contagiati dal virus dell’aviaria (portato in Italia lo scorso inverno dagli uccelli migratori dall’Est Europa).

    La procedura di abbattimento degli animali infettati produce un effetto a cascata, a salvaguardia della salute pubblica. Nell’area dove sono stati rilevati i casi di aviaria sono operativi diversi allevamenti e per evitare che l’epidemia dilaghi a macchia d’olio si rende necessario lo sviluppo di un anello protettivo di 3 chilometri di diametro dal focolaio, con una zona di sorveglianza di 10. Si procederà poi ad abbattimenti preventivi: fino a 100 mila capi (polli, tacchini, anatre) con notevoli danni economici di mancato reddito per le aziende interessate e costi enormi per l’Ulss per milioni di euro.

    E, siccome l’area del Basso Vicentino in cui sono stati scoperti i focolai è ad alta densità di allevamenti, per evitare che l’epidemia dilaghi a macchia d’olio si dovrà procedere a una serie di abbattimenti preventivi. Si parla di 32 mila polli, 20 mila tacchini, 8 mila anatre, ma si potrebbe arrivare a un’ecatombe di oltre 100 mila capi, con danni rilevanti per mancato reddito per le aziende e costi enormi di milioni di euro per l’Ulss.

    È stata attivata un’unità di crisi presso i Servizi veterinari di Camisano e pure il Crev (Centro regionale epidemiologia veterinaria). L’Istituto zooprofilattico di Lagnaro ha avviato un’indagine per capire come sia esplosa l’epidemia di aviaria a Campiglia, in un allevamento considerato tra i più sicuri.

    Un martedì nero, quello di ieri, nel segno dell’aviaria. Oltre ai due focolai vicentini ne è stato scoperto un terzo a San Martino Buon Albergo, nel Veronese.

    Aviaria, focolaio a San Martino Buon Albergo. 8 mila tacchini da abbattere

    Incontri e confronti si susseguono tra i vari livelli istituzionali per trovare forme di aiuto per gli avicoltori danneggiati dall’influenza aviaria, ma intanto i contagi continuano anche nel veronese. L’ultimo è stato segnalato ieri, 26 settembre, dall’istituto zooprofilattico a San Martino Buon Albergo e questo ha costretto il sindaco Giacomo De Santi ad emettere un’ordinanza di abbattimento.

    L’allevamento sequestrato si trova in località Scimmia. Al suo interno dovranno essere abbattuti 8.520 tecchini femmina da carne e le loro carcasse dovranno essere distrutte. Ultimate le operazioni, i locali dovranno essere puliti e disinfestati e prima di un nuovo ripopolamento della stalla dovranno passare 30 giorni.

     

    Il Gazzettino e Veronasera – 27 settembre 2017

     

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