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Lingua blu, l’inchiesta arriva a Cagliari. I vaccini non sperimentati avrebbero contribuito alla diffusione del virus

L’inchiesta sulla «lingua blu» si allarga e dalla Procura di Roma arriva a quella di Cagliari. I pm del capoluogo sardo hanno aperto un fascicolo in cui ipotizzano il reato di epidemia colposa. Invece che salvare gli allevamenti di ruminanti della Sardegna dal virus della «blue-tongue», la somministrazione dei vaccini avrebbe contribuito alla diffusione della malattia.

Un filone che mira ad approfondire le responsabilità già contestate dai magistrati romani. Tra i 41 indagati ai cui a giugno è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (anticamera della richiesta di rinvio a giudizio), vi sono infatti due dirigenti pubblici accusati di aver «cagionato la diffusione della blue-tongue, per siero conversione da virus vaccinale, provocando ingenti danni al patrimonio zootecnico nazionale».

Romano Marabelli, allora direttore generale del dipartimento Alimenti e Sanità veterinaria del ministero della Salute, e Vincenzo Caporale, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, avrebbero disposto, per la campagna contro la lingua blu del 2003-2004, l’impiego di un vaccino prodotto in Sudafrica senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati. Marabelli, a seguito dell’inchiesta svelata da «Il Tempo», il 16 luglio ha deciso di autosospendersi dall’incarico di dirigente generale del Ministero. Con altri quattro dirigenti del dicastero e tre manager di aziende farmaceutiche, è accusato inoltre di corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e falsità ideologica per aver imposto «attraverso una gestione dispotica e monopolistica dell’emergenza “blue-tongue” – si legge nel capo d’imputazione – la vaccinazione contro il virus della febbre catarrale su tutto il territorio nazionale» e per aver disposto, in assenza di un’effettiva emergenza sanitaria, «l’acquisto in esubero da parte del ministero della Salute di 3.578.800 dosi di vaccino non utilizzate per le campagne 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009». Il tutto causando un ingente danno per l’Erario, quantificato in 2 milioni e mezzo di euro solo per la Regione Sardegna, leader in Italia per gli allevamenti di pecore e capre. Indicato dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo come l’organizzatore dell’associazione, Marabelli aveva «il ruolo di favorire gli interessi della ditta farmaceutica Merial Italia spa attraverso accordi illeciti con i suoi dirigenti».

L’inchiesta sulla «lingua blu» si allarga e dalla Procura di Roma arriva a quella di Cagliari. I pm del capoluogo sardo hanno aperto un fascicolo in cui ipotizzano il reato di epidemia colposa. Invece che salvare gli allevamenti di ruminanti della Sardegna dal virus della «blue-tongue», la somministrazione dei vaccini avrebbe contribuito alla diffusione della malattia. Un filone che mira ad approfondire le responsabilità già contestate dai magistrati romani. Tra i 41 indagati ai cui a giugno è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (anticamera della richiesta di rinvio a giudizio), vi sono infatti due dirigenti pubblici accusati di aver «cagionato la diffusione della blue-tongue, per siero conversione da virus vaccinale, provocando ingenti danni al patrimonio zootecnico nazionale».

Romano Marabelli, allora direttore generale del dipartimento Alimenti e Sanità veterinaria del ministero della Salute, e Vincenzo Caporale, direttore dell’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, avrebbero disposto, per la campagna contro la lingua blu del 2003-2004, l’impiego di un vaccino prodotto in Sudafrica senza una sperimentazione che ne valutasse gli effetti indesiderati. Marabelli, a seguito dell’inchiesta svelata da «Il Tempo», il 16 luglio ha deciso di autosospendersi dall’incarico di dirigente generale del Ministero. Con altri quattro dirigenti del dicastero e tre manager di aziende farmaceutiche, è accusato inoltre di corruzione, rivelazione del segreto d’ufficio e falsità ideologica per aver imposto «attraverso una gestione dispotica e monopolistica dell’emergenza “blue-tongue” – si legge nel capo d’imputazione – la vaccinazione contro il virus della febbre catarrale su tutto il territorio nazionale» e per aver disposto, in assenza di un’effettiva emergenza sanitaria, «l’acquisto in esubero da parte del ministero della Salute di 3.578.800 dosi di vaccino non utilizzate per le campagne 2006-2007, 2007-2008, 2008-2009». Il tutto causando un ingente danno per l’Erario, quantificato in 2 milioni e mezzo di euro solo per la Regione Sardegna, leader in Italia per gli allevamenti di pecore e capre. Indicato dal procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo come l’organizzatore dell’associazione, Marabelli aveva «il ruolo di favorire gli interessi della ditta farmaceutica Merial Italia spa attraverso accordi illeciti con i suoi dirigenti».

Valeria Di Corrado – Il Tempo – 10 ottobre 2014 

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