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L’insegnamento della crisi, ora l’Italia non spreca più. Cambiano le abitudini, ma i consumi non ripartono

Le analisi di Nielsen per Osserva Italia fanno emergere un Paese che ha decisamente cambiato abitudini e non sempre in peggio. I consumi ancora non ripartono, ma qua e là iniziano a vedersi timidi segnali di ripresa

Marco Frojo. I consumi alimentari non ripartono e i prodotti per la casa sono ancora in profonda crisi. La fotografia scattata alla distribuzione moderna da OsservaItalia non lascia molto spazio all’ottimismo ma le note positive non mancano. I prodotti di alta qualità stanno superando senza troppi problemi le difficoltà congiunturali e le categorie merceologiche che intercettano le reali esigenze (anche voluttuarie) del consumatore fanno altrettanto. Il Nord-est, inoltre, sta cercando di arginare con successo la crisi e lo stesso sta facendo il Centro, mentre, a sopresa, è in forte difficoltà il Nord-est, fino a qualche anno il fiore all’occhiello dell’economia italiana; fatica parecchio – ma questa non è una novità – anche il Sud.

Dopo sei anni di crisi, i comportamenti dei consumatori sono profondamente cambiati e, in alcuni casi, non è detto che l’eventuale arrivo della ripresa sia in grado di riportare alle abitudini pre-crisi. “In questi anni gli Italiani hanno per esempio imparato a non sprecare e resta da vedere se sotto questo profilo torneranno indietro – spiega Romolo De Camillis, retailers director di Nielsen – Essi hanno inoltre riscoperto la cucina casalinga e il successo dei prodotti alimentari di fascia alta è frutto proprio di questo fenomeno”. Gli Italiani hanno poi imparato a districarsi fra offerte promozionali e sottocosto e ora sanno che spesso per risparmiare non è necessario stringere la cinghia, basta cambiare supermercato. Insomma, la crisi fa ancora paura ma l’esperienza accumulata in questi anni consente di affrontarla con più sangue freddo. E sul fatto che di crisi si tratti non ci sono dubbi. I dati raccolti da Nielsen e pubblicati da OsservaItalia dicono che da inizio anno il fatturato della distribuzione moderna, che è composta da Ipermercati, Supermercati, Discount, Libero Servizio e specialisti dei prodotti per la casa, mostra, a livello nazionale, un calo dello 0,86% rispetto allo stesso periodo del 2013.

Le aree più in crisi sono il Sud (-2,77%) e il Nord-est (-1,11%), tengono invece il Nord-ovest (-0,29%) e il Centro (-0,59%). “La ripresa ha fatto capolino ma per ora riguarda soprattutto i consumi fuori casa – prosegue De Camillis – Gli esercizi delle località turistiche mostrano un progresso, mentre soffrono quelli delle grandi città; fino a qualche mese fa accadeva l’esatto contrario. Questo significa che, per ora, gli Italiani hanno deciso di concedersi nuovamente qualche week end fuori casa, mentre una vera e propria ripresa dei consumi è ancora da venire. Resta il fatto che gli indicatori di fiducia mostrano finalmente un miglioramento”. Indicazioni molto interessanti vengono anche dai sei panieri in cui Nielsen ha suddiviso la spesa quotidiana: non risentono della crisi i prodotti inclusi nei panieri “Benessere e salute”, “Consumer trendy”, “Chef a casa” e “Facili e veloci”. In molti casi si tratta di alimenti di una fascia di prezzo alta, a dimostrazione del fatto che i tagli dei consumatori non sono stati lineari ma hanno salvato ciò che dà particolare gratificazione o risponde a determinate esigenze, come per esempio quello di seguire un’alimentazione salutare. Si può inoltre risparmiare anche mangiando piatti ricercati: basta non ordinarli al ristorante, come si faceva prima dello scoppio della crisi, e cucinarli a casa propria, dividendo le spese con gli invitati. L’altra faccia della crisi è la debolezza del paniere “Basici”, che include gli ingredienti per la preparazione dei tradizionali primi della cucina italiana. Gli acquisti di pasta, pelati, farina sono leggermente scesi perché, per risparmiare, si sta attenti a sprecare di meno e anche se nella dispensa ci due pacchi di pasta invece che tre va bene lo stesso. “La fase più critica è passata – spiega De Camillis – Mi attendo una decisa ripresa dei consumi di quei prodotti di qualità che riescono a rispondere a ben precise esigenze dei consumatori; il successo del paniere che abbiamo denominato Chef a casa ne è la dimostrazione”.

Per il 2014 l’esperto di Nielsen si attende volumi a livello nazionale e una forte sensibilità alla variabile del prezzo, dunque un’evoluzione sostanzialmente in linea con le dinamiche degli ultimi mesi. L’importanza del prezzo emerge chiaramente dall’analisi dello scontrino medio, che è cresciuto solo nei Discount e diminuito in tutte le altre tipologie di esercizio. In base ai dati raccolti da Nielsen, nei dodici mesi terminati a gennaio 2014, a livello nazionale, lo scontrino medio dei Discount ha fatto registrare un progresso del 2,2% (da 19,70 euro a 20,14 euro), a cui ha fatto da contraltare il calo del 4,5% dello scontrino medio degli Ipermercati (da 47,57 euro a 45,44 euro), che restano comunque gli esercizi dove si spende di più ogni volta che ci si va a fare la spesa. Riescono invece a limitare le perdite i Supermercati (-1,3% da 28,40 euro a 28,04 euro) e il Libero servizio (-1,3% da 17,72 euro a 17,50 euro). Lo scontrino medio della spesa in Italia, cioè tenendo conto di tutte le tipologie di esercizio, chiude i dodici mesi in esame con un arretramento dell’1,5% da 29,22 euro a 28,79 euro. Un’altra conferma dell’attenzione ai prezzi viene da quello che Nielsen ha chiamato il “cambiamento di mix”, ovvero la sostituzione dei prodotti di marca e con le private label e la ricerca delle promozioni e in particolar modo dei sottocosto, anche cambiando spesso supermercato. Ebbene, grazie al “cambiamento di mix” gli Italiani sono riusciti a neutralizzare l’inflazione del carrello della spesa che secondo Nielsen è stata del 2,4%.

Gli unici prodotti, fra i più venduti, su cui gli Italiani non hanno badato a spese sono state le creme dolci spalmabili, che hanno fatto registrare un consistente aumento dei volumi (+4,3%) nonostante i prezzi siano saliti dell’8,6%. Ma d’altra parte, in tempo di crisi, le qualità consolatrici della Nutella non hanno prezzo.

Repubblica – 2 aprile 2014 

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