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L’intervento di Oscar Grazioli. La legge ammazza cani e le crisi di coscienza del veterinario

L’hanno chiamata “la legge ammazza cani”, termine un tantino esagerato. Più che altro ha creato un discreto casino all’interno delle associazioni animaliste, visto che la proposta di legge porterebbe la firma di Walter Caporale, storico presidente degli Animalisti Italiani.

E ‘successo che la regione Abruzzo ha portato avanti una proposta di legge, firmata dai consiglieri Verì, Chiavaroli e Caporale, che, se approvata, introdurrebbe la possibilità di effettuare la soppressione eutanasica degli animali su richiesta del proprietario “per fondati motivi di or­dine sanitario e/o sociale”. Inoltre (e questo è forse il lato più shockante) , la normativa consentirebbe di sparare direttamente ai cani inselvatichiti, ovvero ai randagi. Naturalmente c’è stata una sollevazione di buona parte del mondo animalista, assolutamente comprensibile se tale normativa venisse intesa in questo senso. In realtà, vista anche la firma di Caporale (il quale però ha dichiarato di averne chiesto il ritiro), probabilmente è stata interpretata in senso troppo estensivo, anche se in effetti lo scritto lascia parecchi margini di dubbio. Vediamo dapprima la faccenda dei cani randagi.

Secondo la proposta, ai cani inselvatichiti gli addetti delle AUSL potrebbero sparare in quanto considerati sempre un pericolo sociale. In un paese, come il nostro, dove si consente ai cani catturati e portati nei canili di viverci l’intera vita, non vedo francamente perché questa disparità di trattamento. Da una parte, contrariamente alla stragrande maggioranza delle altre nazioni europee, si arriva  a mantenere, in un canile comunale o convenzionato, un cane magari per una dozzina d’anni e dall’altra, se si avvista una coppia di cani randagi in campagna si dà fuoco alle polveri? Non mi sembra il modo corretto di affrontare la piaga del randagismo, la cui guarigione passa attraverso due fasi: un’anagrafe canina che funzioni a livello (con adeguate multe) e campagne di sterilizzazione ripetute e massicce. Mantenere il cane di qua dalla rete e sparargli al di fuori è cosa insensata, a meno che ovviamente i cani randagi non abbiano aggredito persone o altri cani. La colpa è dell’uomo, è vero ma non è pensabile lasciare liberi di aggredire ancora mute di cani che hanno fatto fuori un bambino o un anziano, come è già capitato, sulla pubblica via. A tutto c’è un limite. Da qui a sparare a vista però c’è un abisso.

Dove sbagliano invece gli animalisti, è nel pensare che l’eutanasia sia un atto pensato e messo in pratica solo dal medico veterinario. Sarebbe come se, nei paesi dove essa è legale in campo umano, fosse il medico a decidere. Chi decide in realtà è la persona e, nel caso dei cani, il proprietario che può richiedere al veterinario di effettuare l’eutanasia sul suo cane per gravi motivi sanitari o per comprovata pericolosità sociale. Starà poi al medico valutare se ne esistano i presupposti e procedere, ma la richiesta viene dal proprietario, sempre e vorrei vedere che non fosse così. Sollevo l’attenzione, a questo proposito, sul fatto che molti proprietari, caduti negli ultimi anni in gravi condizioni economiche, richiedono sempre più spesso l’eutanasia sui propri cani perché non ce la fanno più a mantenerli e curarli e non li vogliono assolutamente sapere rinchiusi in uno dei tanti canili lager che infestano l’Italia. E questo sì che può mettere in seria crisi la coscienza del veterinario.

Tiscali – 5 novembre 2013

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