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L’intervento: il caso Veneto. Sciopero contemporaneo di Ospedale e Territori dettato dall’esasperazione del personale

Gentile Direttore ,
in data 23 e 24 novembre in tutta Italia si sono svolte le Assemblee Intersindacali per condividere con i colleghi il “contratto che verrà” … Dalle pagine della sua testata Ivan Cavicchi suona la tromba dell’adunata che secondo me vale in particolare per i medici ospedalieri, la Lettera Aperta dell’Intersindacale viene diffusa ed ogni rappresentante istituzionale si adopera per la sensibilizzazione dei colleghi nelle rispettive sedi.

Nel Veneto avviene un fatto singolare: lo stato di agitazione, sciopero compreso, della medicina del territorio, in atto da mesi si somma in questi giorni a quello della dipendenza. Il prossimo 30 novembre a Roma si riuniranno i Direttivi di tutte le sigle; all’ordine del giorno anche la programmazione di uno sciopero nazionale.

Non si pensi poi che a livello Regionale solo il Veneto sia in fermento perché anche in Puglia, Campania, Sicilia e non solo, la situazione è particolarmente critica per il definanziamento della sanità locale, violenza sui medici ed infermieri, mancata sicurezza degli operatori e blocco del turnover.

In una fine legislatura in cui in Parlamento, come da tradizione, si pensa prevalentemente alle alleanze per le prossime elezioni ed alla sopravvivenza della posizione personale, si profila all’orizzonte la ‘Tempesta Imperfetta’ con lo sciopero contemporaneo di Ospedale e Territorio, l’effetto finale di un datato, sistematico e profondamente voluto abbandono della tutela delle condizioni di lavoro del personale.

Dovuta la citazione dell’applicazione obbligata in Italia delle Direttive Europee sul riposo, in precedenza ignorata da vari governi, e, come ultima beffa, il fatto che per i medici ospedalieri i turni notturni, le feste lavorative ed una vita passata in reperibilità non sono argomenti sufficienti per essere considerati “usurati” ai fini della pensione.

Per i politici italiani, a cui “ritorniamo in mente“ pare solo in caso di problemi personali, noi siamo eternamente giovani.

Come già espresso pubblicamente nell’assemblea del 16 settembre 2017 a Padova con i sindacati del Territorio, CIMO Veneto ritiene che i medici dipendenti e convenzionati curino gli stessi pazienti, e siano quanto mai tenuti uniti dalle stesse liste di attesa, per prestazioni proposte dai medici del territorio, in maggioranza pressati dalla necessità di pazienti esenti per reddito, invali-dità, patologia oncologica che necessitano di risposte in tempi adeguati dai loro colleghi specialisti ospedalieri.

I costanti miglioramenti strutturali e tecnologici in particolare del Veneto con punte di indiscussa eccellenza sono sicuramente apprezzabili.
L ’edilizia sanitaria da sempre è un fondamentale volano per l’economia, ma la sanità è soprattutto un problema di rapporto fra persone, e chi sceglie questo mestiere deve essere protetto e messo nelle condizioni migliori per la cura dei più deboli.

In particolare CIMO Veneto sulla vertenza sindacale in atto a livello regionale, ha trovato punti in comune con la Medicina del Territorio sugli aspetti negativi quali la chiusura dei posti letto ospedalieri a fronte di una apertura dei letti nel territorio ancora in evoluzione, sulla imposizione di termini di degenza limitati a fronte di pazienti sempre piu’ anziani e polipatologici quindi piu’ difficili nella gestione post dimissione con possibili frequenti riammissioni ospedaliere.

CIMO Veneto ritiene che l’ integrazione Ospedale-Territorio, citata costantemente quando si scrive di sanità si realizzi partendo in particolare da episodi come questo dove il denominatore comune è la cura della persona.

A livello generale inoltre medici di ambiti distinti ma complementari fra loro stentano ad essere rinnovati nei rispettivi quadri per pensionamenti certi e prevedibili, per età anagrafica, a fronte di processi formativi insufficienti nei numeri per motivi economici, sia per i Corsi Triennali per la Medicina del Territorio sia per le Scuole di Specialità.

Chi poi ha recentemente posto al centro dell’attenzione dei cittadini la differenza economica di trattamento fra medici persegue una strategia di distrazione dalla realtà oggettiva delle motivazioni dello sciopero dei medici del Territorio, desidera la frammentazione di una categoria di professionisti che ha i medesimi studi, origini ed ideali, e l’immiserimento davanti ai pazienti del loro medico di famiglia, una politica da cui CIMO Veneto si dissocia con fermezza.

Solo un profondo malessere che sconfina nell’esasperazione di chi non è ascoltato da anni può causare una manifestazione unitaria e contemporanea di tutti i medici.

Una strana categoria di professionisti i che non mettono certo al primo posto i soldi come motivazione primaria, come ne avrebbero, da lavoratori, se permettete tutto il diritto, ma le loro condizioni di vita, l’organizzazione di cui fanno parte, la tutela del loro stato fisico per curare adeguatamente i pazienti.
Già i pazienti, i destinatari finali di una vita di studio, e per i quali i medici sono da sempre la prima risposta ai loro bisogni di salute, ognuno al suo posto di lavoro.

Dott. Giovanni Leoni  
Il Segretario CIMO Regione Veneto 

Quotidiano sanità – 26 novembre 2017

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