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L’intervento. Il Tesoro ferma (per ora) l’assalto alla riforma delle pensioni del 2011 e ai conti pubblici

di Davide Colombo, il Sole 24 Ore. Il ministro Marianna Madia, insieme al ministero dell’Economia, ha fatto la scelta giusta. Il decreto Pa non poteva rischiare di finire in «zona Cesarini», con l’altissimo rischio di non rispettare i tempi della conversione in legge, in pieno mese d’agosto, per colpa di un pacchetto di misure previdenziali prive di copertura. Il loro stralcio e la doppia fiducia che si prospetta ora dovrebbero garantire l’obiettivo dell’approvazione finale.

In quel testo non ci sono solo le prime misure per il riordino della Pa, ci sono anche semplificazioni decisive per comparti in crisi come l’edilizia e, soprattutto, i poteri speciali conferiti al presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone. Inimmaginabile una decadenza del decreto per il superamento dei termini di conversione. Ma lo stop della Ragioneria e del Tesoro è tanto più significativo perché riguarda l’ennesimo tentativo di assalto alla riforma delle pensioni varata con il «Salva Italia» di fine 2011. Le nuove regole previdenziali non possono diventare merce di scambio semplicemente perché rappresentano uno dei baluardi dei nostri conti pubblici: stabilizzano una spesa che viaggia attorno al 15% del Pil, tra le più alte d’Europa. Certo, sono requisiti difficili da rispettare, soprattutto quelli sull’età pensionabile. L’unico modo per rendere realistici quei requisiti è far sì che il nostro mercato del lavoro sia più dinamico e inclusivo, capace di garantire livelli di occupabilità elevati e certi oltre i 55-60 anni senza ridurre le possibilità d’ingresso dei giovani.

L’altro baluardo dei conti deve ancora concretizzarsi e si chiama spending review. Non è un caso se nei giorni scorsi proprio Carlo Cottarelli aveva reagito con fermezza davanti all’ipotesi di «quota 96»: non si può coprire nuova spesa con i tagli alla spesa già impegnati. Ieri Matteo Renzi ha affermato che entro fine mese verrà presentato un intervento sulla scuola assai più ampio come platea del perimetro dei 4mila insegnanti coperti dalla «quota 96». Aspettiamo prima di commentare e ricordiamo il penultimo annuncio del premier, ovvero che il bonus di 80 euro non verrà esteso nel 2015 a categoria rimaste escluse. I margini di finanza pubblica sono noti. Così com’è noto che non mancherà l’assalto autunnale alla “diligenza Stabilità” da parte del Parlamento. Per questo le scelte di politica economica della prossime settimane dovranno essere coraggiose e coerenti.

5 agosto 2014 

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