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Le interviste del Sivemp. Moretti: «Modelli organizzativi dei servizi veterinari e piano assunzioni nei primi 100 giorni»

moretti primissimoAlessandra Moretti ha 41 anni ed è nata e cresciuta a Vicenza. Laureata in giurisprudenza con tesi in criminologia, svolge dal 2001 la professione di avvocato matrimonialista ed è madre di due figli. Già vicesindaco e assessore all’Istruzione della sua città, nel 2013 è stata eletta, nelle fila del Partito democratico, alla Camera dei deputati e, nel 2014, al Parlamento europeo con oltre 230mila voti, risultando prima in assoluto nel Nord-Est. «Un successo al di sopra di ogni aspettativa che mi ha fatto capire che anche in Veneto era davvero possibile proporre un’alternativa agli ormai 20 anni di governo del centrodestra. La sfida che ho accettato racchiude tutto il senso del mio fare politica: la possibilità concreta di cambiare il futuro, a partire dal territorio in cui sono nata e cresciuta. La mia storia è iniziata in Veneto, tra la mia gente, ed è qui che ho scelto di ritornare e restare per i prossimi anni». Si presenta alla guida una coalizione formata a Pd e centrosinistra.

La sanità del Veneto, che è considerato una regione “virtuosa” ed è una delle tre realtà benchmark assunte a “parametro” per l’individuazione dei costi standard, subirà ora nuovi pesanti tagli. Come pensa di fare fronte a questo continua riduzione di risorse?

Non è prevista una riduzione di risorse bensì il mantenimento del Fsn a 110 miliardi, quindi rimarranno all’incirca 8,7 per il Veneto come negli ultimi 3 anni. A parità di risorse e con un’inflazione stabile si può riprogrammare e riorganizzare la sanità veneta ottimizzando l’uso delle risorse derivanti dall’accorpamento delle Ulss e dalla riorganizzazione dei servizi ospedalieri e territoriali.

Lei è convinta che accorpare le aziende sanitarie rappresenterebbe un effettivo risparmio per la sanità regionale?

Si, ne sono convinta. La dimensione di un Asl in Lombardia è di una ogni 600 mila abitanti, in Emilia Romagna una ogni 450 mila, in Veneto di appena 230 mila. Ma pensiamo alla sanità che si è meglio riformata secondo tutti gli indicatori, ossia quella marchigiana. Nelle Marche hanno fatto una Asl unica e gli indicatori sulla salute dei cittadini marchigiani sono incredibilmente positivi con un notevole risparmio di denaro per strutture ormai inutili. E’ evidente che per le necessità organizzative dobbiamo spostare risorse dalla struttura burocratica e dirigenziale al territorio.

Come ritiene possa essere realizzata una razionalizzazione territoriale di questo tipo in Veneto?

Le caratteristiche oro-geografiche e infrastrutturali del Veneto devono essere il punto di partenza della riorganizzazione sanitaria. Tali caratteristiche non sono state tenute in debita considerazione in ripetute occasioni da parte di questa Amministrazioni. Le nuove Asl dovranno fondarsi sui flussi di popolazione, l’epidemiologia delle patologie e sulla comprensione su dove le persone oggi scelgono di curarsi e su quanto sia il tempo di percorrenza per raggiungere i diversi ospedali.

Cosa potrebbe fare in concreto la Regione Veneto per superare misure come il blocco del turn-over per il personale sanitario imposto dal governo?

Il Ministro Lorenzin ha già dichiarato più volte che il blocco del turnover è ormai da superare. Questo vale in particolare per Regioni con un sistema sanitario di buon livello grazie al grande lavoro dei professionisti sul territorio e in ospedale. Per questa ragione sono convinta che si possa realizzare un grande piano di assunzioni concordato con il governo e con i professionisti le cui linee guida annuncerò entro pochi giorni.

La riforma costituzionale assegna allo Stato la competenza sulle norme generali per la tutela della salute, la sicurezza alimentare e la tutela e sicurezza del lavoro e alle Regioni, invece, va la competenza legislativa esclusiva nell’organizzazione dei servizi sanitari e sociali. Come si tradurrebbero concretamente a livello regionale e come giudica le novità introdotte?

Lo Stato ha deciso di riassumere, per opportunità connesse ad alcune vicende in altre Regioni, il controllo sulla salute alimentare. Il ruolo rilevante in ambito nazionale ed europeo che il Veneto ricopre nel settore alimentare per peso economico e livelli di produzione, impone un’adeguata autonomia che, stante la modifica in corso della Costituzione, andrò a negoziare come Presidente. Sono convinta che, come previsto dall’ultimo testo della Riforma, le Regioni che hanno dimostrato di essere capaci di gestire al meglio le proprie politiche potranno mantenere le deleghe attuali e addirittura aumentarle.

moretti rideGli investimenti in prevenzione rappresentano sicuri risparmi poiché permettono minori spese in cure e riabilitazioni. Come mai secondo lei tanti governanti non sembrano comprenderne l’importanza?

Le ragioni per cui non viene compreso sono due. La prima è la mancanza di una cultura della prevenzione dovuta ad un ritardo programmatorio e di sensibilità. La seconda è che le spese per la prevenzione non sono facilmente visibili dal punto di vista di un elettore o di un portatore di interesse. Mi spiego: le risorse per costruire un ospedale, anche se inutile, sono facilmente propagandabili. Una campagna di prevenzione sulla neoplasia mammaria o del colon retto, che salvano migliaia di vite, non vengono percepite come qualcosa di concreto. Questo è uno degli esempi della differenza tra politica e propaganda. In Veneto veniamo da decenni di propaganda. E’ il tempo della politica.

L’assetto dei servizi veterinari oggi in Veneto non sembra essere commisurato all’effettiva mole delle prestazioni effettuate. L’adozione dei nuovi atti aziendali ha prodotto un quadro disomogeneo tra le diverse Ulss. Non ritiene che tale organizzazione andrebbe parametrata sulla globalità delle attività veterinarie e sulla rilevazione degli indicatori Lea?

Ritengo un grave errore di programmazione sanitaria avere creato con le dgr 2271/13 e dgr2122/13 e dei conseguenti atti aziendali, condizioni di disomogeneità organizzative nell’ambito dei servizi veterinari delle Asl della regione veneto. Il non aver previsto un’organizzazione uniforme dei servizi veterinari all’interno dei dipartimenti di prevenzione della Regione, coerente e congruente con la complessità territoriale e con la mole di prestazioni richieste dai territori a vocazione diverse , fanno ritenere così come da voi segnalato, che siano venuti meno i presupposti per assicurare alla collettività in modo uniforme i Lea previsti per la prevenzione primaria. Sarà a questo proposito opportuno, mettere in agenda nei primi 100 giorni di governo regionale la ricerca di soluzioni condivise sui modelli organizzativi dei servizi veterinari alla luce anche della riduzione del numero delle Ulss del Veneto che è divenuta obiettivo di primaria importanza.

Nonostante il ruolo importantissimo per la salute pubblica e per l’economia del Veneto gli organici dei servizi veterinari sono costantemente sottodimensionati. Cosa intende fare per salvaguardare appieno la loro operatività?

Ritengo che gli organici dei servizi veterinari dovrebbero essere dimensionati in base ad una corretta pianificazione dei controlli da effettuare; controlli che devono essere posti in relazione alle varie entità produttive del comparto zootecnico e, più in generale, alla necessità di tutelare la salute dei consumatori dalla fattoria alla tavola. E’ fondamentale da un lato ottimizzare la gestione delle risorse umane attualmente disponibili e dall’altro avviare un piano di assunzioni a fronte di una oculata pianificazione delle attività dei servizi e seguendo dei modelli organizzativi in grado di garantire l’efficienza e l’efficacia dei controlli che dovranno essere necessariamente ritarati.

In merito alla salvaguardia dell’operatività dei servizi ritengo quindi che un ruolo centrale dovrà necessariamente averlo la direzione veterinaria regionale che, da un lato avrà compiti di programmazione e monitoraggio delle varie attività, e dall’altro dovrà rapportarsi ed informare gli organi politici e tecnici regionali sulle misure adottate dai direttori generali per far fronte alle situazioni di depauperamento dell’organico ispettivo preposto ad assolvere i compiti che la sicurezza alimentare richiede.

moretti Valle del Chiampo 38Spesso i consumatori ignorano il ruolo e l’importanza dei controlli sanitari sugli alimenti svolti dai servizi veterinari e dai Sian. Cosa intende fare per valorizzare le attività di tutela e prevenzione del Ssr, oltre a quelle meramente repressive delle forze dell’ordine?

Durante l’espletamento delle varie attività connesse al controllo della filiera produttiva, il momento repressivo rappresenta solo l’ultimo anello della catena, da attuarsi qualora gli operatori del settore non manifestino la volontà di adeguarsi alle norme che tutelano la salute pubblica. E’ di tutta evidenza che le attività repressive risultino avere un forte impatto mediatico sulla opinione pubblica ma ritengo che i Servizi veterinari dovrebbero indirizzare i loro sforzi nella direzione della prevenzione di questi comportamenti non ponendosi in contrapposizione con i vari organi deputati al controllo della intera filiera, bensì considerando il momento repressivo e quello educativo-formativo degli operatori come due aspetti dello stesso processo che produce come risultato finale il “bene salute”. I servizi veterinari da diverso tempo evidenziano alcune incapacità di comunicazione che fanno sottostimare la reale portata dei controlli effettuati, ma la prevenzione richiede l’attivazione della cosiddetta “medicina d’iniziativa” che si traduce da parte della componente pubblica nella presa in carico del futuro bisogno di salute della collettività e nella programmazione delle risposte da dare. Ritengo, quindi, che per valorizzare e motivare il personale che effettua i controlli sia importante agire su vari livelli:

• di comunicazione con il consumatore;

• di formazione-educazione degli operatori del settore sulle dinamiche di pianificazione dei controlli stessi e sul loro coordinamento;

• di analisi dei bisogni dei consumatori e dei produttori sulle nuove opportunità offerte dagli strumenti di controllo che si basano sull’analisi, gestione e comunicazione del rischio.

Livelli che in ultima analisi competono per specificità e peculiarità ai servizi veterinari e non ad altri organi di controllo.

Leggi anche la sintesi del programma di Alessandra Moretti su Sanità e sociale

A cura Ufficio stampa Sivemp Veneto – 14 maggio 2015 

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