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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»L’intervista. Coletto: «Sanità, micro-Irpef per ridare risorse. Nuove dotazioni organiche Usl»
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    L’intervista. Coletto: «Sanità, micro-Irpef per ridare risorse. Nuove dotazioni organiche Usl»

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche1 Maggio 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    01_15_colettoe_are_f1_301_mediumL’assessore Coletto dopo il miracoloso utile del bilancio: «Tagliato il possibile, ma le Ulss ora devono investire. L’alternativa è tirare via i fondi per l’Arpav». Il bilancio della sanità veneta si è chiuso in utile:12,5 milioni. Un recupero prodigioso, addirittura impensabile qualche mese fa quando si parlava di passivo prossimo al miliardo e di prospettive apocalittiche. L’after day dell’assessore alla sanità Luca Coletto, però, solo di peana. Ora c’è bisogno di risorse come l’aria per riprogrammare il futuro, a cominciare da quei 60 milioni con cui iniziare a pagare il piano concordato con il ministero dell’Economia per rientrare in 25 anni del miliardo e 155 milioni ammortamenti non coperti, e ridistribuire denaro fresco fra le Ulss.

    Allora, assessore, è giunto il momento di rilanciare gli investimenti.

    Intanto, mi lasci dire che siamo determinatissimi. Non è che li abbiamo stoppati per capriccio. La previsionale di spesa del primo trimestre 2010 era spaventosa. Per questo poi il presidente a giugno volle quella delibera che fissò gli obiettivi per i direttori generali. Poi c’è un Piano socio-sanitario in itinere. C’era da fare chiarezza contabile e lo abbiamo fatto. Ora bisognerà liberare nuove risorse.

    Appunto. In che modo?

    Stiamo studiando due soluzioni. La prima è una microaddizionale Irpef da approvare nella finanziaria per il 2012. Una tassa dello 0,5 per cento sui redditi oltre i 50 mila euro, che ci farebbe ricavare una settantina di milioni. La seconda è di far gravare sui conti generali della Regione, come dovrebbe essere, i 57 milioni dell’Arpav e i 130 milioni di prestazioni extra Lea che oggi pesano sul fondo sanitario. In questo modo riusciremmo con il nostro solo bilancio a far ripartire gli investimenti che servono.

    Basterà?

    Se in 6 mesi abbiamo limato 100 milioni secchi vuol dire che c’è ancora abbastanza spazio per migliorare la gestione senza fare tagli. L’azione calmieratrice è appena partita. L’inerzia è ancora tanta. Il meccanismo va oliato di più: chiederemo alle Fondazioni bancarie di concorrere con i fondi che destinano alla sanità a ricostituire questo tesoretto.

    Per ripartire occorrerà anche riorganizzare il sistema ospedaliero, razionalizzare l’offerta. Ci sono province come Rovigo, Verona e Belluno che hanno troppi ospedali. Comincerete finalmente a chiuderne qualcuno?

    Il verbo chiudere non fa parte del mio vocabolario. Non chiuderemo nessun ospedale ma ne riconvertiremo parecchi. Trasformare un ospedale per acuti in una struttura di lungodegenza o di riabilitazione a sostegno della cronicità significa risparmiare molto. In un ospedale per acuti un paziente costa mille euro al giorno, in una lungodegenza neppure un terzo. Faremo come in Emilia Romagna dove hanno creato le case della salute a basse e media intensità di cura. Punteremo sulle Rsa, sulle case-famiglia per fronteggiare in modo più moderno e alternativo le patologie psichiatriche. Il nuovo piano socio-sanitario ne terrà conto.

    Le Ulss si aspettano anche che ora si tolga il blocco alle assunzioni.

    Ma se non c’è mai stato. Andate a leggervi la lettera di Berlusconi… Se ci fosse stato il commissariamento allora sì che ci sarebbe stato davvero il blocco totale. Fino ad oggi il turnover è stato sempre rispettato e, attenzione, sui tetti di personale del 2006. Una cosa, invece, faremo: definiremo le nuove dotazioni organiche delle singole Ulss sulla base di standard uguali per tutti. Le procedure sono molto avanzate.

    Ai privati quanti milioni sono stati tolti ?

    Su 367 milioni circa una quarantina, ma non certo per bastonare nessuno. Lo ha imposto il libro bianco. Anche a loro toccava di contribuire a ridurre i costi in un momento così difficile.

    Adesso che è svanito lo spettro del commissariamento finirà il tormentone dei dg da mandare a casa?

    Questa possibilità c’è sempre stata anche prima di Zaia e di me. È scritto nel loro contratto, nella delibera degli obiettivi di giugno del 2010, nella delibera dell’altro giorno. Non capisco perché tanto clamore. Sarà il presidente a decidere. Qualche caso potrebbe esserci. C’è da capire se sia il momento.

    C’è chi, dietro questo attivo di bilancio, ha insinuato il sospetto di qualche trucco contabile.

    Se fosse stato un geometra come me, che vive di pane e numeri, non lo avrei perdonato, ma al consigliere Sinigaglia del Pd, che è un letterato, perdono volentieri la sbavatura.

    Soddisfatto di aver condotto il bilancio in attivo ?

    Moltissimo, anche perché ci avevano lasciato un pacco-dono infinito, e con l’Arpav e gli extra-Lea ci metto anche i 53 milioni da devolvere al sociale. Nessuno avrebbe scommesso un petacchino sul pareggio, figuriamoci su un utile di 12 milioni e passa.

    Merito davvero della squadra?

    Il presidente Zaia mi ha dato sempre fiducia. E questo è stato importante. Poi in Mantoan ho trovato un segretario preparato, competente, con il quale si è creato un legame molto solido. E con gli uffici la sinergia è stata automatica.

    Franco Pepe – Il Giornale di Vicenza – 1 maggio 2011

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