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L’intervista. Crisanti, la perizia ai pm di Bergamo: «Ad Alzano e Nembro serviva la zona rossa. Molte morti evitabili»

Il Corriere della Sera. Sono due le criticità messe in luce dalla corposa consulenza, quasi cento pagine e oltre 10 mila documenti allegati, depositata dal microbiologo dell’Università di Padova Andrea Crisanti in Procura a Bergamo. Una perizia a supporto dell’inchiesta sulla gestione della prima ondata pandemica nel bergamasco, dove il virus colpì più duro che altrove a inizio 2020, con «più di 6mila morti dovuti al Covid».

La prima criticità riguarda il tempismo dell’attivazione del piano pandemico; la seconda l’istituzione della zona rossa a Nembro e Alzano Lombardo. Una misura restrittiva che avrebbe potuto salvare migliaia di vite. Dall’analisi tecnica potrebbero arrivare le prime risposte sulle eventuali responsabilità del governo Conte, della Regione Lombardia e dell’Ospedale di Alzano nella diffusione della pandemia.

Crisanti, a quali quesiti risponde nella perizia?

«Mi sono stati posti 5 quesiti, io ho risposto ai 4 che rientravano nelle mie competenze. Per prima cosa, mi è stato chiesto se le condotte messe in atto presso l’ospedale di Alzano Lombardo abbiano avuto una responsabilità nella trasmissione del virus dentro la struttura. Secondo, se queste condotte abbiano contribuito a far aumentare il contagio all’esterno dell’ospedale. Terzo, se il piano pandemico e i piani subordinati fossero esigibili, da quando e che effetti avrebbero avuto sulla trasmissione. Infine se fossero esigibili provvedimenti di applicazione della zona rossa più tempestivi (prima dell’8 marzo, ndr) e che effetto avrebbero avuto sulla trasmissione del virus».

Sono emerse criticità?

«Due. Una riguarda il quando, il momento in cui doveva essere attivato il piano pandemico; la seconda come e quando poteva essere attivata la zona rossa a Nembro e Alzano lombardo».

Emergono anche i profili per individuare responsabilità penali o amministrative?

«L’emergere di criticità non significa che siano emerse anche responsabilità. Sarà la Procura a stabilirlo…».

Della sua relazione tecnica è trapelata un’indiscrezione: con un lockdown tempestivo in Val Seriana si sarebbero evitate tra le duemila e le quattromila vittime.

«Sono dati decontestualizzati. Nella mia relazione c’è un calcolo sulle vittime che si sarebbero potute evitare giorno per giorno. Ovvio che un lockdown al giorno zero avrebbe risparmiato tanti morti, ma non ha senso dire ciò che sarebbe successo se la misura di zona rossa non era esigibile”.

Da quando sarebbe stata esigibile?

«Non posso dire altro, sono documenti riservati. La perizia evidenzia come si è giunti a determinate decisioni e valuta se certe decisioni fossero esigibili in determinate circostanze, sulla base delle conoscenze dell’epidemia che c’erano in quel momento».

Era il caso di istituire una zona rossa subito, a Nembro e Alzano lombardo?

«Questo è quanto sostengono le denunce dei cittadini».

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