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L’intervista. Il ministro Lorenzin: «Due miliardi in più nel 2014 alla sanità per investimenti e tecnologie»

bea lorenzin«L’aumento dei ticket per 2 miliardi non ci sarà», assicura il ministro della Salute nell’intervista a Roberto Turno del Sole-24 Ore. Se si manterrà l’andamento dei conti pubblici nel 2014 ci sarà un margine di 7 miliardi e «la mia proposta – dice – è che 5 miliardi siano destinati a continuare ad abbassare le tasse e ad aggredire il cuneo fiscale, gli altri 2 al settore sanitario per investire in infrastrutture, nell’adeguamento degli ospedali, nella tecnologia, nella sicurezza». Poi promette un controllo serrato sugli appalti, e non solo. E lancia i Fondi sanitari integrativi per le fasce disagiate e gli incentivi fiscali per le Casse già in vita. Giura che il «Patto per la salute» potrà essere il punto di svolta, e che ora «tocca alle regioni». A partire dai costi standard

di Roberto Turno. Cinque miliardi per ridurre il cuneo fiscale e 2 miliardi da investire in sanità. In vista della legge di stabilità, Beatrice Lorenzin è pronta a fare la sua proposta al Consiglio dei ministri e al Parlamento per utilizzare quei risparmi nei conti pubblici che secondo la nota al Def si potrebbero realizzare nel 2014. «La sanità ha dato tanto, più di tutti gli altri comparti», sostiene il ministro della Salute. Che assicura: l’aumento dei ticket per 2 miliardi non ci sarà. Ma promette un controllo serrato sugli appalti, e non solo. E intanto lancia i Fondi sanitari integrativi anche locali per  le fasce disagiate egli incentivi fiscali per le Casse già in vita. Giura che il «Patto per la salute» potrà essere il punto di svolta, e che ora «tocca alle regioni». A partire dai costi standard.

Ministro Lorenzin, la nota aggiornamento al Def prefigura un universalismo selettivo per la sanità pubblica. Le preoccupazioni su nuovi tagli sono diffuse.

Io non ho registrato questo nella nota al Def. Semmai, c’è la presa d’atto che la sanità ha già dato dal 2011 al 2015 con una riduzione di spesa di 22 miliardi di euro. Il comparto in assoluto più toccato in questi anni. Ma serve un sistema sostenibile, che assicuri a una popolazione sempre più anziana cure appropriate e quell’assistenza sociosanitaria di cui nessuno parla. Vanno pensati nuovi modelli, per un Ssn davvero equo. Questo dice il Def. Perché la sfida va affrontata subito.

Niente altri tagli, dunque. Cosa propone allora?

Sono pronta a fare presto pubblicamente una proposta al Consiglio dei ministri e al Parlamento. Se verrà mantenuto l’andamento dei conti pubblici fotografato nella nota al Def, anche per il 2014 si realizzerebbe un margine di almeno 7 miliardi. La mia proposta è che 5 miliardi siano destinati a continuare ad abbassare le tasse e aggredire il cuneo fiscale, glialtri2 miliardi alla sanità per investire in infrastrutture, nell’adeguamento degli ospedali, nella tecnologia, nella sicurezza.

Dovrà trovare ampie sponde nel Governo…

Due miliardi investiti in sanità producono 4-5 volte di più. Un volano per l’economia e l’occupazione. D’altra parte è nei momenti di crisi che cresce il bisogno di Welfare da parte dei più deboli. Quindi il Welfare va sostenuto, non demolito.

Quali saranno i passaggi chiave nell’immediato?

I costi standard, faranno cambiare la partita: prima le regioni li fanno, prima si risparmia. Poi per Natale il «Patto-salute» con la programmazione nazionale di best practice dagli ospedali al sistema farmaceutico alle cure h24. E la prevenzione con un piano nazionale che punti su quella primaria: in tre anni risparmieremmo miliardi di euro.

Domani ( oggi per chi legge, ndr) i governatori saranno in conclave proprio sul «Patto»: che s’aspetta da loro?

Collaborazione e la consapevolezza che va aperta una nuova stagione. Mi avevano chiesto la garanzia che non ci sarebbe stato l’aumento dei ticket. Così è stato. Ora tocca a loro.

La sanità integrativa è un tabù per il Governo?

Sto ragionando in prospettiva, non certo per la prossima legge di stabilità. Penso alla parte della popolazione più disagiata, quindi a Fondi integrativi aperti anche locali per queste fasce sociali sempre più ampie, vista la disoccupazione di ritorno. Con un contributo minimo per chi aderisce e con un fondo pubblico ad hoc. E le Casse già esistenti? Potrebbero essere incentivate sul piano fiscale o anche facendo un patto conle assicurazioni perché non aumentino le polizze o prevedano clausole di esclusione o recesso.

Tre sprechi da cancellare, se mai ne bastassero tre…

Le liste d’attesa, quando non ci sono veri e seri motivi: è insopportabile. Poi i macchinari inutilizzati: investimenti per centinaia di milioni in Tac o risonanze magnetiche usate sei ore al giorno. Facciamole lavorare h24. E la giungla degli appalti: l’unico modo per disboscarla è realizzare una centrale unica di acquisti a livello nazionale. Gli appalti non vanno, in sanità. C’è troppa disparità. E poi chi controlla la qualità? Siamo preoccupati dei controlli a monte, mai controlli a valle?

Niente briglie sciolte alle regioni commissariate…

Una delle basi del federalismo fiscale è il principio di responsabilità. Certo se una regione fa sforzi enormi per risanare il debito, bisogna darle una mano a partire dai Lea. Ma quelle regioni hanno rispetto alle altre uno spread che è pagato dai cittadini assistiti: riducendolo, ricaveremmo senza colpo ferire 20 miliardi. Per abbassarlo serve un’azione convinta ed efficace. Tutti facciano un passo indietro: ministro, regioni, sindacati. Solo così potremo fare un passo avanti in due o tre anni.

Cure all’estero, a fine ottobre si parte. Con proroga?

Nessuna proroga. Stiamo valutando tutto, non è molto chiaro ad esempio chi paga/cosa. Nel semestre europeo faremo marketing per la sanità italiana, che ha molte eccellenze.

Lavora per il semestre Ue, dunque Letta non cade.

Io lavoro con un lungo orizzonte. Se poi la storia mi porterà un orizzonte breve, avrò fatto il lavoro anche per gli altri. Sono una ragazza generosa.

Il Sole 24 Ore – 25 settembre 2013 

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