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L’intervista. Il ministro Lorenzin: «Via la politica dalle nomine Asl. La sanità va gestita secondo criteri di merito»

lorenzin-ansa-tlf-258Michele Bocci da Repubblica.  Trasparenza, controlli e un nuovo sistema di nomine, da cui va tagliata fuori la politica. Il ministro alla Salute Beatrice Lorenzin definisce «inaccettabile» quanto sta venendo fuori dall’inchiesta su Expo 2015 e spiega come vuole evitare che accada ancora. Perché la sanità smetta di essere una mangiatoia che nutre corrotti e corruttori. Le Regioni e il Governo, intanto, devono scegliere chi gestisce le Asl solo in base al merito, dopo aver studiato i profili scientifici dei candidati a ruoli sanitari oppure dopo aver stilato una graduatoria nazionale se si tratta di manager. Per quanto riguarda i direttori generali delle aziende ci vuole un Albo nazionale che renda conto delle loro capacità, basate anche sui risultati ottenuti. Se si scelgono le persone solo in base alla loro qualità, la politica non ha più potere di decidere e influenzare.

Perché la sanità finisce così spesso al centro di inchieste per corruzione?

«Perché è un business, muove interessi economici enormi ed è finanziata con soldi pubblici. Inoltre ha grandi ricadute a livello locale. Ogni euro sprecato in questo settore rappresenta una immoralità superiore rispetto agli altri. E se dietro c’è il ladrocinio è ancora peggio. Non ci dimentichiamo che se si buttano risorse destinate alla sanità viene a mancare denaro per persone che devono essere curate, salvate dalla morte».

Cosa ne pensa di quello che sta venendo fuori in Lombardia?

«Il malaffare non trova spazio solo in quella regione, purtroppo gli episodi sono diffusi anche in altre realtà locali. Non bisogna fare di ogni erba un fascio ma è inaccettabile che accadano cose del genere. Noi siamo qui a cercare di recuperare soldi risparmiando su degenze, lavorando sull’appropriatezza delle prestazioni sanitarie, sui costi dei farmaci. Limiamo le cifre cercando di non tagliare i servizi. E poi si scoprono scandali per cui le risorse finiscono nelle tasche di qualcuno. E’ odioso quando i singoli si arricchiscono sulla pelle di tutti. Nel caso specifico, poi, vedo che sarebbero coinvolte persone che avevano compiuto reati simili 20 anni fa».

Come si combatte la corruzione?

«Il primo intervento è culturale, questa pratica va stigmatizzata a livello sociale. Possiamo fare delle norme bellissime, ma non bastano. Del resto ne abbiamo ma le persone continuano a corrompere e a farsi corrompere. Bisogna far capire che la sanità è un bene pubblico comune, per il quale tutti i cittadini pagano le tasse. E in tanti sono interessati a sapere come funziona, me ne sto rendendo conto in questi giorni andando in giro per la campagna elettorale dell’Ncd per le Europee ».

A parte il piano culturale?

«Credo molto nella trasparenza dei dati. Con un clic i cittadini devono vedere come funziona un reparto ma anche quanto spende un ospedale per acquistare determinati beni. Se incrociamo i dati con la qualità del servizio ci rendiamo conto di differenze di costi che potrebbero rivelare qualcosa di illecito, o comunque un problema organizzativo. Poi c’è il tema dei controlli. Spesso nelle Asl il controllato è anche il controllore, e questo non va bene ».

Anche dall’inchiesta sull’Expo escono intrecci tra politica e vertici sanitari.

«Dobbiamo togliere alla politica la scelta dei dirigenti. Primari e direttori sanitari o scientifici delle Asl vanno scelti in base a una valutazione delle loro qualità, ad esempio quella che deriva dalle pubblicazioni e dalle esperienze professionali. Per quanto riguarda i direttori generali delle aziende bisogna portare avanti il discorso iniziato dal mio predecessore, Renato Balduzzi. Ci vuole un albo nazionale che renda conto delle loro capacità, basate anche sui risultati ottenuti. Se si scelgono le persone solo in base alla loro qualità, la politica non ha più potere di decidere e influenzare ».

Repubblica – 11 maggio 2014 

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