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L’intervista. Il ministro Madia blinda l’articolo 18: «Abolirlo non serve e non crea lavoro, quindi è inutile dividersi»

Se nel 2008 Marianna Madia era una giovane alla prima avventura parlamentare decisa a «portare la sua inesperienza » al servizio della comunità (la sua frase fu allora al centro di velenose polemiche), oggi è un ministro che ha dato il suo cognome alla Riforma della Pubblica Amministrazione.

«Oggi — dice — mi sento una veterana rispetto al gruppo parlamentare del Pd». E, come «veterana», nonché membro ascoltato del governo Renzi, dà giudizi e valutazioni. Un autunno caldo, una manovra aggiuntiva? «Mi fido di Pier Carlo Padoan. E’ un uomo onesto ed equilibrato. Se lui dice che la manovra non ci sarà, io sono convinta che dice il vero». Un autunno in cui si battaglierà sull’articolo 18? «Non è questo il problema. Se una cosa deve dividere tanto vale non dividersi. Se si potesse risolvere il dramma del lavoro cancellando l’articolo 18 lo avremmo già fatto. Ma non è così».

Ministro Madia, quei 183 sì alla riforma del Senato non sono poi molti e suggeriscono una navigazione procellosa per il futuro.

«Non mi accanirei sui numeri. Rimane la bellezza della vittoria. Metterei anche Roberto Calderoli tra quelli che hanno fatto parte di una bella giornata di democrazia. E hanno tutto il mio rispetto anche le posizioni espresse in dissenso. L’unica cosa triste è stata l’opposizione fine a se stessa, non propositiva».

Parla dei grillini.

«Sì, l’8 agosto finirà nei libri di storia. Ma che traccia lasciano i Cinquestelle con la loro opposizione? ».

Avrete sempre bisogno dei voti di Forza Italia.

«Per le riforme più si è meglio è».

Ma le larghe intese potrebbero anche allargarsi all’economia?

«Non mi pare che Forza Italia ci abbia appoggiato su due decreti importanti come quello sulla Pubblica Amministrazione e sulla Competitività».

Non era meglio rovesciare l’agenda e partire subito con il lavoro, con gli interventi shock in economia?

«Non ci sono interventi prima e interventi dopo. L’idea è stata fin dall’inizio quella di aggredire tutti i temi insieme e non di affrontarli a compartimenti stagni. Siamo partiti con gli 80 euro, non con il Senato. Posso fare un elenco lungo: il decreto Poletti, il pacchetto anticorruzione, la nuova strategia dell’Agenzia delle Entrate, i tempi della Giustizia per gli appalti… Dal 3 settembre, in commissione Affari Costituzionali al Senato, si parte con il disegno di legge che ridefinisce l’organizzazione dello Stato sul territorio. Avremo un unico Ufficio territoriale del governo che contiene tutta la periferia dello Stato… Non viviamo alla giornata, perseguiamo un’idea complessiva di Paese e sappiamo di dover correre. Altrimenti non si spiega perché siamo partiti a quella velocità e io ho fatto la riforma della Pubblica Amministrazione mentre partorivo! Se avessimo potuto, due mesi in più ce li potevamo prendere».

A proposito di Pubblica Amministrazione, i più 96, i quattromila insegnanti che, per mancanza di coperture, si son visti sfumare la pensione, sono arrabbiatissimi».

«E’ una vicenda che era sospesa da molto tempo, lascia l’amaro in bocca lo so. Il governo non ha mai dato parere favorevole all’emendamento che li riguardava e che era stato dichiarato ammissibile. Alla fine non è stata la Ragioneria di Stato a decidere che non c’erano le risorse per mandarli in pensione ma il governo che si assume la responsabilità di questa scelta. Renzi si riserva di valutare la questione nella cornice del pacchetto scuola che sarà varato questo mese. Io dico che, per il futuro, Ministero dell’Economia e Commissioni Bilancio dovrebbero interagire di più, sapendo che hanno a che fare con le aspettative dei cittadini. Non dobbiamo comunque mai dimenticare che abbiamo una legge di stabilità in autunno e non è possibile farci scappare capitoli di spesa».

Manovra aggiuntiva in autunno?

«Padoan dice di no e se lo dice lui gli credo».

I dati dell’economia sono inquietanti.

«Sono un po’ peggio rispetto ad una situazione che già sapevamo essere difficilissima, dura da anni, da troppi anni, e ha generato sofferenza. Ma noi ce la stiamo mettendo tutta. Sono sicura: gli italiani, li tireremo fuori da questa crisi».

Repubblica – 10 agosto 2014 

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