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    Home»Notizie ed Approfondimenti»L’intesa fantasma e rischi giochi di prestigio con Ue
    Notizie ed Approfondimenti

    L’intesa fantasma e rischi giochi di prestigio con Ue

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche26 Ottobre 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    di Folli Stefano. Il rischio di giochi di prestigio con la Ue L’intesa fantasma con la Lega e i rischi di giochi di prestigio con la Ue Ore decisive per la sopravvivenza del Governo.

    La crisi passa da Bruxelles Si gioca con il fuoco e il pericolo di scottarsi è grande: sempre più in bilico sull’abisso che rischia di inghiottire non solo l’Italia, ma buona parte dell’eurozona. La crisi di governo è dietro l’angolo e con essa la fine di un’era politica cominciata nel ’94. A scandire il passaggio è l’Europa, con tutte le conseguenze imprevedibili che uno scenario senza precedenti comporta. A Roma una maggioranza frantumata, dopo che è saltato senza rimedio l’asse storico fra la Lega e il partito berlusconiano, si è avvitata per quasi due giorni senza gran costrutto intorno al negoziato sulla riforma previdenziale.

    Alla fine si è capito che il compromesso con i leghisti, molto al ribasso, può riguardare questo o quel ritocco, ma non l’impianto del sistema. In particolare non si toccano le pensioni di anzianità, linea discriminante ed emblematica fra ciò che l’Europa chiede e ciò che l’Italia di Bossi non vuole concedere. Tale era ieri sera la situazione, alla vigilia del nuovo vertice in Belgio. Eppure, con un colpo a sorpresa, ecco Angelino Alfano annunciare l’accordo fra Pdl e Lega. Accordo che renderebbe possibile a Berlusconi dare all’Unione i vari chiarimenti richiesti, con i relativi impegni. Se così fosse, quella fornita dal segretario del Pdl sarebbe una notizia con i fiocchi. La più importante degli ultimi anni. Ma la sensazione diffusa è che questa mezza intesa, se c’è, riguarda questioni di metodo, piuttosto che il merito dei problemi. Tanto è vero che Umberto Bossi prima si dichiarava pessimista, poi concedeva: «Abbiamo individuato una strada, ora vediamo cosa dice l’Europa». Un commento non troppo convinto di uno che ha tutta l’aria di volersene lavare le mani. E ancora Alfano gli faceva eco: «Speriamo di aver trovato un punto d’equilibrio…». Anche lui alquanto minimalista, ma con il dovere di “coprire” un premier mai come nelle ultime ore apparso isolato dai suoi maggiori alleati. Una svolta storica richiederebbe ben altra enfasi, ben altra tensione. Invece si respira un’atmosfera fra il timoroso e il rassegnato. Quasi un rompete le righe. Il presidente della Repubblica è partito alla volta di Bruges, dove oggi parlerà di Europa, senza conoscere i contenuti definitivi della lettera che il premier si appresterebbe a inviare all’Unione. In sostanza, una lettera fantasma: almeno fino a ieri sera. Per cui non occorre essere degli indovini per supporre che il misterioso accordo con il Carroccio investa alcuni princìpi generali o poco più. Troppo poco e troppo tardi. Con ogni probabilità non è quello che l’Europa ha preteso con modi bruschi, persino spiacevoli e non privi di malanimo verso la figura di Berlusconi. In ogni caso le prossime ventiquattro ore saranno decisive. C’è da augurarsi che, nonostante lo scetticismo, il presidente del Consiglio sia in grado di mettere insieme una risposta programmatica all’altezza della sfida che l’Unione ci propone. I giochi di prestigio all’interno della coalizione, il detto e non detto, le promesse campate in aria appartengono al passato. «Non è più tempo di annunci» ha detto il presidente della Repubblica. Tanto più che è evidente il solco fra i piccoli giochi di palazzo, utili per racimolare voti quando c’è da sostenere la “fiducia” in Parlamento, e la dimensione continentale dei problemi. Il provincialismo è passato di moda e il nostro sistema politico è posto di fronte alla più drammatica fra le prove di maturità. Che sia la famosa lettera all’Unione o sia il premier in persona a recare ai partner la risposta italiana, è il momento della serietà. Ieri sera, in una cerimonia al Senato, Gianni Letta citava molto a proposito una frase di Alfredo Frassati, il fondatore della “Stampa” di Torino: «Dobbiamo lavorare tutti insieme per la salvezza comune». Purché, aggiungiamo, il tempo non sia scaduto.

    Ilsole24ore.com – 26 ottobre 2011

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