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L’Italia è il futuro? Metà giovani pronti a espatriare

È quanto emerso dall’indagine Coldiretti/Swg presentata all’assemblea annuale dei giovani di Roma. Il ministro De Girolamo: “Le nuove generazioni hanno bisogno di poter credere nei propri sogni”

Birra dai carciofi, mobili dai fichi d’India, olio di oliva spray e barrette energetiche a chilometri zero. Sono queste alcune delle idee da outsider presentate a margine dell’Assemblea annuale dei giovani di Coldiretti a Roma e focalizzata sul tema: “L’Italia è il futuro”.

Se queste idee possano rappresentare il futuro dell’agricoltura nazionale è tutto da dimostrare, ma è fuor di dubbio che tanto nel settore primario quanto in tutti gli altri, è nelle aziende guidate da imprenditori ancora molto lontani dall’età della pensione che fioriscono prospettive e soluzioni anticonvenzionali, qualche volta geniali e talvolta vincenti.

Un concetto, quest’ultimo che, accanto a una declamatissima sensibilità delle nuove generazioni per la coniugazione dei temi dell’etica e dell’estetica, è stato più e più volte sottolineato e ribadito nel corso di un’assemblea che si è aperta con l’inno nazionale cantato da una cantante d’opera secondo un format che ricordava più l’apertura delsuperbowl, che a una convention di giovani agricoltori nostrani alle prese con la crisi.

La scelta di dare all’assemblea un’impronta formale più vicina a un modello statunitense che a quello degli eredi di Virgilio, non deve tuttavia indurre nell’errore di considerare la manifestazione come una parata a base di pop corn con burro di arachidi e ragazze pon pon.

Nel corso dell’evento sono stati presentati i risultati dell’indagine Coldiretti/Swg sui “Giovani e la crisi”, dalla quale è emerso che più di un quarantenne su quattro si mantiene grazie alla “paghetta” dei genitori che aiutano finanziariamente i giovani italiani fino ad età avanzata e che quasi un giovane su tre (32%) pur di lavorare farebbe lo spazzino, ma la percentuale sale al 49% per quelli in cerca di lavoro e scende al 19 per gli studenti.

Non solo, nel Paese considerato la patria dei “mammoni”, la maggioranza dei giovani (51%) sotto i 40 anni è pronta ad espatriare per motivi di lavoro mentre il 64% è disponibile a cambiare città.

Al di la della cornice in cui sono state inserite, le richieste delle giovani leve di Coldiretti alle istituzioni sono state chiare e precise, assolutamente in linea con quelle degli ‘adulti’ e coerenti con tutte quelle problematiche che rappresentano ormai una tara endemica del nostro sistema agricolo: fisco, burocrazia, ricerca e innovazione, Pac, competitività.

Alcune di queste possono apparire un po’ eccessive, come i cinque anni di sospensione del pagamento di imposte e contributi alle imprese familiari in cui si concretizza quella che viene definita la ‘staffetta generazionale’ma, si sa, chiedere non costa nulla e, alle volte, capita che si venga accontentati.

A molti dei temi sollevati ha cercato di dare una risposta il ministro Nunzia De Girolamo che, dopo aver riscosso il doveroso plauso dei presenti per il primo parziale successo con l’Imu, ha ribadito che il suo obiettivo rimane quello dell’eliminazione definitiva dell’imposta e ha allargato il tema all’Iva, dichiarandosi “culturalmente contraria” al suo aumento e annunciando di aver trovato in tal senso un’ampia sponda all’interno della maggioranza.

Trovandosi a un’assemblea di giovani, il ministro ha voluto approfondire l’sposizione del suo pensiero riguardo le attuali condizioni di una generazione, nella quale ha incluso se stessa, e che ha definito”disastrata”.

“I giovani hanno bisogno di poter credere nei propri sogni, di poter tornare a credere nel futuro – ha dichiarato la De Girolamo -. Igiovani agricoltori hanno dato prova di sapere scommettere ancora, ma dobbiamo aiutarli, dobbiamo dare risposte concrete.

Ci sono alcuni punti che ritengo prioritari, soprattutto per i giovani, sui quali sto lavorando fin dal mio primo giorno da ministro: accesso alcredito, nuove terre ai giovani e meno burocrazia. L’accesso al credito è fondamentale per tutte le imprese, che devono tornare a stare sul mercato, a investire e fare sviluppo. Per affrontare questa situazione ho già convocato – ha dichiarato il ministro – una riunione con Ismea e con l’Abi per mettere a punto una strategia efficace”.

A Bruxelles rappresenterò i diritti dell’Italia, degli agricoltori e in particolare dei giovani. A questo proposito, per quanto riguarda la maggiorazione del 25% dell’importo del valore medio degli aiuti diretti dei singoli agricoltori per un periodo di 5 anni, nel caso di imprese agricole condotte da giovani imprenditori, intendo applicarla in Italia sia nel caso che essa venga definita obbligatoria, che facoltativa”.

In merito alla cessione dei terreni demaniali, il ministro ha ribadito di valutare la possibilità di chiedere alla Cassa depositi e prestiti di collaborare per sbloccare la situazione, tenedo come linea guida l’esperienza del fondo immobiliare degli enti locali.

Altro punto dolente del settore toccato dalla De Girolamo è quello dell’eccesso di burocrazia. “Serve semplificazione – ha affermato il ministro – occorre alleggerire il carico sulle spalle dei nostri imprenditori che si trovano a gestire duplicazioni o addirittura triplicazioni di controlli”. La soluzione proposta dovrebbe essere quella di affidare alleprefetture il coordinamento dei controlli nelle rispettive zone di competenza.

Sulla spinosa questione degli Ogm il ministro ha dichiarato di ritenerne inutile, se non dannosa, la coltivazione in Italia e che la competitività sui mercati della nostra agricoltura debba essere legata all’eccellenza del made in Italy.

Rimane un nostro dubbio irrisolto: il modo in cui si possa essere competitivi su un mercato in cui gli Ogm non si possono coltivare, ma possono tranquillamente essere importati e commercializzati.

Agronotizie – 24 maggio 2013

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