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Lite Lega-Pdl sui Dg. Padrin fa felici i manager delle Usl: contratti più lunghi e via al taglio del 20% degli stipendi

1a1a1a_0a00aaa111aaaaaaaPalazzo-Ferro-FiniIl presidente pidiellino della commissione sanità, Leonardo Padrin, ha presentato ieri durante la discussione sulla legge di semplificazione delle norme sanitarie una serie di emendamenti riguardanti i direttori di Ulss, Aziende ospedaliere e Iov, proponendo che il loro contratto abbia una durata massima di 5 anni; che il presidente della Regione possa rinegoziarlo nella durata e nel trattamento economico; che sia esclusa una riduzione dei compensi (prevista fino al 20%) qualora il sistema sanitario veneto sia in equilibrio; e infine, dettaglio non trascurabile, che gli stipendi dei manager siano differenziati in base alla complessità dei compiti e della materia di competenza, adottando cioè il criterio di Lombardia, Emilia e Toscana.

Dice Leonardo Padrin, presidente della commissione Sanità, che si tratta di «una scelta civile e di buonsenso» e proprio per questo, nonostante l’austerity sbandierata di questi i tempi, è curioso di vedere chi, tra i consiglieri, «avrà il coraggio di opporvisi». Di cosa sta parlando? Dell’annullamento del taglio del 20% imposto nel marzo del 2011, con effetti retroattivi fino al 2009, allo stipendio dei direttori generali, amministrativi, sanitari e dei servizi sociali delle Usl. Una posizione non nuova, questa di Padrin (aveva già espresso tutta la sua contrarietà quando il provvedimento arrivò sul tavolo della sua commissione, nel giugno del 2011) e che però ora si traduce in un emendamento al vaglio dell’aula, presentato ieri durante la discussione di una legge su tutt’altra materia, per quanto «sanitaria»: la semplificazione delle norme in materia di igiene, medicina del lavoro e sanità pubblica.

«La riduzione dei trattamenti economici complessivi previsti dal decreto legge 112/2008 (la manovra Tremonti-Brunetta, ndr.) – si legge nell’emendamento – non trova applicazione ove la Regione abbia comunque assicurato l’equilibrio economico del proprio servizio sanitario regionale». Proprio in quest’ultima riga, secondo Padrin, sta il punto: perché il Veneto, che ha i conti in ordine, dovrebbe imporre un sacrificio simile ai suoi manager? Perché chi gestisce bene la sanità dovrebbe essere punito con una decurtazione da 154.500 euro a 123.608 euro e per di più senza tredicesima?

«E difatti Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna non hanno provveduto ad alcun taglio» chiosa il presidente, che ha però voluto articolare meglio la nuova disciplina stabilendo la possibilità per la giunta regionale, previo parere della commissione, di «graduare i trattamenti economici complessivi anche in base alla complessità dell’Azienda gestita» perché, com’è ovvio, guidare l’Usl di Padova non è esattamente come guidare quella di Adria o di Feltre.

E questo, si legge in un secondo emendamento, potrà valere anche per i contratti già firmati dai direttori nominati lo scorso 31 dicembre, se il presidente Zaia lo vorrà. C’è poi un terzo emendamento messo a punto da Padrin, che pure se approvato sortirà i suoi effetti anche sui manager in carica, ed è quello che riporta la durata massima dei contratti a 5 anni (erano stati ridotti a 3) ed elimina lo spoils system, ossia la regola per cui allo scadere del mandato scadevano automaticamente anche i direttori, considerati la longa manus del presidente in sanità.

Due modifiche utili a superare il conflitto di costituzionalità sollevato dal governo, che però pare abbiano generato qualche imbarazzo all’interno della Lega: favorevole il partito, contrario l’assessore alla Sanità Luca Coletto che, protagonista di una lotta senza fine con il suo segretario generale Domenico Mantoan, si sarebbe opposto a che il prolungamento fino a 5 anni possa valere anche per lui, come previsto espressamente nell’emendamento Padrin.

La manovra emendativa è stata presentata ieri in aula ma non è stata votata causa troppe assenze. L’opposizione, non pregiudizialmente contraria alle novità proposte da Padrin, ha chiesto infatti di poterle discutere «con calma e non negli scampoli finali di una seduta ormai deserta». Per brindare, dunque, i direttori generali dovranno attendere la prossima convocazione del consiglio.

Corriere del Veneto – 1 febbraio 2013

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