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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Notizie»Rapporto: livelli essenziali di assistenza, solo otto Regioni li garantiscono al 100%
    Notizie

    Rapporto: livelli essenziali di assistenza, solo otto Regioni li garantiscono al 100%

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche10 Maggio 2011Nessun commento5 Minuti di lettura
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    1livelliasistenzaIl Ministero della Salute ha pubblicato il rapporto sul Mantenimento dell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza 2009. Il quadro non è roseo. Sulle 17 Regioni esaminate solo 8 escono promosse a pieni voti. Tre guadagnano la promozione ma con riserva. Ma ben 6 non raggiungono la sufficienza: Molise, Abruzzo, Sicilia, Campania, Lazio e Calabria. Sono le prestazioni e i servizi che devono essere garantiti a tutti i cittadini. Ma nei fatti sono solo 8 le Regioni – Emilia Romagna, Lombardia, Toscana, Marche, Piemonte, Umbria, Veneto e Liguria – hanno adempiuto al loro compito di erogare i Livelli essenziali di assistenza (Lea) in modo efficiente.

    Basilicata, Sardegna e Puglia se la sono cavata, anche se devono migliorare. Ma per il Lazio e le Regioni del Sud la situazione è “critica” .

    A rilevarlo è il monitoraggio sui Lea del ministero della Salute, relativo al 2009 e riguardante 17 Regioni (mancano i dati di Valle D’Aosta, Friuli Venezia Giulia, Trento e Bolzano), con un set di 21 indicatori selezionati appositamente dal Comitato Lea sulle macroaree di assistenza (6 indicatori per la prevenzione, 9 per l’assistenza distrettuale, 6 per l’ospedaliera).

    La valutazione finale è illustrata in sintesi nella tabella a fondo pagina, dove il ministero ha anche specificato, Regione per Regione, gli aspetti più critici emersi dal monitoraggio. Scavando un po’ più in dettaglio tra gli indicatori è possibile notare altri particolari. Soprattutto che l’inadempienza del Sud e Isole non deriva solo dalla carenza di prestazioni in termini quantitativi, ma inferiore è anche la qualità delle prestazioni erogate. È al Sud, ad esempio, che si fa più ricorso al taglio cesareo e che si operano con maggiore ritardo le fratture del femore negli anziani, riducendo così le possibilità di recupero del paziente.

    Nel dettaglio, la Campania conserva la maglia nera per i cesarei, con un ricorso al taglio nel 61,97% dei parti, seguita dalla Sicilia, con il 53,14%, e dal Molise, con il 48,45%. In generale, tutte le Regioni del Sud, a cui si aggiunge il Lazio, superano il 40% (fa eccezione la Sardegna, con il 37,77%.). I livelli del Nord, invece, viaggiano sul 30%, con il migliore risultato della Toscana, che con il 26,56% di cesarei si avvicina al limite del 25% per i tagli cesarei raccomandato dall’Oms.

    E ancora: in Puglia solo il 18,07% degli anziani ricoverati per la frattura del femore viene operato entro 48 ore. Il 22% in Campania e Sicilia, il 25% in Basilicata. Ma va male anche nel Lazio, dove si registra solo il 21,84% degli interventi effettuati entro 48 ore. Certo, i margini di miglioramento sono consistenti anche al Nord, ma la media riesce almeno a raggiungere il 40%, con punte del 59,46% nelle Marche e del 54,16% in Toscana.

    Tra gli indicatori a rilevare quanto sia spaccata in due l’Italia anche quello relativo allo screening. Per valutarlo il ministero ha preso in considerazione le persone che hanno effettuato test di screening di primo livello in un programma organizzato per cervice uterina, mammella e colon retto. A ciascuno è stato attribuito un punteggio da 0 a 5, che indicava il livello di partecipazione al programma della popolazione target. Il massimo punteggio, 5, significava per lo screening alla mammella una partecipazione di oltre il 60% della popolazione target, negli altri due casi una partecipazione oltre al 50%. Il ministero ha quindi sommato i punteggi di partecipazione agli screening per le tre forme tumorali, registrando la partecipazione massima (punteggio 15, percentuale superiore al 50%) in Toscana, seguita dal Veneto e dall’Emilia Romagna (punteggio 13) e dall’Umbria 11. Al Sud d’Italia questi livelli sono un miraggio. Sicilia e Sardegna hanno un punteggio di partecipazione ai programmi di screening pari a 1, Lazio e Campania registrano 2, Calabria 4, Puglia 6.

    Significative anche le differenze per il tasso di ricoveri attribuibili a Drg ad alto rischio di in appropriatezza. I risultati migliori sono quelli del Piemonte e della Toscana (dove i ricoveri potenzialmente inappropriati sono rispettivamente il 5,20 per mille abitanti e il 6,80), ma in Molise e in Puglia raggiungono il 18,09 e il 16,60. Male anche Sardegna (14,43), Campania (14,02), Calabria (11,68), Abruzzo (12,07) e Lazio (13,26). Ma spicca anche il dato della Lombardia, con il 12,34 di ricoveri potenzialmente inappropriati. La quota più alta registrata al Nord.

    Forte gap anche per l’assistenza domiciliare integrata. I più assistiti sono gli over 75 enni del Veneto (il 16,7% rientra in un programma di assistenza Adi), seguiti da quelli dell’Emilia Romagna (14,03%) e della Lombardia (10,32%). Dello stesso servizio usufruiscono invece solo l’1,3% dei calabresi over 75enni e l’1,79% degli anziani campani e pugliesi. Altre 6 Regioni non superano il 6% di anziani assistiti in Adi. Ma altrettanto bassa è la percentuale di anziani trattati in strutture residenziali. In Campania avviene solo per lo 0,02% degli over 75enni, in Puglia per lo 0,36%. Punta invece su queste strutture il Veneto, dove ben il 74,58% degli anziani viene trattato in una struttura residenziale. Per tutte le altre Regioni, la quota registra valori molto bassi, per lo più non oltre al 5%, tolto il caso della Basilicata (13,66%), comunque ben lontano dal valore del Veneto.

    Al contrario, si fa ampio ricorso all’ospedale nel Sud d’Italia. È infatti lì che si registra il più alto tasso di ospedalizzazione, che tocca il massimo in Campania (223,7 per 1.000 abitanti), seguito dalla Sicilia (213,19) e dal Molise (197,58). Il valore minimo se lo aggiudica invece la Toscana, con 148,56, poi il Veneto (150,49) e il Piemonte (159,26).

    Più alto al Sud rispetto al Nord anche il ricorso ai farmaci. La percentuale di spesa farmaceutica territoriale supera il tetto del 13%, andando oltre il 15%, in Sardegna, Sicilia, Calabria, Puglia, Abruzzo e anche Lazio. Solo la Basilicata si mantiene sotto il tetto, con il 12,83%, valore simile a quello dell’Umbria (12,56%), della Toscana (12,5%), dell’Emilia Romagna (12,2%), della Lombardia (12,04%) e del Piemonte (12,62). (da quotidianosanita.it-9 maggio 2011)

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