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«Nella legge di stabilità taglio al cuneo». Letta: giù le tasse sul lavoro. Entro fine anno dentro il 3%

«Coalizione non facile ma la tenuta del governo prevarrà». Disavanzo La garanzia agli investitori: «Entro la fine dell’anno saremo dentro il livello del 3% nel rapporto tra deficit e Pil»

A New York, al Council on Foreign Relations, il premier Enrico Letta ha anticipato una forte riduzione del cuneo fiscale. La riduzione, ha detto, sarà inclusa nella legge per la stabilizzazione fiscale che sarà presentata al voto il prossimo 15 ottobre con l’obiettivo di rilanciare l’economia attraverso un policy mix che passa anche per le privatizzazioni: «Presenteremo una legge di stabilizzazione fiscale con un grande piano per tagliare le tasse sul lavoro accompagnate da un progetto di privatizzazione a tutto campo».

La riduzione del cuneo fiscale poggia su tre punti chiave: «appesantire» le buste paga grazie alle riduzioni dei costi, alleggerire il costi per le aziende e ottenere dalla combinazione dei due incentivi un rilancio dei consumi a sostegno dell’economia. Per Letta non ci sono dubbi, già l’ultimo trimestre di quest’anno si chiuderà con il segno più per la crescita economica, con un pronostico positivo in termini di crescita per tutto il 2014. Questo grazie a tre iniziative: la prima, il taglio di 1,5 miliardi in tasse sul lavoro per agevolare l’occupazione giovanile; la seconda, l’erogazione di incentivi per il settore immobiliare per aprire nuovi cantieri e per agevolare operazioni di ristrutturazione antiterremoto «con molti incentivi per un settore dove abbiamo avuto il collasso 5 anni fa» ha spiegato Letta. Infine il rimborso da parte dell’amministrazione pubblica dei 50 miliardi dovuti alle aziende.

In questo “tempio” della politica estera dunque, Letta si è occupato soprattutto di economia. Ha parlato di missioni di pace, Siria, prospettive per una stabilizzazione della Libia. Ma è la battuta d’apertura di James Zirin, il moderatore dell’incontro di Letta al Council a confermarci quanto in questo momento all’America e ai potenziali investitori interessino soprattutto stabilità interna e rilancio economico: «La forza della politica estera comincia a casa», ha esordito Zirin per spiegare la sua curiosità – e quella dei suoi compagni del Council – soprattutto sulle questioni economiche e sulle prospettive per le riforme strutturali in Italia. Bene ha fatto Letta ad approfittare di questo viaggio per l’Assemblea Generale dell’Onu, dove parlerà domani, per dare a questo suo viaggio un taglio economico/finanziario incontrando in varie occasioni esponenti del mondo degli affari.

Del resto, proprio al Council la membership è fatta soprattutto da uomini d’affari, grandi managers e avvocati proprio come Zirin. Alcuni dei membri con cui abbiamo parlato volevano anche fare un confronto fra Letta e il suo immediato predecessore, Mario Monti, molto amato da queste parti, e hanno riconosciuto di avere visto in Letta un uomo riflessivo, moderato, come Monti, preparato sul piano economico e molto concreto nella sua analisi.

Letta ha circumnavigato un paio di domande (ad esempio quella sulla congruità di destinare al deficit i proventi di privatizzazioni immobiliari che dovrebbero ridurre il debito), ma ha dato un quadro lucido delle scadenze più immediate per il suo governo con una garanzia: ”Per la fine dell’anno saremo dentro il livello del 3% nel rapporto defici Pil». La prima scadenza ha detto Letta sarà già questo venerdì con un decreto tampone che dovrebbe evitare il pericolo di un auemnto dell’Iva. Su questo il Tesoro si è trovato d’accordo e potrebbe essere annunciato un progetto di privatizzazione immobiliare.

La seconda scadenza è quella del 15 ottobre con la legge per la stabilizzazione fiscale e per la crescita, la terza riguarda Destinazione Italia, il progetto in 50 misure per agevolare l’investimento straniero in Italia e per tutelare l’investitore straniero davanti al rischio di cambiamenti improvvisi sul piano fiscale o su quello giuridico.

È questo quadro d’insieme, ha spieagto Letta al Council, a dare una prospettiva positiva dopo cinque anni di crisi in Europa con un obiettivo centrale funzionale al progetto di crescita: «Il punto chiave è il livello di tassi di interesse, tassi del 6-7% come abbiamo avuto anni fa, sono stati per l’Italia un disastro, ma credo che per la fine dell’anno arriveremo a tassi del 4% e forse del 3-4% per l’anno prossimo, avremo un debito sostenbile, anche perché il nostro debito oggi cresce meno di quello degli altri».

Il Sole 24 Ore – 25 settembre 2013 

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