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«Niente professori Sud», crociata Bitonci contro supplenti “pendolari”

Il deputato leghista vuole favorire gli insegnanti veneti: l’attacco all’istituto Ruzza durante le selezioni per 400 posti da precari

PADOVA – «Gli insegnanti che lavorano a Padova? Devono essere veneti». A dirlo è il parlamentare leghista Massimo Bitonci che torna in trincea dopo la pausa estiva. «Il pendolarismo sud-nord degli impiegati statali, insegnanti compresi, deve finire» ha tuonato ieri l’ex sindaco di Cittadella a margine delle selezioni cominciate all’Istituto Ruzza, per l’assegnazione di 400 posti di supplente nelle scuole della provincia. Selezioni a cui hanno partecipato 3.500 insegnanti precari provenienti un po’ da tutta Italia.

«Non ho niente contro i precari della scuola – ha rincarato la dose il segretario cittadino del Carroccio – Al Ruzza c’erano donne incinte, giovani e meno giovani, tutti sicuramente preparati e con curriculum più che dignitosi. Persone che meriterebbero una collocazione stabile. Tuttavia non si può accettare che sia il Veneto a doverle assorbire, specie se non sono venete».

Il parlamentare leghista, già promotore di iniziative di legge che chiedono l’istituzione della residenza veneta obbligatoria per gli impiegati della scuola in Veneto, insiste: «Molti degli aspiranti supplenti che si sono presentati alla selezione non conoscono le specificità della nostra terra e della nostra storia. Non parlano veneto e magari qui non hanno mai messo piede prima. Questo è inaccettabile».

Per la tutela e il riconoscimento della lingua veneta, Bitonci ha anche presentato una proposta di legge che giace da oltre un anno in commissione Cultura alla Camera: «Il fine è l’inserimento della lingua veneta tra quelle riconosciute all’interno della legge n.482 del 1999, la norma che tutela e valorizza le lingue minoritarie in Italia – conclude – Sembrerà assurdo, ma ad oggi lo stato tutela e valorizza lingue come l’albanese o il catalano, non il veneto».

La Lega dunque, almeno a Padova, sembra voler tornare alle origini. Alla fine degli anni Ottanta infatti la “crociata” contro gli impiegati pubblici meridionali (sempre e soprattutto gli insegnanti) era infatti uno dei cavalli di battaglia del movimento guidato allora da Umberto Bossi.

Il Gazzettino – 8 settembre 2012

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