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Lo 007 italiano a capo di Wildleaks “Così svelo chi uccide gli animali”. Andrea Crosta guida il sito di delazioni anonime contro i crimini ambientali

Ettore Livini. Agenti segreti al servizio di sua maestà. Non la regina Elisabetta come il vecchio James Bond, ma sua maestà il leone — il re della foresta — e le altre centinaia di specie, vegetali compresi, messe a rischio da bracconaggio e deforestazione. La guerra ai crimini ambientali prova a fare il salto di qualità, adeguandosi alle armi sofisticatissime messe in campo dalle cupole di un business ormai stramiliardario. Nome in codice dell’operazione: Wildleaks.

Oggetto: il nuovo — e a giudicare dai primi risultati efficacissimo — sito per delazioni anonime lanciato a inizio 2014 da una pattuglia di “superpoliziotti” della natura guidati dall’italiano Andrea Crosta. Obiettivo: la guerra globale contro trafficanti d’avorio, cacciatori di tigri in Siberia e di lupi sulle Alpi o disboscatori dell’Amazzonia.

«Il nostro progetto è semplice — racconta Crosta, da una vita nella security aziendale e già numero uno della Elephant Action League —. Ogni giorno in Africa e Asia vengono arrestati decine di piccoli trafficanti. Pesci piccoli. Ma serve a poco. Il problema vero è arrivare ai vertici dell’organizzazione. Parlo dei politici corrotti, degli apparati di sicurezza infedeli e degli uomini d’affari che tirano le fila del business». Wildleaks prova a essere la risposta professionale a questo problema. «Il nostro sito è un luogo sicuro dove chiunque può denunciare, in forma anonima, ogni tipo di crimine ambientale — continua —. Sapendo che le informazioni andranno in mano ad esperti di altissimo livello in grado di valutare quando, se e come intervenire ». Lui è la prova provata di cosa vuol dire esperti in questo campo: due anni fa, dopo mesi e mesi di investigazioni sul campo in Somalia, Crosta ha smascherato e svelato i legami dei terroristi di Al Shabaab con il traffico d’avorio, un commercio in grado di garantire il 40% degli stipendi delle loro milizie.

Wildleaks è l’evoluzione darwiniana dell’antibracconaggio 2.0. Spiega Crosta: «Funziona così. Le informazioni viaggiano su una piattaforma Tor che garantisce l’anonimato. Poi il leak viene validato da un pool interno per decidere come agire ». Wildleaks, come qualsiasi organizzazione di 007 che si rispetti, ha due livelli. Uno pubblico, fatto di avvocati ambientalisti, esperti di comunicazione, di security e di criminalità ambientale. Uno “coperto”, fatto di 007 sul campo, spesso ex poliziotti o ex agenti dei servizi locali, a fare il lavoro di indagini.

Dal giorno in cui è stato aperto il sito, sul tavolo di Crosta sono già arrivate 70 “soffiate”: «Dopo il primo lavoro di valutazione abbiamo deciso come muoverci sui 25 casi ritenuti prioritari — spiega — . Possiamo scegliere se istruire noi l’inchiesta. Oppure condividerla con altre ong ambientaliste o girarla alle forze dell’ordine nei paesi dove si può fare senza timori». Ad oggi, malgrado il periodo ancora di rodaggio, il team di Wildleaks sta lavorando su tre segnalazioni considerate molto dettagliate relative al commercio di zanne d’elefanti in Mozambico, Tanzania e Kenya. Altre tre sono seguite in partnership con associazioni ambientaliste locali come quella sul bracconaggio di tigri a Sumatra. Sono arrivati leaks su taglio di foreste russe da parte di imprese cinesi, sul traffico di scimmie in Centrafrica. Il budget è costituito da donazioni private. «Siamo partiti grazie agli aiuti di alcuni mecenati tra cui la famiglia Moratti — dice Crosta — . Ora abbiamo ricevuto sostegno da diverse fondazioni familiari americane ».

Il lavoro è pericoloso come quello di un agente segreto tradizionale. I baroni del bracconaggio non scherzano. E spesso vivono e operano in scenari dove la violenza è ordinaria amministrazione. «In Africa occupano posizioni di altissimo livello — racconta —. Sono agenti della sicurezza, protetti dal governo. In Kenya tutti conoscono i nomi dei 10-13 mammasantissima dell’avorio, ma nessuno ha mai trovato le prove per inchiodarli ». Lo stesso in Tanzania. «Noi prendiamo i leaks attendibili — conclude Crosta — e cerchiamo in loco collegamenti, nomi, prove che leghino i vari livelli dei crimini ambientali sul campo alle navi, i commercianti di Dubai, delle Filippine e cinesi che gestiscono a valle traffici e commercio». Sotto l’ombrello di Wildleaks sono già finiti in Europa gli orsi scandinavi e il sito è a disposizione, come ovvio, per segnalazioni anche dall’Italia. Una volta lupi & C. si affidavano con fiducia a San Francesco. Un santo in paradiso, certo, può sempre servire. Ma contro i fucili dei bracconieri, con i tempi che corrono, non è male nemmeno avere uno 007 di fiducia.

Repubblica – 1 agosto 2014 

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