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Lo stato dell’agricoltura secondo Inea, rapporto tra luci e ombre

E’ un quadro tra luci ed ombre quello dipinto dal Rapporto Inea 2011 sull’agricoltura italiana. Il settore patisce le conseguenze della crisi che attanaglia il Paese, ma mostra anche capacità di risposta da non sottovalutare.

I principali indicatori macroeconomici sono, infatti, lo specchio del protrarsi della generale congiuntura economica negativa e delle difficoltà di reazione che attraversa il Paese, testimoniata da una crescita abbastanza lieve del Pil (+0,4% tra il 2010 e il 2011). Va però sottolineato che nel 2012, secondo un’analisi di Coldiretti, l’agricoltura italiana è l’unico settore capace di far registrare un trend positivo, con un aumento del Pil ancora dello 0,4% sul piano tendenziale, nel primo trimestre.

Tornando al 2011, secondo il rapporto Inea sull’agricoltura italiana, il sistema agricolo ha fatto registrare una significativa crescita del valore della produzione rispetto al precedente anno in termini correnti (+6%, 51.847 milioni di euro), generata da un incremento dei prezzi agricoli pari al 14%.

All’incremento del valore della produzione agricola italiana ha fatto da contraltare la crescita del valore dei consumi intermedi, aumentati a livello nazionale dell’8,2% e che hanno portato il dato in termini correnti a 24.210 milioni di euro. A valori costanti, invece, il settore primario mostra una stagnazione della produzione agricola, un lieve incremento per l’impiego dei consumi intermedi (+0,6%) e un arretramento per il valore aggiunto (-0,5%).

In questo scenario va rilevata la nota positiva relativa al miglioramento della ragione di scambio nazionale del settore primario (il rapporto tra l’indice dei prezzi dei prodotti venduti e l’indice dei prezzi dei prodotti acquistati dagli agricoltori). Seppur lieve, l’incremento positivo registrato inverte un trend di costante peggioramento che aveva caratterizzato gli ultimi anni.

La difficoltà sul fronte della ragione di scambio è imputabile prevalentemente allo “schiacciamento”, in termini di prezzo, del settore primario rispetto agli operatori a valle (Gdo e grande industria) e alle grandi imprese fornitrici di input produttivi. Infatti, se prendiamo ad esempio gli agrofarmaci, la metà dei prodotti venduti in Italia sono commercializzati da circa il 10% delle imprese.

Secondo il rapporto, particolarmente complessa è la situazione dell’agricoltura sul fronte del credito e delle possibilità di investimento: le informazioni sui tassi di interesse praticati all’agricoltura dimostrano un maggior costo dei finanziamenti erogati al settore primario rispetto agli altri settori (ultimo trimestre 2011 5,2 per l’agricoltura contro 3,4 per le altre attività economiche).

Queste tensioni vanno superate per poter permettere al settore di sostenere gli investimenti, attualmente compressi, necessari a rafforzare la sua competitività. Competitività che, invece, si rileva sul fronte degli scambi commerciali, dove il sistema agro-alimentare, a partire dal 2000, ha manifestato trend positivi del saldo normalizzato, con un ulteriore aumento del 6% fatto registrare dall’export agroalimentare italiano nel primo trimestre del 2012 secondo le elaborazioni Coldiretti.

Il fatturato dell’industria alimentare è cresciuto del 5% in termini reali nel 2011 e mostra segnali positivi anche nei primi mesi del 2012, nonostante una certa stagnazione della domanda interna. Certamente sulle prospettive del settore peseranno nei prossimi mesi gli effetti del terremoto, visto che l’Emilia Romagna copre il 27% della produzione alimentare nazionale e una quota rilevante delle esportazioni.

Il Rapporto poi ha approfondito alcuni fenomeni che più da vicino interessano il nostro Paese, fornendo un contributo al dibattito su alcuni temi importanti, a partire dal problema della progressiva sottrazione di suolo agricolo a fronte di un continuo aumento delle superfici cementificate.

E’ stata poi manifestata la necessità di rafforzare gli strumenti contrattuali lungo la filiera, per ottenere una più equilibrata distribuzione del valore aggiunto. Un tema che è stato ulteriormente approfondito dal recente rapporto Ismea ”Check up 2012”, dove si evidenzia che per ogni euro di spesa per prodotti alimentari solo 20 centesimi giungano nelle tasche delle agricoltori e il resto si perda nei meandri della filiera. A pesare negativamente sulla redditività dell’agricoltura italiana secondo Coldiretti è la riduzione dei prezzi pagati alle imprese agricole per effetto dello strapotere contrattuale degli altri soggetti della filiera, ma anche per la concorrenza sleale dovuta alla mancanza di trasparenza nell’informazione ai consumatori che permette di spacciare come Made in Italy prodotti importati.

Tra i temi trattati anche le richieste di semplificazione avanzate dal settore, in particolare quello zootecnico, protagonista di nuove norme di sostenibilità ambientale che vanno a incidere sulle dotazioni strutturali delle aziende, e le questioni chiave che animano il dibattito degli ultimi due anni sulla revisione della Pac, con diversi elementi di riflessione per agevolare il negoziato.

Ansa – 2 agosto 2012

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