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Lo stress da lavoro? È una sindrome. Lo ha stabilito l’Oms dopo decenni di studi. Le cause: scadenze complesse e problemi con i colleghi

Se la mattina la sola idea di andare in ufficio vi fa piombare in uno stato di apatia e sconforto potreste essere affetti da «burnout» (in inglese letteralmente «bruciato», «esaurito»): una condizione che molti sperimentano almeno una volta nella vita e che adesso ha un proprio status anche nei manuali dei medici, quelli che indicano i sintomi ed elencano le malattie ufficialmente riconosciute.

Ebbene, lo stress causato alla persona dal lavoro (o anche dalla disoccupazione) è stato inserito dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) nella lista dell’International Classification of Diseases (Icd), la classificazione canonica dei disturbi medici fisici o psichici che contiene i criteri condivisi per le diagnosi. Il «burnout» però è ufficialmente una «sindrome» e non una «condizione medica», in quanto «fenomeno legato prettamente al mondo del lavoro che non può essere esteso ad altre aree della vita», precisa un portavoce dell’Oms che commenta la notizia.

Dopo anni di studi sul tema, i segni dell’affaticamento che lo stress cronico gestito senza successo sul posto di lavoro porta con sé sono stati precisati e indicati: mancanza di energia o spossatezza, aumento dell’isolamento in ufficio, sensazioni di negatività e cinismo legati al contesto lavorativo, diminuzione dell’efficacia professionale.

Le motivazioni possono essere molteplici: scadenze complesse, problemi con i colleghi di lavoro, nuovi gravi fattori di stress familiare. Il «burnout» professionale va oltre la necessità di una semplice vacanza o di un ritiro famigliare e quando è a lungo termine e non si risolve diventa un vero problema di salute che può sfociare in una «malattia» cronica.

I rimedi e i rischi

Per uscirne non basta una vacanza, può anche trasformarsi

in una vera malattia

Il primo a occuparsene fu lo psicologo Herbert Freudenberger, con un articolo scientifico pubblicato nel 1974 che parlava di un disturbo legato alle professioni cosiddette «di aiuto». In genere l’esaurimento da lavoro colpisce infatti proprio coloro che sono impiegati nelle emergenze o nel sociale come medici, infermieri, poliziotti e caregiver, ma può riguardare tutti i lavoratori iperattivi, iperconnessi e schiacciati da mille impegni tra lavoro e famiglia.

Secondo l’ultimo sondaggio Gallup, in Usa un impiegato su quattro «si sente esaurito sempre o spesso» e un altro 44 per cento dice di aver provato questa sensazione almeno qualche volta. Interessante notare che il lavoro logora anche quando manca: i problemi sono diversi ma gli effetti fisici gli stessi e si possono (e devono) riconoscere, affrontare e curare.

La nuova classificazione delle malattie è stata adottata ufficialmente dagli stati membri dell’Oms ieri a Ginevra ed entrerà in vigore il primo gennaio del 2022.

Corriere della Sera

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