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«O tagli alla sanità o nuove tasse». Regioni in rivolta: la manovra per noi è insostenibile. Chiamparino: incidere di più sui ministeri

«In-so-ste-ni-bi-le». Sillaba la denuncia, tanto per essere più chiaro. E assicura: «Così com’è, i tagli per l’80% toccheranno la sanità, è nella logica delle cose. E ridurranno gravemente i servizi». Ma di nuove tasse, no, giura, non ne metterà per compensare quelle che il Governo vuol togliere: «Se mi costringono ad aumentare l’Irap mi dimetto».

Il giorno dopo l’amara ricetta da 4mld di tagli a carico delle regioni, Sergio Chiamparino tiene alto il tiro verso palazzo Chigi, forte dell’appoggio unanime di tutti i governatori che ora rappresenta al posto di Vasco Errani. E tanto per gradire, all’ennesimo tweet giornaliero di Matteo Renzi («Si lamentano? Pensino ai tagli. Li incontreremo, ma non ci prendiamo in giro»), replica stizzito: «Considero offensive le parole del premier, perché ognuno deve guardare ai suoi sprechi». Di qui la parabola “rovesciata” delle famose siringhe: anche i ministeri hanno le loro, di siringhe, tagli bene lì Renzi. «Così vien meno la lealtà istituzionale siglata col Patto».

Corre ormai sui fili dell’alta tensione il rapporto tra Governo e regioni dopo il varo della legge di stabilità 2015. È scontro frontale, con tanto di rappresentanti della segreteria del Pd, a cominciare da Guerini, che fanno quadrato intorno al premier e alla bontà della manovra. Ma i governatori, no, loro non ci stanno davvero. Anzi. E si preparano a quella che si annuncia come una difficile trattativa. Dove, tra l’altro, rischia di finire pesantemente in discussione il «Patto per la salute 2014-2016», mettendo in ginocchio le chance di rilancio del Ssn che fanno da sfondo a una riforma che non è neppure decollata e ancora con tavoli neppure aperti. Il rischio di flop, insomma, può essere dietro l’angolo. Perché i tagli rischiano di colpire anche per più di 2 mld la spesa sanitaria. Qualcuno teme, a giochi fermi, addirittura fino a 3 mld.

È anche per questo che già dopo il varo della manovra si parla di trattative che si apriranno. Lo hanno ripetuto tutti i governatori, lo ha esplicitato Chiamparino, Delrio ha aperto le porte, le ha spalancate poi il sottosegretario all’Economia, Pier Paolo Baretta. Le scommesse sono aperte. Ma certo quel tweet di Renzi

Il che dice «vediamoci, ma abbassate le pretese», è un segnale rassicurante fino a un certo punto.

Certo se la levata di scudi di Chiamparino fa notizia anche perché arriva forse dal più renziano (anzi, pre-renziano) dei governatori , tutte le regioni sono in allerta. «Inaccettabile – taglia corto Roberto Maroni (Lombardia) – non si può non coinvolgere chi ha firmato un accordo». Ironizza, ma non troppo, Enrico Rossi (Toscana): «I conti non tornano, se non tocco la sanità, tolgo tutti gli altri servizi. Pago il personale senza dare servizi». Aggiunge Nicola Zingaretti (Lazio): «È come dire: vi invito a pranzo e a cena, tanto paga un altro…». «È tecnicamente impossibile non toccare la sanità, che anzi rischia di pagare anche più di 3 mld», calcola la governatrice Catiuscia Marini (Umbria). Quella «mattanza insostenibile» denunciata dal veneto Luca Coletto e che la Cgil ha definito «tagli senza dirlo». Unica eccezione il Pd Marcello Pittella (Basilicata): «Renzi va sostenuto sulla riduzione delle tasse».

È da qui che si apriranno i confronti dalla prossima settimana. Da un Ddl che tra l’altro irrobustisce il senso delle intenzioni del Governo: se le regioni entro fine gennaio 2015 non si metteranno d’accordo sul riparto dei tagli, il Governo farà da sé. Anche incidendo d’autorità sulla sanità. Come dire: il cerchio è chiuso. Se le trattative non daranno risultati. E se il Governo avrà davvero coraggio di dire: i tagli li faccio io, eccoli.

Il Sole 24 Ore – 17 ottobre 2014 

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