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Lo zucchero italiano riparte. La produzione è aumentata del 20%: ora si tratta sul prezzo 2017. Il rialzo delle quotazioni mondiali incentiva la ripresa degli investimenti a barbabietole

Zucchero meno amaro, in Italia, per agricoltori e industria di trasformazione. Dopo dieci anni di tagli e chiusure, e un prezzo di riferimento internazionale che l’anno scorso era crollato fino a quasi 400 euro a tonnellata, la filiera sta per archiviare un 2016 nel complesso positivo. Con buone prospettive di consolidamento per l’anno prossimo – complice la risalita delle quotazioni, vicine ai 600 euro, e una produzione mondiale inferiore alla domanda – che stanno incentivando nuove semine a barbabietole e la ripresa produttiva di zucchero. Come ha annunciato Sadam (Gruppo Maccaferri), dopo lo stop di quest’anno per la campagna 2017.

Nei due stabilimenti attualmente rimasti in attività – a Minerbio (Bologna) e Pontelongo (Padova) – il Gruppo Coprob in 90 giorni di lavorazione tra agosto e ottobre (quasi un mese in più rispetto all’anno scorso) ha lavorato oltre due milioni di tonnellate di barbabietole, seminate su circa 32.600 ettari tra Emilia Romagna e Veneto. E i risultati sono incoraggianti. «Rispetto al 2015 abbiamo trasformato un 20% di radici in più – spiega il presidente della cooperativa, Claudio Gallerani – con una resa in saccarosio di 9,5 tonnellate, contro le 8,5 dell’anno scorso. E questo nonostante una campagna non ottimale, visto che l’estate è stata caratterizzata da clima molto secco e attacchi di cercospora (malattia fungina delle bietole, ndr). A fine novembre, concluse le operazioni di raffinazione, contiamo di arrivare a 255mila tonnellate di zucchero».

Una buona base di ripartenza, insomma. Anche se la fine delle quote produttive, il 30 settembre 2017, e la probabile maggiore volatilità del mercato Ue, osserva Gallerani, «richiederanno grande prudenza».

Quest’anno i bieticoltori hanno spuntato prezzi remunerativi: sommando quello concordato con Coprob (il 6,5% in più rispetto al 2015) e l’aiuto accoppiato Ue (520 euro a ettaro), per una produzione di grado zuccherino pari a 16 alla fine incasseranno 41 euro a tonnellata. E la prossima settimana partiranno le trattative per definire il prezzo della campagna 2017.

Intanto, Maccaferri ha ripreso a raccogliere «offerte di coltivazione per la campagna bieticolo saccarifera 2017-18», facendo sapere di voler chiudere le trattative con i bieticoltori «entro il 10 novembre e a un prezzo superiore a 40,5 euro a tonnellata. Con Sadam – la società rimasta in portafoglio dopo la cessione alla francese Cristal Union, nel luglio scorso, del marchio Eridania, della struttura commerciale e del centro di confezionamento di Russi (Ravenna) – il Gruppo punta a sottoscrivere contratti con gli agricoltori per una superficie di 8mila ettari (l’anno scorso erano il doppio) entro un raggio di 90 chilometri dallo zuccherificio di San Quirico (Parma). Un impianto, con 80 dipendenti, in attesa di essere trasformato in bioraffineria per la produzione di bioplastiche ottenute da glicerolo e acido levulinico.

Nel 2017, dunque, la produzione in Italia è destinata ad aumentare. Anche se per ora, ricorda Unionzucchero, solo «il 20% del consumo nazionale viene soddisfatto, mentre il restante 80% del fabbisogno viene importato: principalmente da paesi Ue, come Francia e Germania che insieme garantiscono circa il 40% del totale, ma anche da diversi paesi extra-Ue in via di sviluppo.

Massimo Agostini – IL Sole 24 Ore – 6 novembre 2016 

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