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L’Ocse taglia la crescita italiana. “Stipendi erosi dall’inflazione”. Effetto guerra sul Pil: salirà del 2,5% quest’anno e dell’1,2 il prossimo.

LA FRENATA “Gli aumenti retributivi non compensano il caro vita”. Confcommercio: Paese diviso, serve un patto per la produttività
Repubblica.  — Non è ancora recessione, ma la crescita globale rallenta fortemente, mentre l’inflazione mondiale è prevista al 9% nel 2022. L’Ocse rivede al ribasso le stime del Pil globale, che passano dal 4,5% di dicembre al 3%. «Paghiamo tutti il prezzo dell’aggressione russa all’Ucraina. Prima di tutto gli ucraini ma è anche un grande shock per l’economia globale», sottolinea il capo economista Ocse Laurence Boone. Aggiungendo che il rischio maggiore da scongiurare è quello di una carestia per iPaesi più poveri: «Non è un prezzo che il mondo dovrebbe pagare».
La previsione per l’Italia è di una crescita al 2,5% quest’anno, in linea con il 2,6% previsto per l’Eurozona, e all’1,2% il prossimo, con l’inflazione al 6,3%, troppo alta perché gli incrementi salariali possano compensare «la spesa che le famiglie dovranno sostenere in ragione dell’aumento del costo della vita». E, se dovessero esserci limitazioni nelle forniture di gas naturale, «prevalgono i rischi al ribasso per la crescita». Ecco perché si raccomanda fortemente «un piano di riforme e investimenti», e si guarda con favore all’arrivo della direttiva Ue sul salario minimo, in direzione del «rafforzamento della contrattazione collettiva».
Anche il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli nell’intervento all’Assemblea Annuale indica una previsione di crescita al 2,5% e un’inflazione al 6,5% nel 2022, e chiede che l’adozione del salario minimo passi per la «valorizzazione erga omnes dei trattamenti economici e del welfare contrattuale previsti dai contratti collettivi». Posizione comune ai sindacati: per il leader della Cgil Maurizio Landini «è importante che si intervenga anche rafforzando la contrattazione collettiva».
Ma non c’è una convergenza assoluta: il ministro delle Politiche Agricole Stefano Patuanelli (M5S) ribadisce in un post su Facebook che «è una falsità» sostenere che all’Italia non serva un salario minimo legale, anche se «la contrattazione collettiva è senz’altro importante».

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