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L’Olanda cerca alternative. Il cibo del futuro? bistecche d’erba

L’Olanda cerca alternative al consumo massiccio di carne da allevamento e ha già riprodotto in vitro cellule muscolari bovine per fare hamburger sintetici. adesso prova a estrarre proteine dai prati

Chiunque abbia un prato da tenere rasato sa che l’erba ha una capacità di resistere agli stress, rigenerarsi e crescere, superiore a quella di ortaggi e cereali. Perché allora non mangiarla? L’idea è venuta a un imprenditore agricolo olandese, Gjalt de Hanne, alle prese ogni anno con montagne di erba da smaltire. De Hanne ha chiesto aiuto ai ricercatori di agrotecnologia dell’Università di Wageningen, e questi hanno concluso che l’erba, contenendo tutti gli aminoacidi e i componenti delle proteine di cui abbiamo bisogno, sarebbe un ottimo cibo per l’uomo… se solo potessimo digerirla. Ora stanno cercando un sistema per isolare le proteine dell’erba dalla cellulosa, puntando in particolare a estrarre l’abbondante RuBisCo, un enzima chiave per la fotosintesi clorofilliana, che ha qualità nutritive superiori a quelle della soia. Se ci riuscissero, le «bistecche d’erba» potrebbero arrivare sui nostri piatti. In realtà, noi avremmo già degli straordinari convertitori di erba in alimenti proteici: si chiamano mucche. «Solo che oggi» spiega Andrea Ghiselli, nutrizionista dell’Istituto nazionale per la ricerca su alimenti e nutrizione, per massimizzare la loro produttività, le nutriamo con cereali e soia, e questo fa sì che un quarto di tutti i raccolti mondiali finisca in mangimi. Un lusso che in futuro non potremo più permetterci, sia perché l’aumento di popolazione richiederà un uso più razionale dei prodotti agricoli, sia perché l’allevamento è una delle maggiori fonti di gas che alterano il clima». Per questo in Olanda, Paese dall’industria agroalimentare ipertecnologica, si cercano sostituti della carne. Alcuni mesi fa ricercatori dell’Università di Maastricht hanno ottenuto in vitro strisce di cellule muscolari bovine, che potrebbero già essere trasformate in hamburger. Peccato che questa «carne coltivata» abbia la consistenza e il sapore della gelatina, mancando di sangue e tessuto connettivo. Scarse probabilità di successo sembra avere anche un altro progetto olandese, quello di promuovere l’uso alimentare degli insetti. Nel mondo si consumano 1400 specie di artropodi terrestri, nutrienti e facili da allevare. Ma è difficile che gli occidentali arrivino ad apprezzarli. Secondo la ricercatrice Morgaine Gaye, per convincerci a mangiarli, basterebbe chiamarli «micro bestiame». Sarà… «Ma le proteine dei vegetali oggi coltivati sarebbero già più che sufficienti per tutti» dice Ghiselli, «basterebbe sprecare meno e diminuire il consumo di prodotti animali. Potremmo usare gli insetti per produrre, per esempio, mangimi per i pesci allevati, riducendo la pressione della pesca sui mari». Se poi vogliamo proprio una fonte innovativa di proteine, forse la strada migliore sono le alghe, che non hanno bisogno di terra: le coltivazioni in Africa di spirulina, composta al 65 per cento di proteine (nella carne sono il 25 per cento) e ricca anche di vitamine, omega 3 e minerali, stanno già aiutando a risolvere i problemi di malnutrizione locali.

22 ottobre 2012 – Agronotizie

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