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Lombardia. «Delibere su misura, alla Maugeri 35milioni l’anno in più»

Gli interrogatori degli ex dirigenti della fondazione pavese al centro dell’inchiesta sulla sanità lombarda

MILANO – Più cade il velo dagli interrogatori nei quali in aprile gli ex dirigenti della Fondazione Maugeri hanno spiegato il meccanismo ai pm, e più si intuisce quanto sarà arduo trovare una delibera «ad personam» della Regione Lombardia compravenduta dal colosso pavese della sanità privata con una specifica tangente al presidente Roberto Formigoni, intermediata dal suo amico e compagno di generose vacanze Pierangelo Daccò: infatti il rapporto tra «investimenti» della Fondazione (70 milioni affidati a Daccò in 10 anni per «aprire porte in Regione») e benefici («dai 20 ai 35 milioni l’anno»), se davvero è stato patologico come ritiene la Procura, è concettualmente rovesciato.

L’X DIRETTORE – Lo riassume ad esempio Costantino Passerino, l’ex direttore generale della Maugeri agli arresti dal 13 aprile: «Daccò, che non era un tecnico specifico, veniva da me, io gli dicevo i problemi che noi come Fondazione Maugeri avevamo e gli sottoponevo delle possibili soluzioni di questi problemi, anche in termini tecnici, che potevano essere recepite sugli atti della Regione». E che a quel punto «andavano a tutti, perché risolvevano un problema che poteva non essere solo nostro» ma anche di altri istituti. Aggiunge il suo collaboratore pure arrestato, Gianfranco Mozzali: «Si partiva sempre dall’importo che Passerino riteneva necessario per far quadrare i conti della Fondazione», tanto che «elaboravamo anche ipotesi di delibera, nel senso che calcolavamo il risultato che la Fondazione avrebbe raggiunto qualora fossero stati recepiti determinati parametri dalle delibere regionali: poi Daccò doveva trovare il modo per far erogare quell’importo dalla Regione, e sulle modalità intervenivano gli accordi con Lucchina», direttore generale della Sanità.

IL RUOLO DI DACCO’ – Chiarisce ancor meglio l’ex presidente (anch’egli arrestato) della Fondazione, Umberto Maugeri: «Se Daccò attraverso i suoi giri in Regione mi diceva ”la Regione ha interesse che voi facciate posti letto per i pazienti sub-acuti”, per me era fondamentale, perché io allora concentro le mie attività su questo settore». E Daccò, che pure nulla sapeva di sanità, con le sue conoscenze in Regione era in grado non solo di sbloccare i pagamenti incagliati ma soprattutto di recuperare queste «dritte» in largo anticipo sulle scelte ufficiali. Vantaggio prezioso per la Maugeri («in crisi nel 2002»), come gli arrestati spiegano nei verbali d’aprile depositati in agosto al Tribunale del Riesame. In aggiunta al pagamento regionale con i Drg delle prestazioni erogate ai pazienti, infatti, «c’era una parte variabile che non era dovuta, che andava comunque conquistata», le funzioni non tariffabili, caratterizzate per legge da ampia discrezionalità della Regione nelle delibere. «Queste regole – spiega Passerino – vogliono dire che, sulla base dell’attività sanitaria svolta e dei bisogni e del fondo, la Regione fa delle scelte». Solo che «le regole che la Regione scrive per l’esercizio dell’attività sanitaria dell’anno successivo non sono mai state sempre uguali, anno per anno cambiano, tant’è che io non sono mai in grado di fare i contratti per il 2012 nel 2011, perché dovrei nel 2011 sapere il contratto del 2012, invece il contratto 2012 lo firmo normalmente nell’aprile del 2012». Quindi «quando faccio il budget non ho neanche le regole dell’anno dopo. Di qui la difficoltà…», e di qui il vantaggio enorme della «consulenza» di Daccò in Regione: «Diventa un’assicurazione nel poter prendere provvedimenti se li devo prendere: se devo tagliare personale e taglio ad aprile, taglio tardi, eh?».

FORMIGONI – La Regione di Formigoni (indagato per corruzione aggravata e finanziamento illecito) giovedì in una nota definisce «scenari privi di fondamento» questi evocati da Mozzali, per il quale, «se fosse cambiata la giunta, la Maugeri avrebbe potuto perdere tutti i benefici riconosciuti». Quanti? «Ogni anno – stima Passerino – facevo il bilancio di cosa avrei avuto o non avrei avuto senza o con l’intervento di Daccò, confrontavo le nostre attese e quello che riuscivamo a portare a casa (…). La parte variabile più o meno andava all’inizio dai 20 ai 25 milioni l’anno, e poi è arrivata fino a 30-35».

Tutti, però, giurano di non sapere come Daccò aprisse le famose porte in Regione: «Io ho sempre dato a lui – si ferma Passerino -, cosa facesse del denaro non so. Qualcosa avrà fatto Daccò, ma stava molto attento nel parlare».

«DATTI DA FARE» – Tanto che Mozzali dice d’aver saputo da Passerino che Daccò, poco prima d’essere arrestato per il crac del San Raffaele a fine 2011, avrebbe «detto di stare tranquillo, in quanto lui aveva sistemato i suoi conti in modo tale che non risultassero uscite verso politici o funzionari pubblici e che il denaro rimaneva nella sua disponibilità». Mozzali ricorda solo che Passerino mal tollerava l’insipienza tecnico-sanitaria di Daccò, tanto da rivolgerglisi spesso in maniera «disinvolta», invitandolo a «darsi da fare col suo presidente e darsi una mossa a fare quello» che gli veniva chiesto.

Luigi Ferrarella Giuseppe Guastella – Corriere.it – 14 settembre 2012

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