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Lombardia, regole per sport e scuola. Bar, solo seduti ai tavoli dopo le 18. Ecco la nuova ordinanza del presidente Fontana

Le attività di somministrazione di alimenti e bevande sia su area pubblica che su area privata (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie, rosticcerie, pizzerie, chioschi) sono consentite sino alle ore 24.00 e dopo le ore 18.00 solo ai tavoli. Sono sospese le attività delle sale giochi, sale scommesse e sale bingo. E poi didattica a distanza per scuole superiori e Università. L’ORDINANZA

La Lombardia sceglie di non aspettare. Il governatore Attilio Fontana si dice «meno preoccupato rispetto a marzo», ma i numeri del contagio impongono d’intervenire subito. Il nuovo giro di vite s’abbatte su tutti i fronti della vita dei giovani, che si sono rivelati il punto debole delle difese contro il virus, accogliendo così le sollecitazioni del Comitato tecnico scientifico regionale: movida, scuola, sport. Non saranno «misure drammatiche», come si affretta a precisare Fontana al termine di una lunga giornata di confronti, ma la nuova ordinanza regionale che entra in vigore oggi (e fino al 6 novembre) impone una stretta che supera l’ultimo Dpcm.

Non è il coprifuoco, ma da stasera si accorciano le notti del divertimento. Non solo a Milano, ma su tutto il territorio regionale, in modo da evitare una movida itinerante in fuga dai divieti. È forse il capitolo più atteso, dopo un’estate di allarme. E il provvedimento più forte del testo firmato in serata da Fontana, dopo un confronto anche con il ministro Speranza. Stop alle bevute in strada dalle 18. Dopo quell’ora non si potranno vendere alcolici da asporto. Pub e bar potranno restare aperti solo con il servizio al tavolo. E comunque per tutti la chiusura sarà alla mezzanotte. Stessa deadline anche per i ristoranti. In generale, dalle 18 sarà vietata la vendita d’asporto degli alcolici anche da parte di minimarket e centri commerciali, così come consumare alimenti e bevande su aree pubbliche. Resta sempre consentita la consegna di cibo a domicilio. Sono sospese le attività di sale gioco, sale bingo e sale scommesse. Sul rispetto dei divieti si concentrerà l’attività delle forze dell’ordine. «I controlli saranno ancora più incisivi e massicci», promette il prefetto di Milano Renato Saccone, che non vuole sentir parlare di coprifuoco: «La nostra vita non dipende solo dall’apertura dei bar e dei ristoranti».

Le attività extrascolastiche sono l’altro fronte caldo. Si fermano gli «sport di contatto» a livello dilettantistico: addio a calcio, calcetto, basket e tutte quelle discipline su cui già era intervenuto il Dpcm di martedì scorso. Per evitare la propagazione del virus tra i più giovani, l’ordinanza blocca da oggi gare, competizioni e allenamenti «svolti a livello regionale o locale — sia agonistico che di base — dalle associazioni e società dilettantistiche».

L’imperativo è rivederne l’organizzazione, anche per diminuire le sollecitazioni a cui è sottoposta la rete del trasporto pubblico locale. La soluzione è tornare ad affidarsi all’informatica. La competenza sulla scuola è statale. Ma la giunta lombarda prova a forzare la mano, pur senza arrivare allo scontro frontale, decidendo di intervenire sulle scuole secondarie di secondo grado e sulle istituzioni formative professionali secondarie di secondo grado. La richiesta è di riorganizzare le attività didattiche alternando lezioni in presenza e a distanza (laboratori esclusi), anche per evitare assembramenti sui mezzi pubblici. Rispetto alle prime ipotesi, non ci sono inviti a scaglionare maggiormente gli ingressi per gli istituti di I e II grado. «Promuovere il più possibile la didattica a distanza» è infine la «raccomandazione» rivolta anche agli atenei.

Regole per la movida. Fino al 6 novembre tutti i locali pubblici dovranno chiudere a mezzanotte

L’ordinanza vieta l’accesso a familiari, caregiver e conoscenti nelle strutture delle unità di offerta residenziali, salvo autorizzazione del responsabile medico.

Il capitolo lavoro esce dall’ordinanza. Anche se, durante la giornata, Fontana ha ribadito la necessità di un intervento del governo per aumentare le percentuali di smart working.

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