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Lombardia: tutti nomi sotto-inchiesta. «Sistema» dei lobbisti vicini Pdl-Lega

L’elenco Asl e ospedali: tutti i nomi sotto inchiesta Stavolta gli intermediari incriminati sono due. Uno è Leonardo Boriani, ex direttore della Padania. L’altro è l’ex consigliere regionale di Forza Italia, Massimo Guarischi. Boriani è accusato di aver fatto da tramite tra l’imprenditore Giuseppe Lo Presti e il direttore generale Luigi Gianola (Valtellina), come lui in quota Lega. Guarischi si muoveva, secondo la Procura, con manager vicini al Pdl, come Simona Mariani (Cremona) e Gerolamo Corno (Istituto dei tumori).

Nel nuovo scandalo per corruzione della sanità lombarda stavolta sono coinvolti personaggi che appartengono al Pdl e alla Lega. Ma lo schema è molto simile quello emerso nelle recenti indagini sul San Raffaele e la Maugeri, che hanno visto come lobbista Piero Daccò e hanno coinvolto uomini legati a Comunione e liberazione. Questa volta gli intermediari incriminati sono due. Uno è Leonardo Boriani, ex direttore della Padania (il quotidiano del Carroccio). L’altro è l’ex consigliere regionale di Forza Italia, Massimo Guarischi. Boriani è accusato di aver fatto da tramite tra l’imprenditore Giuseppe Lo Presti e il direttore generale Luigi Gianola (Valtellina), come lui in quota Lega. L’obiettivo era di fare ottenere a Lo Presti un appalto per forniture ospedaliere da 8 milioni e 95o mila euro «con un indebito trattamento di favore» in cambio di una tangente a Gianola. Tutti e tre adesso sono in carcere. Poco diversa è la vicenda di Guarischi, che si muoveva, secondo la Procura, per fare avere un canale preferenziale negli appalti — sempre per conto di Lo Presti — con manager vicini al Pdl, come Simona Mariani (Cremona) e Gerolamo Corno (Istituto dei tumori), entrambi indagati (precisa in una nota stampa l’Istituto dei tumori: «La società Hermex qui non ha mai vinto nessun bando di gara»). Gli altri protagonisti della Sanità coinvolti sono Pierluigi Sbardolini (arrestato) e Danilo Gariboldi (indagato): tutti e due sono stati contemporaneamente ai vertici dell’ospedale San Paolo, uno come direttore amministrativo, l’altro come direttore sanitario (poi Gariboldi ha fatto carriera ed è diventato direttore generale a Chiari, dove s’è portato Sbardolini). Attenzione: il San Paolo non è un ospedale qualunque. Da lì ha fatto il salto nel vuoto Pasquale Libri, un funzionario guarda caso proprio del settore appalti, legato a un manager compromesso con la ‘ndrangheta come Carlo Antonio Chiriaco (condannato a 13 anni di carcere). Altro strano legame: al momento dell’arresto, Antonio Chiriaco era direttore sanitario dell’Asl di Pavia, dov’era contemporaneamente direttore generale Simona Mariani, ora indagata nel nuovo filone d’indagini. I manager degli ospedali sono accusati di avere truccato (o di avere avuto contatti per truccare) le gare d’appalto. Ma il tutto non sarebbe potuto avvenire — come emerge sempre dalle carte della Procura — senza i giusti «ganci» in Regione. Ecco allora finire sotto inchiesta anche il direttore generale della Sanità Carlo Lucchina (Pdl, al suo quarto avviso di garanzia) e Alessandro Pedrini, ex capo di gabinetto dell’assessore leghista allo Sport, Monica Rizzi.

Corriere della Sera – 13 marzo 2013

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