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Lonigo. La storia. Invalido “espulso” dall’ospedale

Un cittadino marocchino, irregolare in Italia, è paraplegico dal 2004 quando venne coinvolto in un incidente. È stato ricoverato a giugno ma ora l’Ulss non può più ospitarlo Accolto dalla Comunità Papa Giovanni XXIII fino al rimpatrio

Lonigo. Paraplegico, clandestino, senza una casa che lo ospiti. Per questo vuol restare in ospedale, con l’aria condizionata e un pasto sicuro, anche se non ha più stretta necessità del ricovero e se porta via il posto a qualcuno più grave di lui. Per due mesi hanno cercato di dimetterlo dall’ospedale di Lonigo, anche perchè costa 500 euro al giorno tenerlo lì. Alla fine – dopo che Comune, servizi sociali e gli enti d’assistenza non sapevano che pesci pigliare – una soluzione l’hanno trovata la polizia, la procura e la comunità Papa Giovanni XXIII, che lo ospiterà fino all’espulsione. È la storia, drammatica e di mala burocrazia insieme, del cittadino marocchino, Noureddine S., 34 anni, domicilio a Lonigo. Il nordafricano, nel 2004, era stato coinvolto in un gravissimo incidente stradale; ne era uscito miracolosamente vivo, ma da allora non muove le gambe. È paraplegico. Ha sempre vissuto grazie all’aiuto di amici, connazionali e parenti che lo hanno ospitato ma che ora fanno fatica a continuare a mantenerlo. Il 16 giugno il marocchino si era presentato al pronto soccorso dell’ospedale di Lonigo. Aveva la febbre e delle piaghe da decubito. Era stato ricoverato nel reparto di Medicina e curato; alcuni giorni dopo i suoi problemi contingenti erano superati, e i medici gli avevano spiegato che lo avrebbero dimesso. «No, non mandatemi via – ha supplicato il magrebino -, io non so dove andare. Fuori da qui sono su una strada, e con i miei problemi di salute mi è impossibile trovare un lavoro». Le trattative si sono protratte per qualche giorno. Non è stato trovato alcun amico o parente disposto a ospitarlo. Pertanto, la direzione amministrativa dell’Ulss 5 ha messo in moto il Comune di Lonigo e i servizi sociali, ed ha informato anche i vigili urbani. Senza esito: trattandosi di un clandestino, senza un soldo e con la necessità di essere seguito, non sono state trovate strutture idonee e soprattutto disponibili ad ospitarlo. «Io da qui non me ne vado», ha ripetuto più volte il clandestino. Il problema è appunto che si tratta di un irregolare: chi si prende la briga di favorire la permanenza in Italia di uno senza permesso di soggiorno?, hanno ribadito coloro che sono stati informati della sua situazione. D’altronde, visti anche gli alti costi, la questione non poteva essere scaricata all’ospedale. Che pertanto ha scritto anche in procura e alla polizia. Il caso, dopo l’interessamento della prefettura, è finito in mano al pubblico ministero Toniolo, che con la sezione di polizia di palazzo Negri, guidata dall’ispettore Castrilli, è venuta a capo della questione. Sono stati infatti predisposti tutti gli atti per l’espulsione coatta del clandestino – che quindi dovrà tornare in patria, dove ha dei parenti in grado di assisterlo – ed è stata trovata una struttura che provvisoriamente lo ospita, e cioè la comunità Papa Giovanni XXIII, dove è stato già accompagnato. I responsabili della struttura, hanno commentato coloro che si sono occupati della vicenda, hanno dimostrato una grande umanità e la disponibilità a risolvere i problemi di una persona sofferente, clandestina o regolare che fosse, nel rispetto delle norme. Ora il paraplegico ha un tetto, un pasto caldo e una poltrona. Ha la possibilità di essere seguito e curato, in attesa di dover lasciare l’Italia. D’altronde, non poteva essere ricoverato a vita in ospedale: non è quello il posto per lui.

il Giornale di Vicenza – 31 agosto 2012

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