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L’Onu dà la pagella della felicità. Danimarca prima, Italia in caduta al 45° posto

E’ dalla storica risoluzione dell’Assemblea Generale del luglio 2011 che l’Onu esorta la politica a smettere di concentrarsi su risultati puramente economici e a tenere in maggior considerazione i fattori che determinano la percezione di benessere nelle popolazioni del pianeta. Lo afferma nuovamente il World Happiness Report 2013 , ora pubblicato dall’ONU.

Condotto da una squadra di esperti di vari settori, chiamati a raccolta dalla Columbia University sotto la guida di John F. Helliwell, Lord Richard Layard e Jeffrey D. Sachs, lo studio di 156 pagine è il secondo finora realizzato su un corpus di oltre 150 Paesi e intende fornire indicazioni su come orientare le scelte politiche per il periodo 2015-2030: “La felicità percepita ci può insegnare molto sulle misure da prendere per migliorare il benessere del pianeta e per assicurare uno sviluppo sostenibile”, ha detto Jeffrey D. Sachs, direttore dell’Earth Institute della Columbia University, nonché consulente particolare del Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-Moon, “le politiche adottate nei vari Paesi devono allinearsi maggiormente con ciò che interessa e tocca di più la gente”. Il Rapporto premia tre Paesi solitamente ben piazzati in molti studi internazionali: la Danimarca (già prima lo scorso anno), la Norvegia e la Svizzera, seguiti al quarto posto dall’Olanda e al quinto dalla Svezia. Ma entrano nei primi dieci anche un notorio primo della classe – la Finlandia -, nonché il Canada e l’Austria. Fra i parametri considerati dagli analisti, figurano il reddito pro capite, l’aspettativa di vita, la percezione di libertà nel compiere le proprie scelte, l’assenza di corruzione e la rete personale di sostegno sociale. In Europa occidentale, sei stati hanno migliorato le loro posizioni, mentre quattro Paesi, ai quali il Rapporto dedica un’apposita tabella – Portogallo, Italia, Spagna, Grecia – “sono stati duramente colpiti” dai venti di crisi “con effetti che vanno ben al di là delle mere perdite economiche”.Il Belpaese è così scivolato al 45° posto della classifica, tra Slovenia e Slovacchia, a fronte di Stati Uniti al 17°, Gran Bretagna al 22°, Francia al 25°, Germania al 26°.”Nel complesso il mondo è diventato in pochino più felice nell’ultimo quinquennio – sostengono gli estensori del Rapporto – in particolare nell’America Latina e nell’Africa Subsahariana”. E spiegano il perché dell’importanza politica della felicità: “Vi sono ampie prove che popolazioni più serene, che hanno vite più appaganti, e che vivono in comunità più soddisfatte hanno maggiori possibilità di avere una salute migliore, e di essere più produttivi e connessi socialmente. Il vantaggio che ne deriva beneficia tutti”. A fronte di una diminuzione del livello totale di felicità rispetto al periodo 2005-2007, il nuovo rapporto evidenzia come l’Italia abbia ancora buoni – benché diminuiti – livelli per quanto riguarda la possibilità di ricevere dalla propria rete sociale aiuto in momenti difficili, ma un basso livello di libertà nella possibilità di compiere scelte personali e una minore generosità generale, intesa come disponibilità ad elargizioni e donazioni: “Nel complesso le opportunità individuali si sono ridotte, sia per i tagli ai servizi disponibili sia per la perdita di chances effettive”, informa il Rapporto, laddove, contrariamente a Spagna, Portogallo e Grecia, in Italia vi sarebbe la percezione di una – lievemente – attenuata corruzione.

Il Sole 24 Ore – 11 settembre 2013

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