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L’opinione. Dalla spending review allo “spending power”

Revisione della spesa? Macché! Siamo di fronte a un riaccentramento di un potere finanziario con espliciti obiettivi controriformatori. Dopo trenta anni di riformismo sanitario all’insegna prima del decentramento poi del federalismo, la prima vera controriforma sanitaria inizia ora. Grazie a “Batman”

La spending review è un eufemismo per nascondere tagli lineari, una drastica politica di definanziamento, l’affermazione di una opinabile incompatibilità tra i diritti e l’economia, l’azzeramento delle politiche marginaliste degli ultimi anni.

Se non è spending review, ma allora cosa è? E’ un riaccentramento di un potere finanziario con espliciti obiettivi controriformatori. Cioè è spending power. Dopo trenta anni di riformismo sanitario all’insegna prima del decentramento poi del federalismo, la prima vera controriforma sanitaria inizia ora. Il segno più vistoso di questo nuovo corso non a caso è un potere che si sostituisce ad un altro potere.

Con lo spending power i poteri di Regioni, comuni,aziende, sono come deposti a significare non solo la sfiducia dello stato centrale nei loro confronti ma anche un inappellabile giudizio sulla loro inettitudine al governo della sanità. Dopo le reiterate prove di incapacità, di mediocrità e di malcostume di gran parte delle Regioni, di cui la vicenda del Lazio è solo l’esempio più volgare, si vedono profilarsi i primi tentativi di tiro al piccione.

C’è chi propone di controriformare il Titolo V della Costituzione, altri fanno autocritica su quel pateracchio del federalismo all’italiana, altri ancora propongono di raccogliere firme contro le regioni. Oggi chi non parla male delle regioni rischia di apparire retrò, mentre chi in questi anni sottolineava che il problema di fondo fosse il pensiero debole delle regioni era considerato un disfattista.

Ora grazie a Batman e allo spending power le regioni rischiano di essere messe in croce ma ancora non sono in tanti a comprendere che la causa della loro incapacità di governo resta il loro smaccato pensiero debole. Quando Enrico Rossi nel 2006 era assessore alla Sanità della Toscana, partecipò alla presentazione del mio libro “Malati e governatori” e disse una cosa che mi colpì : “apparentemente questo libro sembra contro le Regioni in realtà è scritto per le Regioni ma chiede loro di diventare Regioni veramente”.

Personalmente ho sempre chiesto e continuo a chiedere alle regioni di diventare regioni sapendo io bene che sulla sanità esse si erano assunte delle responsabilità riformatrici enormi senza esserne all’altezza. Questo problema del pensiero debole oggi bisogna ammetterlo altrimenti si finisce per credere, che per raddrizzare il tiro basti rimescolare i poteri e ridefinire compiti. Ditemi quale istituzione oggi è all’altezza delle sfide riformatrici!

Oggi il ministero della salute a proposito di pensiero debole non è meno intellettualmente debilitato delle regioni. Il problema del governo della sanità è anche riequilibrare i poteri e, aggiungo, non solo tra stato centrale e stato periferico, ma soprattutto è quello di costruire delle capacità, strutturare relazioni, ripensare quella discutibile distinzione tra government e governance, tra gestione e politica, tra politiche e programmazione, tra governanti e governati. Oggi non si può ripensare il governo della sanità per continuare a correre dietro a prospettive di incompatibilità tra diritti e spesa.

Oggi, proprio perché vi è in atto una controriforma, si devono costruire controprospettive cioè mettere mano ad un pensiero forte dicambiamento. Lo spending power oggi come ieri cambia di fatto i soggetti, i fini, e le modalità di governo della sanità, ma facendo esattamente la stessa operazione che le regioni hanno fatto con la riforma del Titolo V.

Per evitare di entrare nella logica del braccio di ferro tra istituzioni concorrenti chiedo certo di precisare i poteri, i soggetti e le loro capacità, le modalità ma chiedo soprattutto quali fini cioè quali strategie. Se il fine continua ad essere economicistico ha poco senso scegliere un governo anziché un altro. Se il fine continua ad essere la parità di bilancio, ha poco senso cambiare idea di azienda, ecc. Insisto, il problema della governabilità in sanità non si risolve solo togliendo un po’ di poteri a questo per darli a quell’altro, e meno che mai solo contro riformando la Costituzione o perdendo tempo con questa stupidaggine del governo clinico.

Si risolve aprendo una discussione su come bloccare la controriforma in atto superando il pensiero debole che dilaga in ogni dove. Non vorrei ritrovarmi come negli anni ’90 a discutere per anni della “questione istituzionale” mentre il sistema pubblico viene privatizzato. Governare la sanità non è mai stata solo una questione istituzionale. E la privatizzazione non è mai stata una buona idea. L’idea di governo in sanità non può coincidere solo con le istituzioni e soprattutto essere affrontata come una variabile indipendente da una strategia e da una controprospettiva.

Ivan Cavicchi – quotidianosanita.it – 1 ottobre 2012

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