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L’opinione. La Regione Lazio è già fallita, ma non accorpa neppure un’Asl. Anzi crea un’inutile cabina di regia

di Edoardo Narduzzi. Avrebbe potuto Sergio Marchionne salvare e rilanciare la Fiat senza decidere profondi interventi, anche di chiusura e di riorganizzazione, dei siti produttivi? E potevano salvarsi dalla crisi due colossi della tecnologia del Novecento come Motorola e Nokia senza passare per ristrutturazioni radicali?

Chiunque ha una minima conoscenza di come funzionano le aziende risponderebbe secco in un nanosecondo: «No, non sarebbe stato possibile». Ma la più profonda recessione nel mondo occidentale dal 1929 non ha riguardato solo il settore privato. Sotto la spinta del triumvirato di forze che anima la globalizzazione – l’innovazione tecnologica, la finanza apolide e la strategia del partito comunista cinese – le macchine pubbliche pensate da politici e sindacati europei, anche per gestire un generoso stato sociale, vanno rapidamente riorganizzate. Il welfare state, erogatore di servizi sanitari in disavanzo sulle generazioni future, non è più sostenibile, nel senso che politici e sindacalisti non possono più creare a tavolino diritti ai quali non corrispondono flussi di cassa in grado di finanziarli nel tempo.

Il caso della Regione Lazio è da questa prospettiva doppiamente unico: con oltre 12 miliardi di debiti accumulati è la regione più indebitata d’Italia con la più elevata pressione fiscale pari a un’addizionale Irpef del 2,33% e con l’Irap al 4,82%; continua, pur essendo la sua sanità commissariata da sette anni, a erogare servizi in profondo disavanzo annuo per almeno 611 milioni. Lo scorso novembre la Corte dei conti, sicuramente con troppo ritardo, ha certificato che il Lazio è «da almeno un decennio in condizioni di insolvenza finanziaria». Detto in altro modo costringe lo Stato centrale a emettere altri Btp per finanziare la sua incapacità riformista. Fosse un’organizzazione privata alla Fiat la sua Giunta avrebbe solo due opzioni: riformare in profondità tagliando i costi di funzionamento per ritrovare l’equilibrio oppure dichiarare il fallimento e sparire come ente locale indipendente. La terza, quella del Chapter 11, è stata nei fatti già consumata da oltre un lustro di non decisioni politiche. Nonostante il fallimento conclamato la Giunta Zingaretti non sembra particolarmente preoccupata di dover ristrutturare in fretta. Ha appena nominato i nuovi direttori generali di Asl e Aziende ospedaliere. Pensate che abbia accorpato qualche Asl magari per razionalizzare dei costi? Pensate male, nella foresta pietrificata della sanità del Lazio neppure il conclamato default riesce a ridurre la numerosità delle Asl. Anzi si è creata una inutile cabina di regia, fortemente criticata dal Ministero dell’economia, per dare uno strapuntino a politici non più eletti. Neppure il default accertato riesce a far agire come il mondo globale pretende.

ItaliaOggi – 11 febbraio 2014 

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