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L’Ordine delle poltrone. Quanti camici in politica. Medici, infermieri e farmacisti: i rappresentanti delle professioni sanitarie occupano posti nel pubblico e nel privato

di Chiara Daina, il Fatto quotidiano. La casta degli ordini professionali ha i giorni contati. Dal 21 ottobre le norme anticorruzione previste dalla legge Severino valgono anche per lei. Per mettersi in regola ha tempo fino al 20 novembre. Altrimenti scattano le sanzioni. A stabilirlo una delibera del presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, che impedisce a questi organi di sfoderare altri alibi. Gli ordini professionali, infatti, proprio in qualità di enti pubblici, devono dotarsi di un piano triennale di prevenzione della corruzione e di uno della trasparenza. Tra i nuovi obblighi, è compreso il divieto per gli amministratori di avere doppie poltrone, una nell’ente e l’altra in politica. Lo recita il dlgs 39/2013. Finora disatteso.

E qui viene il bello. Per renderci conto di chi stiamo parlando è d’aiuto un dossier del Movimento Cinque Stelle. Nei 17 ordini professionali aderenti al Cup (Comitato unitario delle professioni) si contano 68 liberi professionisti con ruoli gestionali (presidente, vicepresidente, segretario, tesoriere) che insieme accumulano 450 incarichi: in media 6 poltrone per ciascuno, i super privilegiati arrivano perfino a 20. Facciamo nomi e cognomi dei curricula più eclatanti. Tutte figure “ponte” tra sanità e politica.

Andrea Mandelli da Monza, 52 anni, 17 poltrone. Eletto nel 2013 senatore di Forza Italia. Dal 2003, per tre mandati consecutivi, è presidente della Fofi , la Federazione italiana dei farmacisti (nel 2000 era già stato nominato vicepresidente). Ma è pure consigliere dell’Ordine dei farmacisti di Milano e di Lodi, membro del Consiglio superiore di sanità, consigliere comunale a Monza, e dodici altre cose.

Luigi D’Ambrosio Lettieri, 59 anni fra poco, barese, otto poltrone. Senatore pure lui in quota forzista dal 2008. Titolare di una farmacia a Bari. Presidente dell’Ordine dei farmacisti della provincia di Bari. E così via.

Amedeo Bianco, 66 primavere, napoletano, sette poltrone. Come gli altri due inquilino di Palazzo Madama dalle ultime elezioni, lui però nelle file del Pd. E dal 2006 a capo della Fnomceo , la Federazione nazionale dei medici. E già basta per immaginare un potenziale conflitto di interessi.

Infine, una donna: Annalisa Silvestro da Udine, 63 anni, tre poltrone. Quella di senatrice del Pd dal 2013; quella di presidente dell’Ipasvi , la Federazione nazionale degli infermieri, da 14 anni senza soluzione di continuità; e la terza nel Cda della società Pro – mesa, che offre agli stessi infermieri polizze assicurative.

QUATTRO PERSONE per 35 cariche, che controllano 850 mila iscritti, cioè un bacino potenziale di due milioni di voti e amministrano 16 miliardi di euro di patrimonio. Questi i calcoli dei Cinque Stelle. Mica male. “O la poltrona dell’Ordine o quella in Parlamento” è l’aut aut del sindacato dei medici e degli infermieri.

“Non è solo una questione legale, ma anche di buonsenso e di opportunità – scandisce perentoria Pina Onotri, il nuovo segretario generale dello Smi (Sindacato dei medici italiani) -. Per essere classe dirigente credibile è importante anche avere comportamenti conseguenti”. Incalza Andrea Bottega, segretario del sindacato degli infermieri Nursind : “Ci saremmo aspettati l’adempimento spontaneo alle norme di legge, adesso dovranno adeguarsi!”. La lobby degli intoccabili non potrà più farla franca. È vero, all’inizio dell’anno un parere pro-veritate dell’ex presidente della Corte costituzionale Luigi Capotosti (scomparso ad agosto) li ha esentati dai doveri in materia di trasparenza e anticorruzione.

Il ministero della Salute però aveva immediatamente fatto sapere che questa non poteva essere la soluzione: “Non si può sottacere –scriveva in una lettera del 21 marzo – che appellarsi a pareri pro-veritate , per quanto autorevolissimi, al fine di sottrarsi a specifiche indicazioni del ministero vigilante, appare procedura irrituale”.

E oggi, davanti al responso dell’Anticorruzione, i diretti interessati storcono il naso. “Quando sono stata eletta non c’era incompatibilità. Comunque se sarò costretta a decidere tra il ruolo politico e quello amministrativo, lo farò senza problemi, con serenità” dichiara Silvestro. Più ottimista il collega Bianco: “Il mio incarico all’interno della Fnomceo non è dirigenziale, non sono stato nominato da nessuno, e lo Stato non contribuisce economicamente alla vita dell’ente. Quindi il mio profilo non è incompatibile. Per essere sicuro chiederò una valutazione approfondita”. Staremo a vedere.

Il Fatto quotidiano – 30 ottobre 2014 

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