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Lorenzin: col Patto cambio di rotta nelle Regioni, nuova Aifa e un Iss più centrale per la ricerca. I programmi del ministro

Il Patto della salute subito dopo le elezioni europee, ma «dalle Regioni mi aspetto una risposta di responsabilità per un Patto innovativo con riprogrammazione della sanità, nuovi modelli, nuove best practice. Serve più accesso ai dati con sistema di rete graziead una anagrafe nazionale degli assistiti».

Poi un’Aifa più snella simile alla Fda americana, che abbia tempi più’ rapidi e sia garante di una politica del farmaco nazionale, non regionale e sulla ricerca nuove norme, un ruolo centrale per l’Istituto superiore di sanità, Irccs in rete e un network di cervelli italiani attivi in Italia e all’estero.

Progetti a tutto campo quelli che il ministro della Salute Beatrice Lorenzin ha illustrato oggi in occasione della sua visita allo stabilimento di Campoverde, unico sito dell’azienda biofarmaceutica AbbVie in Italia, tassello fondamentale del polo produttivo del Lazio meridionale con uno stabilimento con oltre 1.200 dipendenti, con prodotti esportati in più di 110 Paesi e una R&S votata all’innovazione, con focus su aree terapeutiche con bisogni medici non ancora soddisfatti (epatite C, immunologia, oncologia, neuroscienze – sclerosi multipla, Parkinson , schizofrenia e Alzheimer). A livello mondiale AbbVie conta 25.000 dipendenti, é presente con 19 centri di R&S e produzione e distribuisce i suoi farmaci in 170 Paesi.

Regioni, cambio di rotta

«Dalle Regioni mi aspetto una risposta di responsabilità per un Patto innovativo con riprogrammazione della sanità, nuovi modelli, nuove best practice. Serve più accesso ai dati con sistema di rete graziead una anagrafe nazionale degli assistiti», ha detto il ministro. «Ma tutti – ha aggiunto – devono dare i dati per riuscire nella tracciabilità della spesa sanitaria a tutti i suoi livelli che ci consente di risparmiare 7 miliardi di euro. Proporrò un cambio delle politiche di governance che non va scelta dalla politica e, va detto, la sanità regionale ha fallito per questo bisogna intervenire».

«Ho evitato cinque miliardi di tagli per ben due volte e ora dalle Regioni mi aspetto responsabilità per la riprogrammazione della sanità. A oggi su questo sono tutti d’accordo, se ci saranno resistenze lo vedremo quando dovremo firmare. È una sfida – ha concluso Lorenzin – o la si sa cogliere o qualcun altro la coglierà per loro».

Nuova Aifa modello Fda

«Un’Agenzia italiana del farmaco più simile alla Fda americana, che abbia tempi più rapidi e sia garante di una politica del farmaco nazionale, non regionale». E’ il progetto di Beatrice Lorenzin per una riforma dell’ente regolatorio dei medicinali.

Il ministro ha sottolineato la necessità di politiche in grado di rendere l’Italia e l’Europa attrattive per le aziende che investono in innovazione per mantenere competitivo il Vecchio continente «rispetto agli Usa e ai Paesi emergenti». E per Lorenzin l’attrattività riguarda anche i sistemi regolatori «che devono essere meno farraginosi, più rapidi e garantire la certezza delle regole che possono essere dure ma devono essere certe, per invogliare le multinazionali, e non solo, a mantenere gli investimenti sul territorio nazionale ed europeo».

In questo quadro serve una maggiore rapidità. «Ho fatto approvare un decreto che permette la riduzione dei tempi di registrazione a 100 giorni. Ma resta ancora la questione delle Regioni che allungano i tempi. E L’Aifa non sempre ce la fa perché non è stata strutturata per lavorare in tempi così brevi». Per esempio le riunioni delle commissioni non sono ravvicinate e servirebbe che i componenti fossero totalmente dedicati al compito. «Vorrei un’Aifa come la Fda».

Ricerca: ruolo centrale all’Iss

Nuove norme, un ruolo centrale per l’Istituto superiore di sanità, Irccs in rete e un network di cervelli italiani attivi in Italia e all’estero. Questi secondo Lorenzin alcuni degli ingredienti per rendere più competitiva la ricerca italiana e attrarre investimenti da parte delle aziende.

«Vorrei provare – ha detto – a fare una nuova norma sulla ricerca e sulla sperimentazione clinica», con l’obiettivo di «rendere più facile fare sperimentazione e renderci più attrattivi per gli investimenti nella ricerca scientifica».

Inoltre, il ministro punta a riformare gli enti vigilati dal ministero: «Serve dare all’Iss – spiega il ministro – un ruolo centrale nella ricerca scientifica e biomedica. Farlo diventare il grande istituto che era alla sua origine. Poi vorrei riformare gli Irccs, costruire una rete di strutture e ricercatori».

E bisogna collegare meglio anche gli scienziati. «Mi piacerebbe mettere in rete i cervelli italiani, in Italia e all’estero. In modo che tutti possano avere un quadro chiaro di quello che si sta facendo», ha detto Lorenzin, consapevole che la ricerca ha bisogno anche delle strutture di supporto per creare il circolo virtuoso necessario a crescere «valorizzando le grandi risorse di cui l’Italia dispone abbondantemente», ha concluso.

Regioni (Lusenti, Emilia Romagna): no a ritorni al centralismo

«Un ritorno al centralismo non è la strada migliore per la politica sanitaria nazionale, tanto più in questa fase di discussione ancora aperta sul Patto per la salute, e non ritengo che le politiche sanitarie regionali abbiano fallito». L’assessore alla sanità dell’Emilia-Romagna, Carlo Lusenti, gela le intenzioni del ministro Beatrice Lorenzin di accentrare di nuovo a Roma le decisioni per risparmiare, ad esempio i 7 mld più volte ipotizzati dallo sguardo complessivo permesso dai dati digitali.

Con i tavoli tecnici ancora aperti a Roma sul Patto per la salute, insieme ai direttori generali dei servizi sanitari regionali, l’assessore Lusenti assicura che «il lavoro sta procedendo bene, con un calendario serrato e con modalità che mantengono chiara la distinzione di ruoli tra livelli centrali, regionali e rispettive competenze istituzionali, ed è giusto non perdere tempo e lavorare già ora rinviando a dopo le elezioni la conclusioni, in modo da non far coincidere questa discussione con i temi della campagna elettorale».

«In questo lavoro – sottolinea – occorrerebbe prestare più attenzione a ridurre le disomogeneità tra i vari sistemi sanitari regionali per quanto riguarda l’efficienza e la qualità dell’assistenza. Per affrontare questi e gli altri problemi che abbiamo davanti, in modo serio – conclude – occorre una leale collaborazione tra tutti i soggetti interessati».

Il Sole 24 Ore sanità – 7 maggio 2014 

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