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«Ospedale, subito un terzo sito». Padrin (Fi) richiama a soluzione congiunta: il sindaco di Padova non può decidere con i soldi degli altri

Nuovo ospedale, occorre uscire al più presto dall’impasse dello scontro Regione-Comune di Padova e trovare prontamente un terzo sito. Il richiamo a chiudere in tempi rapidi la partita più importante per la sanità cittadina, arriva dal presidente della Commissione Sanità del Veneto Leonardo Padrin dopo che il sindaco Massimo Bitonci ha annunciato – lunedì all’inaugurazione del Giardino delle Biodiversità – la presentazione della delibera sul progetto.

Presidente, il sindaco ha lanciato la proposta dell’affitto: costruisce il privato e il pubblico paga il canone. Soluzione praticabile? «È una formula che, confesso, non conosco. Ma se è stata usata altrove, verifichiamo come ha funzionato». Nel frattempo serve la decisione sul sito. «Il nuovo ospedale è un’iniziativa che sta in capo alla Regione ed è una decisione che va assunta in modo congiunto con tutti i soggetti coinvolti: la prima cosa da fare è cercare la coesione». Che però non c’è. «Il conflitto non ci può essere con la Regione che mette i soldi e la responsabilità giuridica e amministrativa dell’opera. Il Comune vuole il “nuovo sul vecchio” e i tecnici della Regione dicono che non si può fare? Ebbene, va prontamente trovato un sito che metta d’accordo tutti. Mi sembra così semplice… E, comunque, ognuno deve stare al proprio posto. La responsabilità del territorio sta in capo al sindaco, ma quella dell’ospedale sta in capo alla Regione. Se l’offerta del Comune di Saonara dovesse trovare udienza in Regione, Bitonci discuterebbe di una cosa che non lo riguarda più». Quale potrebbe essere il terzo sito? «Non mi occupo di urbanistica ma a mio avviso, va trovato prioritariamente a Padova. Se però l’amministrazione comunale dovesse dire che non c’è un sito adeguato o che non c’è un sito diverso da quello del vecchio ospedale, allora è chiaro che va trovato altrove. Non si può tenere bloccata un’opera come questa: sarebbe una perdita per Padova, per il Veneto, per il Paese. Deve essere un’area quanto più possibile vicina alla città, dove ci sono i mezzi pubblici, la ferrovia e dove i cittadini possono arrivarci agevolmente». Ora però si deve trovare il modo di uscire dall’impasse. «Il governatore Zaia dovrà assumere delle decisioni. Nessuno vuole togliere autonomia al Comune di Padova: eserciti la sua discrezionalità, ma non in modo solitario, soprattutto se si usano i soldi dell’altro. Soldi che peraltro io stesso mi ero posto in carico di accantonare: i 150 milioni sono stati trovati sottraendoli ad altre voci. Questo atteggiamento di Padova mette in difficoltà il governatore, difficoltà accentuata dal fatto che è esponente del suo stesso partito».

Il Mattino di Padova- 17 settembre 2014 

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