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Lotta sprechi alimentari, cento sindaci banchettano con cibi in scadenza

Sughi buttati perché il 19 maggio erano buoni e il 20 non più (o almeno così ci dice il tappo). Pesche cestinate perché ammaccate, e «fanno un po’ schifo», come le mele raggrinzite, i biscotti rinsecchiti, i formaggi dimenticati in un angolo di quella che il ministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, bolla come «la nostra piccola discarica domestica»: il frigorifero.

Ognuno di noi finisce per sprecare ogni anno il 25% di quel che compra (un peccato che grida vendetta, con i prezzi che corrono), pari all’incirca a 76 chili di cibo che messi in fila dalle Alpi a Capo Passero raggiungono il valore monstre dello 0,96% del Pil italiano (i dati sono forniti da Waste Watcher, l’osservatorio attivato dall’Università di Bologna in collaborazione con Swg).

Per dare il buon esempio, e dimostrare che di una zucchina impallidita non si muore, cento sindaci provenienti da tutta Italia si sono dati appuntamento ieri al Teatro Verdi di Padova per banchettare al «pranzo degli avanzi» organizzato da Last Minute Market, lo spin-off dell’Università di Bologna guidato dal professor Andrea Segrè che si occupa proprio di combattere lo spreco ad ogni livello, dagli alimenti ai farmaci passando per i libri (avete capito bene, ne vanno al macero a decine di migliaia) nell’ambito della Green Week delle Tre Venezie. Il menù prevedeva: ratatouille, pasticcio di verdure, formaggi, macedonia fresca, piccola pasticceria, innaffiati dal prosecco e dall’acqua «del sindaco». Ai fornelli, il catering di Dussmann Service che ha ricevuto la materia prima dai magazzini generali della Città del Santo, da Granarolo e Alce Nero, oltre che da alcune sigle della grande distribuzione nazionale, che altrimenti avrebbero buttato tutto. Il ristorante «All’antico brolo», sulla sponda opposta di Corso Milano, era chiuso. Abbiamo monitorato i bar nelle vicinanze: nessun furbastro del toast politicamente scorretto. Anzi. I sindaci si sono tuffati sul buffet con gran soddisfazione («Sono al secondo giro di frutta» ha ammesso il sindaco di Schio Luigi Dalla Via) e qualche rammarico («Purtroppo non posso mangiare i formaggi, sono allergico» ci ha informati Franco Bonesso, vicesindaco di Trevignano) e insomma, nulla è andato sprecato. Se qualcosa è rimasto, è stato poi portato alle mense popolari. Unico neo, le posate biodegradabili buttate a piene mani nei bidoni della carta, nonostante ci fosse scritto a caratteri cubitali: «Metteteci nell’umido, diventeremo compost». Anche tra i primi cittadini urge qualche ripetizione.

Nessuno pensi, comunque, che si sia trattato soltanto di una gran mangiata, per quanto «sostenibile». I cento, seguiti idealmente da trecento colleghi collegati in streaming, lasciato il desco si sono impegnati nel forum dedicato alle strategie che i Comuni possono mettere in campo, insieme alle imprese del territorio, per prevenire e ridurre gli sprechi. Ci sono le campagne di sensibilizzazione, ovviamente, come le grandi cene in piazza già sperimentate a Roma e a Bologna, ma si può lavorare anche sul concreto. Un esempio nel pubblico: le mense delle scuole possono donare a fine pranzo quel che non è stato distribuito tra i ragazzi. Esempio nel privato: un panificio può regalare il pane invenduto a sera, una farmacia le aspirine prossime alla scadenza. L’alternativa è che finisca tutto incenerito o sepolto in discarica. Il 2014 sarà l’anno europeo per la lotta agli sprechi alimentari e Last Minute Market ha redatto un manifesto per «i sindaci a spreco zero» a cui hanno già aderito in trecento (l’obiettivo è arrivare a mille), di cui 81 veneti. Ci sono anche i capoluoghi Venezia, Padova, Treviso e Belluno mentre tra i primi firmatari compare il presidente della Regione Luca Zaia, impegnato sul fronte da quand’era ministro dell’Agricoltura. Una battaglia raccolta ora da un altro veneto al governo, il ministro dello Sviluppo Flavio Zanonato, che ieri ha aperto i lavori nella sua città: «Possiamo ridurre i nostri sprechi del 60% – ha detto – e i Comuni sono in prima fila in questa sfida, perché se è vero che solo nell’ultimo anno abbiamo assistito ad un calo dei consumi del 3%, è però altrettanto vero che a questo non si è accompagnata una riduzione di quel che buttiamo inutilmente. Questo è il compito della politica: ri-equilibrare il piano degli sprechi con quello della redistribuzione, aiutando quel 6% delle famiglie che vivono in una condizione di “disagio alimentare”. In natura non esistono scarti, dobbiamo ripristinare il ciclo della natura che è circolare: quel che per noi è uno scarto, per altri può essere un’utile materia prima».

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 21 maggio 2013

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