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«Pensioni, flessibilità non è a costo zero». Il ministro Padoan: il taglio della Tasi in questo momento più utile di altri tagli di tasse, anche sul lavoro

«La critica degli economisti è che abolire le tasse sulla casa sia meno efficiente che abbattere le tasse sul lavoro. È vero in generale ma nel caso specifico italiano l’abbattimento della Tasi è relativamente più efficiente» perché riguarda l’80% degli italiani. Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ospite a Salerno alla festa di Scelta Civica, ha affrontato ieri con riflessioni articolate i temi al centro del dibattito pre-manovra.

Tagli d’imposte, interventi previdenziali, incentivi per sostenere l’occupazione e la produttività. Temi che presto si tradurranno in norme di una manovra economica espansiva da 27 miliardi.

La scelta di tagliare la Tasi sull’abitazione principale (3,5 miliardi) va collocata nella cronologia degli interventi già fatti sul cuneo fiscale negli ultimi due anni e che seguiranno nel prossimo biennio (sulle imprese nel 2017 con un taglio dell’Ires e sui redditi nel 2018 con l’annunciato intervento sull’Irpef). Per questo, spiega Padoan, nel 2016 può avere più impatto un taglio della Tasi: perché può dare un sostegno alla fiducia e ai consumi e perché «sia pur in modo indiretto può sostenere l’industria delle costruzioni, uno dei pezzi ancora in ritardo dell’economia italiana». Se l’operazione Tasi sia poi da etichettare come di destra o di sinistra rileva poco per il ministro, secondo il quale è certamente di sinistra una politica che crea occupazione «e l’abbattimento delle tasse è uno degli elementi fondamentali per creare lavoro».

Parlando di pensioni, poi, Padoan ha ribadito con fermezza quanto detto in Parlamento tre giorni fa: «L’idea che la flessibilità sia a costo zero è semplicemente inesatta, ci sono dei costi e bisogna vedere dove e come coprirli». Il che non significa che non si adotteranno misure in Stabilità com’è stato già assicurato per gli esodati («I tecnici del Mef non hanno mai perso tempo e stanno lavorando per trovare soluzioni»). Ma di certo si agirà con estrema cautela, perché ci sono vincoli di bilancio da rispettare e perché «dobbiamo evitare una erosione credibilità del nostro sistema previdenziale, che è apprezzato come il più equilibrato».

Ieri anche Matteo Renzi sull’Unità è tornato sul tema flessibilità in uscita «che spero sia realizzabile già in questa Stabilità». Rispondendo a un lettore il premier ha scritto: «Ti assicuro che una persona come il ministro Padoan è tra le più sensibili sull’argomento. Dobbiamo però gestire anche le scelte fatte dai ministri e dai governi precedenti e cercheremo di farlo con buon senso e ragionevolezza». Mentre il presidente dell’Inps, Tito Boeri, parlando ad Assisi ha spiegato che ci sono le condizioni per fare l’ultima riforma delle pensioni: «In Italia c’è la tradizione di fare continue riforme – ha detto – ma io credo che oggi ci siano le condizioni per fare veramente l’ultima riforma delle pensioni e rendere il patto tra le generazioni più equo con piccoli interventi su chi ha avuto trattamenti eccessivamente di favore e sulla sostenibilità del sistema».

Altro tema caldo affrontato da Padoan a Salerno è quello della decontribuzione sulle nuove assunzioni, ovvero la scelta se concedere (e come) a un bis allo sgravio di 36 mesi sui nuovi contratti a tempo indeterminato del 2015 che ha acceso i motori del Jobs Act. Il paese era come un aereo che deve decollare in condizioni difficili e con la decontribuzione abbiamo dato una spinta, è stato il ragionamento di Padoan. Ora si tratta capire come andare avanti dopo la scadenza di dicembre. La decontribuzione resta un’opzione in campo, dice il ministro, aggiungendo che per lui non sarebbe più necessaria «perché siamo fuori dall’emergenza» e quindi «le risorse potrebbero anche essere destinate ad altri scopi, per esempio sgravi fiscali permanenti di diversa natura ma sempre con l’obiettivo generale di favorire crescita e investimenti». Dialogando con il deputato di Scelta civica Alberto Bombassei sui temi della competitività dell’industria («la vera sfida, in futuro, passerà necessariamente attraverso lo sviluppo dell’industria 4.0, che cambierà radicalmente i sistemi di produzione» ha detto l’imprenditore), il ministro ha osservato come un’industria più innovativa, a cui l’Italia deve tendere, dev’esser legata ad una pubblica amministrazione più innovativa, «una sorta di Pa 4.0». «Ci vuole – ha spiegato – un sistema di fornitura di servizi amministrativi alle imprese, all’economia, ma anche alle famiglie che sia sullo stesso piano, perché se no non c’è dialogo. Un esempio banale è la fatturazione elettronica. Si va in quella direzione, la riforma dalla Pa inevitabilmente deve andare insieme all’ utilizzazione di tecnologie di questo tipo».

Davide Colombo – Il Sole 24 Ore – 27 settembre 2015 

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