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«Più flessibilità a chi fa le riforme». Padoan: si tenga conto del loro impatto sui bilanci. Schäuble: niente scorciatoie

Lo ha già spiegato ai suoi colleghi in numerosi incontri bilaterali e oggi lo ripeterà nel suo intervento da presidente di turno dell’Ecofin, con il dibattito sui modi per sostenere la crescita in Europa che entra finalmente nel vivo. L’obiettivo principale della presidenza italiana è che tutti i Paesi facciano le riforme strutturali, le sole in grado di accrescere il potenziale di crescita dell’economia europea.

Ma, per renderle più efficaci, dice il ministro dell’Economia Piercarlo Padoan, occorre tener conto anche del loro impatto macroeconomico, che, nel breve termine, può comportare un aumento dei costi.

La chiave dell’offensiva diplomatica realizzata dal ministro dell’Economia italiano, per sfruttare al massimo le potenzialità offerte dal Patto di stabilità e dal Six pack e farne degli strumenti più flessibili, è dunque questa: si possono migliorare le strategie se si tiene conto anche del fatto che, ad esempio, quando si vara una riforma che nel lungo periodo favorisce la crescita, con ricadute positive anche per i Paesi vicini, nell’immediato ciò può comportare un aumento della spesa.

«Le riforme strutturali vanno votate, tradotte in legge e attuate: alla luce degli sforzi di attuazione delle riforme, discuteremo come tutti insieme possiamo tenere conto dell’impatto che hanno sulla sostenibilità di bilancio, sugli effetti sugli altri Paesi, sulla composizione del vincolo di bilancio». Così il ministro ha riassunto il concetto, al termine della riunione dell’Eurogruppo. «Gli obiettivi della presidenza italiana sono tre – prosegue Padoan -: più integrazione per il mercato interno; più riforme strutturali e più investimenti per la crescita. Su quest’ultimo punto – spiega- c’è stato un ampio scambio di vedute e in ambito europeo c’è una convergenza sulle priorità che trovo incoraggiante. Anche se, naturamente, c’è una diversità di vedute sulle ricette».

A scanso di equivoci, entrando alla riunione dell’Eurogruppo il ministro delle finanze tedesco, Wolfgang Schäuble aveva chiarito che l’obiettivo di una maggiore crescita, su cui «siamo tutti d’accordo», «non deve essere un pretesto o una scappatoia per non fare quello che ci serve». Anche se la parola flessibilità non è stata mai pronunciata dal responsabile di Via XX settembre, l’idea della presidenza italiana è arrivare a disporre di un quadro chiaro sui margini utilizzabili per ampliare il raggio d’azione del Patto e del Six Pack entro metà autunno, in modo che i governi possano confezionare i rispettivi documenti di bilancio utilizzando quei margini per il sostegno degli investimenti e dell’economia.

Una necessità, quella del rilancio degli investimenti, che ieri mattina è stata espressa al ministro anche dai rappresentanti delle parti sociali a livello europeo: per l’Italia, come si sa, l’esigenza di contrastare il crollo degli investimenti sterilizzando il calcolo del cofinanziamento nazionale e regionale dei fondi europei dal computo del Patto di stabilità, con un vantaggio stimabile in almeno mezzo punto di Pil all’anno, è portata avanti con molta energia da Confindustria. Alla riunione con le parti sociali, erano presenti anche il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem e quello della Bce, Mario Draghi.

Quanto alle riforme già realizzate, ieri all’Eurogruppo l’Italia, come la Spagna e l’Olanda, ha presentato le misure di riduzione del cuneo fiscale varate recentemente, con la restituzione degli 80 euro in busta paga. «Il taglio del cuneo è sia un intervento che incide sul bilancio pubblico sia una misura di riforma strutturale e l’Italia ha agito attraverso un intervento che incide sul reddito disponbile delle famiglie ma anche sulle imposte sulle imprese. Oggi si è discusso del suo impatto e il nostro Paese – ha aggiunto Padoan – risulta allineato con le best practices. In Italia il carico fiscale è ancora molto elevato e bisogna continuare a farlo cadere – ha aggiunto – compatibilmente con gli spazi di bilancio a disposizione». Del resto il vicepresidente della Commissione europea, Vandna Kalia, ha detto che uno spostamento della tassazione dal lavoro al consumo realizzato congiuntamente in ambito europeo aumenterebbe il Pil di 64 miliardi e potrebbe generare 1,4 milioni di nuovi posti di lavoro in dieci anni.

Intanto non c’è dubbio, però, che una parte importante dell’azione diplomatica condotta da Padoan consista proprio nel contrastare pregiudizi e diffidenza storica verso l’Italia. Anche per questo il ministro ieri ha ribadito che la sostenibilità del debito italiano «è fuori discussione, le nostre finanze pubbliche sono tra le più sostenibili dell’Ue: questo non lo dico io, ma la Commissione». «La dinamica del debito pubblico – ricorda il ministro – dipende da crescita, tasso d’interesse e sforzo fiscale. Lo sforzo fiscale italiano, il surplus primario, è il più alto d’Europa assieme a quello tedesco»

8 luglio 2014 

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