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«Quel cane che cerca padrona in chiesa. Non c’entra culto»

La storia di Tommy non penso abbia a che fare con la religione, ma semmai con la chiesa intesa come edificio, non luogo di culto. Solo conoscendo la triste storia di Tommy tutto ciò si può capire.

Da quando è morta la sua padrona, a San Donaci nel Brindisino, Tommy, che aveva seguito il funerale, in chiesa torna ogni giorno. E in chiesa viene coccolato dal prete e dai fedeli che, informano le cronache, «gli danno da mangiare». Qualcosa sta certo cambiando, perché una volta guai se un cane entrava in chiesa.

Invece ora il parroco don Panna un cane lo accoglie volentieri. Tommy, d’altronde, è una bellezza, un bastardone simil cane lupo dalla faccia mite. Lo vediamo seduto tra parroco e fedeli, Lui guarda loro e loro guardano lui. E chissà cosa pensano. Dei fedeli non so, ma quanto al pensiero di Tommy ho una mia idea: amava molto la padrona e tornare regolarmente nel luogo dove per l’ultima volta ne ha percepito le tracce è una strategia intelligente. Degna appunto di Tommy.

Che poi in chiesa lo trattino bene, e ogni tanto rimedi perfino un po’ di cibo, tanto meglio: è quello che etologicamente si chiama rinforzo positivo. Ecco dunque perché la chiesa, intesa come luogo di culto, non credo c’entri, e di questo penso sia consapevole anche don Panna. I cani sono gente brava e devota, ma la loro devozione ha origini biologiche ed è rivolta ad altro. Non attribuiamo ai cani, dunque, quello che non può loro appartenere.

di DANILO MAINARDI – Corriere della Sera – 16 gennaio 2013

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