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«Randagismo, una piaga. I Comuni facciano di più». II deputato Anzaldi chiede regole omogenee su base nazionale. L’Anci: «Sì a nuove linee guida». Legambiente: «Fare i controlli»

L’iniziativa di un parlamentare riapre il confronto politico sul randagismo. Nei canili italiani, secondo le stime ufficiali, dovrebbero esserci circa 750mila cani che aspettano di essere adottati, con notevoli costi di gestione per gli enti locali. Il deputato Michele Anzaldi (Pd), nei giorni scorsi ha inviato al sottosegretario alla Salute, Vito De Filippo, una lettera contenente una serie di proposte per far fronte al problema.

Tra queste, una tassa per i cani non destinati alla riproduzione che non siano sterilizzati e l’attivazione da parte dell’Anci (l’associazione dei Comuni italiani) di un tavolo per arrivare a una regolamentazione omogenea su base nazionale, per evitare che ogni Comune (ma anche ogni Regione) dia una risposta diversa al problema. Immediata la risposta del presidente dell’Anci, Piero Fassino, che si è detto pronto a rafforzare il lavoro di coordinamento tra enti locali per l’implementazione delle norme vigenti, istituendo anche un Tavolo che faciliti l’elaborazione di linee guida che permettano l’armonizzazione dell’attuazione concreta di quanto previsto dalla Legge 281/1991.

 La presa di posizione dell’Anci ottiene il plauso e l’appoggio dell’Enpa (Ente nazionale protezione animali), che in una nota sottolinea come «il randagismo sia un problema purtroppo ancora aperto soprattutto nelle regioni del Sud». L’Enpa sollecita «una campagna nazionale per il controllo delle nascite attraverso la sterilizzazione, misura assolutamente necessaria sia per porre fine al doloroso fenomeno degli animali vaganti, sia per stroncare il business dei canili lager, causato proprio dalla mancata applicazione della legge, e che tanti Comuni hanno purtroppo agevolato, attraverso convenzioni con strutture cui non ha fatto seguito la necessaria azione di controllo». L’Enpa condivide l’analisi di Fassino: «L’Italia dispone di una normativa nazionale avanzata, che però soffre della mancanza di applicazione in diverse regioni. La normativa quadro, nata 25 anni fa, pose fine alle incivili soppressioni di cani e gatti in stato di abbandono, fornendo gli strumenti per la progressiva soluzione del fenomeno del randagismo, a cominciare dalle sterilizzazioni. Troppi sono stati i nemici di questa legge di civiltà: Regioni, Asl, gli stessi Comuni». Sul problema del randagismo è intervenuta anche Legambiente. Osserva la presidente, Rossella Muroni: «Contro il randagismo serve un cambio di passo da parte delle istituzioni. Solo alcune realtà hanno saputo costruire esperienze positive, occorre adesso trasformare le rare e buone pratiche in patrimonio diffuso e pratica viva in tutto il Paese». Legambiente propone un decalogo e chiede in particolare, di potenziare i controlli (oggi se ne fa 1 l’anno ogni 6.000 cittadini) del rispetto della normativa vigente: iscrizione degli animali all’anagrafe, maltrattamento e corretta custodia.

L’Arena – 19 gennaio 2016

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