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«Servono politiche a tutela della montagna». Ulss bellunesi, i sindacati replicano a Bottacin. «È sbagliato applicare i parametri della pianura alle terre alte»

«Servono politiche per far vivere la montagna e queste le deve fare la Regione e non certo chiudendo i punti nascita». Non sono piaciute per niente al referente della Fp Cgil, Gianluigi Della Giacoma, le parole dell’assessore Gianpaolo Bottacin in merito alla sanità in montagna. L’assessore ha infatti prospettato, oltre alla fusione delle due Usl, anche un centro nascite unico provinciale.

«Questo significa che si chiuderà anche quello di Feltre?», si chiede Della Giacoma, che prosegue: «Ho sentito che l’assessore Coletto ha chiesto delle deroghe per Venezia centro storico, perché non si possono chiedere anche per la montagna? Credo che parlare di sanità in montagna, mantenendo i parametri della pianura, sia sbagliato e fuorviante e il rischio è che con questa politica dei tagli la gente se ne vada via. Come Cgil, rispetto agli altri sindacati, abbiamo investito sul territorio malgrado i tempi. Anche se è difficile, noi resistiamo: perché riteniamo che dobbiamo essere presenti, perché altrimenti qui se ne vanno tutti».

Il sindacalista rilancia, così, il modello del Trentino Alto Adige, «dove hanno sì chiuso il punto nascite di San Candido, ma hanno potenziato il servizio sul territorio, mettendo delle ostetriche pagate dall’Usi a seguire le varie pazienti ». Poi, in merito agli ospedali di Agordo e Pieve di Cadore, il referente della funzione pubblica evidenzia: «Se non ci sono i reparti di supporto, tenere un Pronto soccorso e investire milioni su di esso serve a poco, perché questi non sono altro che dei punti di soccorso dove si possono fare soltanto piccoli interventi. Non ci vengano a raccontare delle storie, ormai la gente ha capito come funziona. Preferiamo che, invece di tante belle parole, la Regione ci dica la verità, ci dica come realmente stanno le cose».

Sui problemi della sanità interviene anche il segretario dello Spi Cgil, Renato Bressan. «Il punto vero è mantenere i servizi sul territorio e come Cgil stiamo cercando di farlo. Se si spostano i centri decisionali, i disagi sono inevitabili», sottolinea Bressan. «Sono preoccupato del destino della provincia in generale, anche a fronte della riforma costituzionale su cui dovremo esprimerci nel referendum. Credo sia un errore chiudere questo ente, depauperando questo territorio, come si sta facendo, anche con la sanità ma anche con altri servizi, perché così anche altre funzioni vengono perse e qui non rimarrà più niente. Anche la politica su questo fronte dovrebbe fare la sua parte, altrimenti siamo nello sconforto».

Il Corriere delle Alpi – 7 settembre 2016 

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