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L’sms più molesto dell’email. La sentenza che salva un ufficiale

La Cassazione: i messaggi sul pc si possono evitare, sul telefonino no. Le sentenze della Corte di Cassazione legate, diciamo, agli stili di vita, sono da decenni oggetto di dibattito e impagabile spunto per i mass media.

Ce ne sono di indimenticate e criticate; come quella, del 1999, su uno stupro che non era tanto uno stupro se la stupranda aveva i jeans che sono difficili da togliere (l’alto magistrato autore della motivazione doveva essere un fan di Smorza ‘e llights di Renzo Arbore, quella di ‘Sti blue jeans nun se ponno sfilà, è quasi certo). Ma stavolta la Cassazione ha ragione. O forse no, forse non sul caso specifico, ma sul principio sì (è quasi certo).

Il caso è quello di un cinquantunenne che si è visto annullare una condanna per molestie. Perché molestava la donna con cui aveva avuto una relazione via e-mail. Perché, secondo la Cassazione, sentenza n. 44855 depositata ieri, i messaggi via email sono «privi del carattere di invasività» proprio di telefonate e sms. Si può decidere di cestinarli senza leggerli; mentre il cellulare può squillare millemila volte anche se si rifiuta la chiamata, e i messaggini non si riescono a evitare, né sui cellulari anziani né sugli smartphone. Insomma, più che stalking diventa spamming. Anche perché la posta elettronica fa felici i logorroici, che si esprimono senza confini.

Detto questo: non conosciamo il contenuto delle email (lunghissime, è quasi certo) che un ufficiale di Marina, tale Giannino B., inviava a una povera disgraziata che non voleva più vederlo. La Corte d’Appello di Milano, nel febbraio 2012, lo aveva condannato per tentata violenza privata, molestie, accesso abusivo a un sistema informatico; il che tra l’altro fa molto caso Petraeus-Paula Broadwell-eccetera, in dimensioni ridotte, ma vabbe’. Immaginiamo che la disgraziata (per senso di colpa, masochismo, preoccupazione o buona educazione; non si sa) le abbia lette tutte o in parte; invece di cancellarle come facciamo noi non-stalkati con le email di finte orfane russe e vedove nigeriane, con i comunicati pubblicitari delle profumerie (o di altro; fare la tessera sconto vuol dire attirarsi continui spam), con certe discussioni totali-globali di gruppo al lavoro o di quartiere o per la scuola dei figli (certi genitori logorroici andrebbero denunciati per spam e la Cassazione cambierebbe idea, è quasi certo). O, meglio ancora, di inserire con due clic il mittente tra gli indesiderati (in questo caso le missive finiscono nella casella «junk e-mail»; che in caso si svuota senza vedere). Certo, ormai, pare una storia d’altri tempi. Ora, volendo, i Giannetti B. possono darsi allo stalking balcanizzato.

Perché una ragazza moderna, di ogni età (o un ragazzo), è quasi certamente attiva/o su due o più social network: Facebook, poi Twitter, poi Linkedin per il lavoro, poi altro. Magari cambia numero di telefono (ormai si cambia solo in caso di grave rischio), ma se ha un molestatore motivato e aggiornato può essere tampinata in mille modi, con mille profili fantasma, e altro. Neanche la nostra Cassazione, nella sua infinita saggezza e creatività, riuscirà a tenersi al passo, è quasi certo.

Corriere della Sera – 17 novembre 2012

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