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«Tosi dopo Zaia», il giallo della candidatura. Sussurri in Regione. Dal Moro (Pd): prospettiva nazionale rinviata, ha un progetto

A volte ritornano. Stiamo parlando dei sussurri che vogliono il sindaco di Verona e segretario nathional della Lega Nord, Flavio Tosi, intento a tramare nell’ombra contro «l’acerrimo amico» Luca Zaia per prenderne il posto alla presidenza della Regione. Una trama ricorrente che, complici le recenti disavventure dell’amministrazione Tosi a Verona, sta vivendo un rinnovato appeal nei Palazzi sulle sponde del Canal Grande.

La considerazione di partenza è semplice: l’ambizione di Tosi è arci-nota, lui non intende «morire» sindaco di Verona. La riprova? La creazione della Fondazione «Ricostruiamo il Paese» con la quale tentare la scalata alla leadership del centrodestra attraverso delle (finore ipotetiche) primarie. Ma la repentina ascesa di Matteo Renzi a Palazzo Chigi allontana quell’orizzonte fino a data da destinarsi, almeno un paio d’anni. Le Europee sono un traguardo ballerino (il rischio esclusione da Strasburgo per il Carroccio è altissimo) dunque che fare? L’unica exit strategy davvero percorribile è quella che porta al soglio governatoriale. Lo dicono in molti nel Carroccio e in Forza Italia, ovviamente off the records. Per sentirselo dire apertamente bisogna citofonare Pd, al deputato Gianni Dal Moro, gran conoscitore della politica scaligera: «E’ ovvio che l’obiettivo di Tosi sia fuori Verona. L’avvio del governo Renzi sposta più avanti qualsiasi possibilità a livello nazionale e quindi l’appuntamento più significativo sono le Regionali del 2015. Zaia permettendo». Già, Zaia permettendo. Il governatore per il momento resta alla finestra, fedele al motto per cui «se ti entra una tigre in casa, la soluzione più semplice alle volte è aprire la porta e lasciarla uscire». Come lui la pensano in molti nei corridoi del consiglio regionale: «Tra un’inchiesta e una puntata di Report il fenomeno Tosi finirà per sgonfiarsi da solo». Sarà. Intanto, però, qualche incontro c’è stato, alle porte di Verona, tra mediatori che hanno già attraversato un paio di Repubbliche e improbabili candidati a cui è stato chiesto di rinnegare i dissidi passati ed accettare un posto in Lista Tosi. E la Lega? La Lega, ormai, viene data per dissolta: siamo alla guerra per bande e ognuno gioca la sua partita. Tra le tante, dicono perfino che il segretario federale Matteo Salvini sarebbe pronto a «prendere provvedimenti» contro Tosi subito dopo le Europee, così da ricordagli quali sono le gerarchie, dall’uscita dall’Euro all’indipendenza. Va da sé che Tosi sa perfettamente che scalzare Zaia dalla poltrona di governatore non è affatto impresa facile. Lo sottolinea chi gli è molto vicino, rimarcando anche che la presidenza del Veneto è da sempre un suo obiettivo. Obiettivo sì, ma complicato da raggiungere. Servirebbero mosse e contromosse atte a minare la solidità (?) del centrodestra veneto. Si parla di accordi tra Berlusconi e Alberto Giorgetti (in procinto di passare a Forza Italia) per una candidatura in Regione di quest’ultimo. Con l’ex sodale Marino Zorzato (Ncd) ad appoggiare Zaia e possibili baruffe sulla scelta del candidato unico. Con ipotesi ancor più arzigogolate di successivi accordi tra lo stesso Giorgetti e Tosi, con il primo dirottato verso Palazzo Barbieri (il Comune di Verona) e il secondo proiettato – come terzo incomodo – alla guida della Regione, provando così a realizzare il sogno che gli fu fatto balenare davanti agli occhi dall’allora segretario nathional Gian Paolo Gobbo in cambio della non belligeranza (tradimento mai digerito da Tosi).

Intanto il sindaco-segretario è alle prese con la bagarre giudiziaria di Verona. Ma a chi azzarda ipotetiche dimissioni di Tosi, allo scopo di ripresentarsi a caccia di un nuovo plebiscito, rispondono i soliti bene informati dell’entourage tosiano: «E allora perché starebbe pensando a un rimpasto di giunta?». Già, ai posteri l’ardua sentenza.

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 6 marzo 2014

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