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«Ue assente sui temi del food». Scordamaglia (Federalimentare): il nostro sistema è un modello globale ma non è difeso dalla Commissione. Ricerca e innovazione per battere la stasi dei consumi

«Non c’è Paese all’estero che non voglia il nostro modello agroalimentare, quel binomio entrato nell’accezione comune di made in Italy e di made with Italy. Tuttavia il nostro modello è minacciato da un’Europa assente che non si assume le sue responsabilità come nel caso dell’etichettatura. La grande assente è l’Europa: ci piacerebbe che questa Commissione cambiasse, si riappropriasse del proprio ruolo o, nel caso in cui non riuscisse a farlo, avesse la dignità di andare a casa»: parole dure come pietre quelle pronunciate da Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, in occasione di Cibus “Made in future – Il food and beverage italiano tra tradizione e innovazione”, nel corso dell’assemblea pubblica della federazione.

Poi Scordamaglia ha precisato: «Mi rendo conto che sono toni forti, ma siamo delusi e indignati da questa continua latitanza. Anche se siamo convinti che non ci sia una vera alternativa all’Europa». Alla prima giornata del Salone internazionale dell’alimentazione (a Parma fino al 12 maggio) hanno preso parte anche il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, delle Politiche agricole Maurizio Martina e il sottosegretario allo Sviluppo economico Ivan Scalfarotto.

Scordamaglia ha posto al centro dell’assemblea il cambiamento e l’innovazione, non solo come prospettiva dell’industria alimentare ma come obiettivo del sistema Paese. «Alla stasi dei consumi interni si reagisce anche innovando i processi – ha detto Scordamaglia – le vendite online stanno crescendo in modo esponenziale, soprattutto fra i giovani e nei segmenti più dinamici della popolazione». Il consuntivo 2015 registra una quota export dell’industria alimentare pari a 29 miliardi, con un aumento del +6,7% sul 2014, che ha quasi raddoppiato il passo del 2014 e arriva a 37 miliardi considerando tutto l’agroalimentare.

A proposito dell’accordo commerciale transatlantico Ttip, il presidente di Federalimentare ha detto che «se ci opponiamo sposteremo dalle due sponde dell’Atlantico a quelle del Pacifico la regia del commercio mondiale e questo non possiamo permettercelo».

Forte la condanna alle notizie allarmistiche, spesso prive di fondamento scientifico, diffuse dagli organismi internazionali «che bisogna avere il coraggio di contestare e contrastare quando sbagliano o, peggio ancora, quando si fanno condizionare strumentalmente». A margine dell’assemblea, Scordamaglia ha sottolineato che sull’allarme carne l’Oms ha prima corretto e poi in parte ritrattato le conclusioni diffuse in ottobre mentre sulla presunta tossicità dell’olio di palma dichiarata dall’agenzia europea Efsa, ha osservato che «le notizie sono relative più che altro a dei trattamenti particolari che non sono diffusi».

Sempre a margine dell’assemblea, il ministro Lorenzin ha detto, di «aver chiesto al commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare Vytenis Andriukaitis di avviare con urgenza l’esame del parere Efsa pubblicato sull’olio di palma». Mentre su carne e salumi «valuteremo lo spessore della raccomandazione solo dopo aver esaminato le risultanze scientifiche dell’agenzia dell’Oms». Poi il ministro ha detto di aver chiesto ai Nas di effettuare controlli a campione nelle scuole per verificare se la qualità dei cibi sia adeguata.

Sul tema delle fiere di riferimento, Scalfarotto ha ribadito che la strategia del Governo punta sulla costituzione di «campioni nazionali per settori di eccellenza» mentre Scordamaglia, con riferimento a un coordinamento con la milanese Tuttofood, ha ribadito che «il brand Cibus è assolutamente unico sia livello nazionale che internazionale. Cibus non è una fiera ma una piattaforma. Al massimo potremmo arrivare a una diversa caratterizzazione, una retail e l’altra orientata all’Horeca. Ma questa è una mia idea». E il rinnovo del contratto Fiere di Parma e Federalimentare per Cibus, dato per imminente? Sia Scordamaglia che l’ad del polo emiliano Antonio Cellie hanno opposto un «no comment».

Emanuele Scarci – Il Sole 24 Ore – 10 maggio 2016 

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