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L’Ue contro il semaforo dei cibi. Bruxelles prepara la procedura d’infrazione contro Londra. L’etichetta punisce il made in Italy in vendita in Gran Bretagna

Marco Zatterin. In arrivo una procedura di infrazione per le etichette «a semaforo» che da un anno segnano gli alimenti venduti nei supermercati delle isole britanniche. All’interno della Commissione Ue, una larga maggioranza è favorevole a bandire la raccomandazione del Dipartimento nazionale della Salute inglese che, puntando alla lotta all’obesità, ha suggerito alla grande distribuzione di marchiare con un bollino rosso, giallo o verde i prodotti a seconda contenuto di sale, zuccheri e grassi.

La valutazione non è mediata, al punto da sconsigliare il parmigiano e promuovere le bibite gasate. Bruxelles trova la mossa discriminante perché scoraggia certi acquisti, penalizza l’industria e distorce il funzionamento del mercato interno.

Ieri si sono riuniti i responsabili Infrazioni dei ventotto commissari Ue. In gennaio era stata aperta una procedura pilota – una sorta di pre-istruttoria – in cui si sollevavano dubbi e si domandavano chiarimenti. Era il punto d’arrivo di un’azione pressante della diplomazia italiana che, a partire dall’autunno 2013, aveva posto la questione all’attenzione di tutti consigli dei ministri competenti, dall’agricoltura alle politiche europee. Londra aveva denunciato «malintesi», sostenendo che l’etichetta «è volontaria, non stigmatizza i prodotti “buoni” o “cattivi”, ma vuole aiutare i consumatori a identificare ciò che è adatto a un buon regime alimentare».

Inutile, almeno a vedere i risultati. Secondo quanto riferito da più fonti, i rappresentanti di sedici commissari sono favorevoli a mettere in mora gli inglesi. Tre i manifestamente contrari. Sono la britannica degli Esteri, Ashton; l’ungherese Andor, responsabile per il Lavoro; il finlandese Katainen, vicepresidente per l’Economia. Terzetto curioso: due socialisti uscenti e un rigorista centrista del Nord. Un quarto potrebbe essere lo slovacco Sefcovic, ma non si è capito esattamente cosa pensi.

Otto gabinetti non hanno preso la parola. Per i nemici del Semaforo «è un buon segno». Salvo colpi di scena, dovrebbe finire male per Londra. Il calendario prevede che la decisione sia esaminata dai capi di gabinetto (il 29) per essere adottata dal collegio il primo ottobre. In tal caso, il giorno 2 partirebbe la lettera di messa in mora, stadio iniziale della procedura contro il Regno Unito, a quale sarebbe dato del tempo per adeguarsi, pena il proseguimento dell’azione che potrebbe portarlo in corte di Giustizia.

Fonti italiane stimano che per la dieta mediterranea l’etichetta a semaforo è una minaccia da 6/700 milioni di potenziali perdite. Uno studio ha dimostrato che oltre metà dei consumatori rispettano il messaggio letto sulla confezione, dunque se vedono “rosso” finiscono per non comprare, senza tener conto che l’effetto non è assoluto, ma dipende dalle quantità consumate. Così c’è lo stop per il San Daniele (grassi oltre il 17,5% e sale oltre l’1,5) e quasi tutti i formaggi, dolci, sughi, tortellini, biscotti, per non parlare di culatello e Nutella. Passa invece la Red Bull, perché non ha zuccheri e gli aromatizzanti non contano. Buona, va bene. Ma che lei sia «verde» e il latte «rosso» fa davvero pensare.

La Stampa – 19 settembre 2014 

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