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L’Ue in difficoltà sull’etichettatura di origine delle carni

Nuove norme sulla sicurezza alimentare, nessun accenno alla provenienza dei cibi trattati. Il commissario Borg: Alcuni Stati sono contrari, ma stiamo studiando un provvedimento

Sulla questione etichettatura dell’origine di provenienza dei prodotti alimentari, ripiombata con forza al centro dell’agenda politica dell’Ue dopo l’esplosione dello scandalo carne di cavallo, la Commissione si trova tra l’incudine e il martello. “Ci sono alcuni Stati che sono favorevoli e altri che sono contrari” ha affermato Tonio Borg, commissario alla Salute, nel presentare la nuova regolamentazione per la sicurezza alimentare, che non fa minimamente cenno alla faccenda. “Una legislazione che riguarda l’origine di alcuni prodotti di carne fresca, come il manzo, esiste già – ha precisato Borg – Fu introdotta in seguito all’epidemia della ‘mucca pazza’ e ora forse verrà allargata ad altri prodotti freschi come il maiale”.

Ma il punto di scontro riguarda se questa debba essere estesa anche agli alimenti lavorati, come le lasagne e altri prodotti surgelati ad esempio, e su quello sarà difficile trovare un accordo tra i Paesi, perché alcuni Stati temono che la questione possa compromettere le proprie quote di mercato all’estero. “Ma tutto questo non c’entra niente con lo scandalo della carne di cavallo – ci tiene a precisare il commissario –. Quello era un caso di frode dovuto al fatto che si spacciava una qualità per un’altra. Lo scandalo sarebbe potuto scoppiare anche con una legislazione del genere già in vigore”. Borg però ha assicurato che, seppur non è affrontata in questo pacchetto, la Commissione sta studiando la faccenda con attenzione e rapidità: “Stiamo preparando una valutazione di impatto che avremmo dovuto pubblicare entro la fine dell’anno ma cercheremo di concludere entro l’estate” per andare incontro alle pressioni dell’opinione pubblica. Grazie a questa valutazione si potrà valutare se il provvedimento sarebbe utile “per il mercato e per i cittadini”. Soltanto allora la Commissione farà la sua proposta da sottoporre al Consiglio, dove potrebbe incontrare molte resistenze mentre vedrà di sicuro l’appoggio del Parlamento se sarà ambiziosa.

Quelle intanto adottate oggi dall’esecutivo comunitario sono norme che intendono migliorare la salute e la sicurezza dell’intera catena agroalimentare attraverso una semplificazione della legislazione corrente e la predisposizione di sistemi di controllo più efficaci per garantire l’effettiva applicazione delle norme. La normativa Ue che disciplina attualmente la catena alimentare consta di quasi 70 atti legislativi, il pacchetto li ridurrà a 5 in tutto e diminuirà la burocrazia legata a processi e procedure cui sono soggetti agricoltori, allevatori e operatori del settore alimentare per agevolare lo svolgimento delle loro attività professionali. “Con oltre 48 milioni di lavoratori e un valore di circa 750 miliardi di euro all’anno, il settore agroalimentare rappresenta il secondo settore dell’economia dell’Unione europea in ordine di grandezza” ha dichiarato Borg secondo cui “l’Europa gode dei livelli di sicurezza alimentare più elevati a livello mondiale”.

7 maggio 2013

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