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Luglio 2015, mai così caldo da oltre un secolo e mezzo. Fine settimana torrido nel Centro-Sud. “Tregua” prevista per fine mese

Luca Mercalli. La calura non molla. Il rovente anticiclone nord-africano che da venti giorni ricopre l’Europa ieri ha mantenuto i termometri a 33-35 °C in Pianura Padana, 37 °C a Firenze e Perugia e 38 °C nel Casertano.

Da oggi aumenteranno pure l’umidità e il disagio per l’afa ma tra sabato e domenica un lieve cedimento dell’alta pressione porterà qualche temporale sulle Alpi; avremo un’attenuazione di un paio di gradi per le temperature massime sulle pianure del Nord Italia, ma l’atmosfera rimarrà pienamente estiva e le punte termiche si concentreranno dalla Romagna al Centro-Sud, fino a 40 °C in Puglia. La prossima settimana è atteso un ulteriore rinforzo dell’anticiclone, che rinnoverà la canicola fin verso sabato 25, nuovamente con temperature di 37-40 °C.

La «caldura gialla»

Questo luglio ha dunque ottime probabilità di divenire il mese in assoluto più bollente dall’inizio delle misure meteorologiche sistematiche, oltre un secolo e mezzo fa: lo ha già preventivato MeteoSvizzera, ma la situazione è simile anche nel vicino Nord Italia, avvolto in una “caldura gialla” che pare quella siciliana raccontata da Verga. Non è un’esagerazione: a Torino la temperatura media della prima metà del mese ha sfiorato i 29 °C, cinque gradi sopra norma, valore che sarebbe eccessivo fin per gli angoli più infuocati d’Europa, come la Sicilia meridionale e l’Andalusia.

Lo zero termico sopra i 4500 metri si è divorato con un mese d’anticipo l’innevamento invernale delle Alpi, riducendo i deflussi nivali, così il Po sta scendendo a livelli simili a quelli delle siccità estive del 2003 e 2006, mentre i condizionatori a manetta gonfiano le bollette: lo scorso 7 luglio i 56,9 gigawatt di potenza richiesta sulla rete elettrica italiana segnano il record di consumo di tutti i tempi. Uno scenario mille volte annunciato nei rapporti internazionali sui cambiamenti climatici che nel prossimo dicembre dovranno tradursi in limitazioni delle emissioni alla COP21 di Parigi.

Una corretta informazione è fondamentale per vincere questa sfida per il bene dell’Umanità, ma come nella peste manzoniana, prima che il flagello arrivi si ignora e si deride l’allarme scientifico, poi si nega l’evidenza, agitando l’alibi di improbabili future glaciazioni mentre si gronda sudore nel bel mezzo di inedite bolle di calore africano. A quando l’untore e la colonna infame?

La Stampa – 16 luglio 2015 

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